“V per Vendetta” (2005) di James McTeigue

V per Vendetta è un altro film cultissimo e che tutti conoscono e di cui ritengo più che necessario parlare. Come dimenticare la famosa maschera bianca e con i baffi che indossa il protagonista, rimasta nell’immaginario collettivo di chiunque? Il film è tratto dal fumetto omonimo di Alan Moore ed è portato sullo schermo da McTeigue insieme alla produzione delle registe sorelle Wachowski.

La forza trascinante di V, interpretato magistralmente da uno Hugo Weaving che trasmettere tantissimo solamente recitando con il corpo (il suo volto è sempre coperto) è l’elemento carismatico che fa presa sullo spettatore. Un antieroe anarchico che porta avanti il suo ideale contro il regime totalitario del cancelliere Sutler, ovvero l’antagonista principale del film, che attraverso il controllo dei mass media e un regime di paura crea una società orwelliana, dove lui è una sorta di “grande fratello”. Fantastica l’idea di utilizzare John Hurt ad interpretarlo, che nell’adattamento cinematografico di “1984”, interpretava invece il protagonista.


La storia si incentra sulla giovane Evey, (Natalie Portman) che una volta conosciuto V, ad inizio film, sarà al centro del piano di quest’ultimo nel tentare di rovesciare il regime.
La tematica affrontata nell’opera, le oppressioni del governo, la manipolazione delle informazioni, la paura come strumento di controllo, sono l’insegnamento, il messaggio sociale che Alan Moore per primo e McTeigue per secondo vogliono mandarci. Un film del genere DEVE essere visto. Deve essere fatto vedere ai ragazzi che devono capire che tutto ciò che passa davanti ad uno schermo televisivo o di un cellulare non sempre è la verità. Il monologo di V alla televisione è più che esplicativo.

Il film non è solo politico, le scene dove V mette in atto la sua rivoluzione sono puramente action, che qui è il genere secondario. Una filosofia ad una sola direzione. Non c’è spazio per il pensiero più realistico, comune in oriente, dove il bene e il male sono concetti che si accompagnano: qui i personaggi o sono positivi o sono negativi, la via di mezzo non esiste quando si parla di un popolo sottomesso. Il dramma è sempre dietro l’angolo e solo quando il “vaso sarà pieno di gocce” la rivoluzione di V esploderà. Un film quindi dove la morsa del regime si stringe sempre di più, fin dall’inizio in cui Evey è quasi vittima di uno stupro da parte della polizia segreta governativa, fino al finale dove tutto il popolo in maschera marcia verso il parlamento.
Quindi in conclusione, perché privarci di un film con una tematica attuale, un protagonista memorabile e una storia trascinante e che in più non può esser altro che un’opera ultraformativa? Guardatelo fino alla noia.

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