Recensione “Old Boys” di Samuele Fabbrizzi

Red Lick, Texas.
Boe è un veterano del Vietnam che, a ridosso dei settant’anni, passa le giornate a ricordare con nostalgia i tempi andati, autocommiserandosi e maledicendo i dolori della vecchiaia. Vedovo e ormai in pensione, combatte la depressione a colpi di bourbon in compagnia di Larry, Nelson, Mal e Yang, ex compagni di reggimento con più acciacchi che medaglie al valore.
Certi di aver appeso l’uniforme al chiodo, gli Old Boys si trovano tuttavia costretti a fare di nuovo squadra quando la nipote di Larry sparisce nel nulla. Le indagini approssimative condotte dallo sceriffo li portano al bosco di Red Lick.
Saranno gli ultimi momenti di umanità prima di essere retrocessi a carne da macello. Ciò che li attende nel sottosuolo della cittadina è infatti un mattatoio gestito da esseri antropomorfi dove l’animale è padrone e l’uomo schiavo. Un posto oscuro in cui predominano torture e gemiti di dolore. Un Inferno che metterà a dura prova la forza interiore degli Old Boys fino a dividerli.

Titolo: Old Boys
Autore: Samuele Fabbrizzi
Editore:  Dunwich Edizioni 
Genere: Horror
Data di pubblicazione: 25 Ottobre 2019
Voto: 5/5
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Recensione

Old Boys è il nuovo orrorifico, sanguinolento e spassoso romanzo di Samuele Fabbrizzi. In passato ho recensito il suo libro Big Bad Bunny, che mi aveva lasciato entusiasta e inquietata al contempo. l’autore sa infatti mixare una quantità di elementi particolari in maniera incredibilmente originale, stordendo il lettore in un turbinio di emozioni contrastanti, lasciando a briglie sciolte l’immaginazione.

Ma andiamo con ordine.

Boe è un veterano della guerra in Vietnam che gestisce il bar di cui è propietario e trascorre le giornate con i suoi compagni di avventure ed orrori. Sto parlando di personaggioni come Mal, vecchietto terribile con la battuta sempre pronta sulle labbra e dai commentini sarcastici, razzisti, omofobi e chi ne ha più ne metta. O ancora Yang, conosciuto anche come il Giallo, o Nelson, che ha dovuto dire addio alle sue gambe e alle corde vocali negli anni di battaglia ma rimane un osso duro. Le giornate scorrono tranquille per i rispettabili anziani in pensione quando la nipote di uno di loro scompare nel nulla. E’ il momento per la squadra di rimettersi in azione! Mai avrebbero pensato però di dover fronteggiare amobini di tal tipo nei sotterranei della cittadina dove vivono, a partire dall’oscuro bosco di Red Lick. Tutto ciò che un uomo potrebbe considerare il peggiore dei suoi incubi si agita là sotto, non lasciando scampo alla sanità mentale. Ce la faranno i nostri eroi ad uscirne indenni di corpo e di spirito?

Il romanzo ha soddisfatto le mie aspettative, in pieno. L’ho divorato non appena ho potuto, non appena aver concluso l’iter universitario per conseguire la laurea. Che dire, Fabbrizzi ha nuovamente colto nel segno, solleticando le paure dell’essere umano fino all’inverosimile e creando scenari agghiaccianti nel quale far muovere i suoi personaggi. E che personaggi, signore e signori. Penso che la combriccola di vecchietti sia stata una delle cose che ho più apprezzato nel libro, ho adorato la loro caratterizzazione e fino al termine delle pagine ho seguito con passione e concitamento la loro storia.

Promuovo questo testo a pieni voti! Seppur breve, ha saputo mozzarmi il respiro in più di un’occasione e tenermi concetrata/angosciata come solo alcuni racconti di Stephen King riescono a fare!

Voto: 5/5


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