Recensione “Fughe” di Sylvia Durbec

Titolo: Fughe

Autore: Sylvie Durbec

Editore: Joker

Genere: Saggio

Data pubblicazione: 1 Gennaio 2006

Voto:4,5/5

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Sinossi

“Fin dall’infanzia mi è sempre sembrato che la notte, più che un momento, fosse un luogo e spesso il luogo di una tregua, l’arresto delle battaglie del giorno, il riposo, la pausa. Forse è perché sono cresciuto in campagna, sotto la notte stellata distesa sopra i prati e le colline, sopra le fattorie addormentate dove si riposano bestie e persone. Molto presto ho conosciuto L’insonnia. Ma era sufficiente scivolare fuori per provare all’ interno di sé La pace che regnava all’ esterno, sfuggendo così al nervosismo di chi si gira e rigira nelle lenzuola senza trovare sonno. La notte cittadina è molto più spaventosa, la sua solitudine ha qualcosa di artificiale e pericoloso, mostri urbani acquattati nell’ombra, spostamenti furtivi e terrificanti, un mondo in apparenza fermo ma non pacificato. Forse sono tutti questi sonni mescolati all’insonnia che rendono malata la notte cittadina? Da cui il mio gusto per quel verso strano che ho portato con me, masticandolo e rimasticandolo nel corso delle mie deambulazioni insonni.” (Sylvie Durbec)

Recensione

«Siamo abituati a dare una valenza negativa al concetto di fuga; i sussidiarii delle medie ci insegnavano che è un gesto vile, una rinuncia ad affrontare avversità e responsabilità. La fuga è invece l’unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare più nulla, e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice »(cit.Pino Cacucci)

Le fughe di cui ci parla Sylvie Durbec sono compiute da scrittori tedeschi, austriaci, svizzeri come W.G.Sebald, Adalbert Stifter(che fu anche pittore), Robert Walser ed altri.Esistono tanti tipi di fuga o perlomeno le interpretazioni,nel caso specifico viene raccontato ancora un terzo tipo di fuga, ossia fuga intesa come pausa dal mondo (che corre tanto ciecamente), viene descritta come un prezioso sonno ristoratore che ci consente di riappropriarci delle nostre energie e di sublimare ogni dolore, ogni sofferenza, in poesia, in letteratura.

Fughe come cammini, come passeggiate, viaggi senza alcuna meta con lo scopo della conoscenza, della ricerca, di un’ispirazione di se stessi, dice Walser:”non c’è nulla di più importante che viaggiare per incontrare se stessi” e aggiunge la Durbec “..e imitare gli alberi, questi grandi misuratori del tempo.Perchè gli alberi sono dei danzatori, viaggiatori mobili e immobili”.

Il poeta è un animo tormentato alla ricerca della bellezza, ma non la bellezza intrappolata nei classici standard di armoniosità e piacevolezza , la bellezza è tutto. E’ vita, il poeta la può trovare in ogni cosa,anche in una delusione,”…la bellezza non ha bisogno di perfezione.La si può scoprire da qualunque parte, all’angolo delle stradine, nello scorrere delle acque consumate, nel turbinio delle mosche, nel grido roco dei gabbiani malati…”

Le passeggiate e i pensieri degli scrittori si mescolano con quelli dell’autrice in questo vero e proprio viaggio dentro la mente alla scoperta della vita.

I vari artisti narrati, hanno vissuto vite tormentate, angustiate, oppresse ma tuttavia sono riusciti ad utilizzare la spinta del dolore per plasmare e dare una nuova forma positiva a tutto ciò. Ecco la figura del poeta.

La scrittura risulta scorrevole con periodi semplici e brevi che in tal modo invitano alla riflessione del lettore. Prevalgono le fasi descrittive, principalmente quello che riguarda l’aspetto emotivo e mentale.

Questo libro scritto in forma di saggio può costituire un’occasione per vedere le cose da un’altra angolatura e provare a riflettere e perchè no, a mettere in pratica l’arte del cammino per ritrovare un legame col tutto, per scoprire parti di noi che non ancora sappiamo di avere, e riversare tutta la gioia ritrovata in un mondo dove impera l’egoismo , l’incoerenza e la violenza. Possiamo essere tutti artisti e creatori delle nostre vite.

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