Recensione “Uno di noi sta mentendo” di Karen M. McManus

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Titolo: Uno di noi sta mentendo

Autore: Karen M. McManus

Editore: Mondadori

Genere: Giallo

Data pubblicazione: 6 Marzo 2018

Voto: 5/5

Cartaceo -> 15,00€ |Ebook -> 0€


Sinossi

“Era una bugia che raccontavo perché era più facile della verità. E perché un po’ ci credevo. So cosa significa raccontarsi una bugia così tante volte da farla diventare realtà. Ma la verità viene sempre fuori. Prima o poi.” Cinque studenti sono costretti a trascorrere un’interminabile ora di punizione nella stessa aula. Bronwyn, occhiali e capelli raccolti da studentessa modello, non ha mai infranto le regole in vita sua e vive per essere ammessa a un’università prestigiosa e rendere fieri i suoi genitori. Nate, capelli scuri disordinati e un giubbino di pelle malandato, è in libertà vigilata per spaccio di erba e sembra a un passo dall’andare completamente alla deriva. Cooper, il ragazzo d’oro con cui tutte vorrebbero stare, è la star della scuola e sogna l’ingaggio in una grande squadra di baseball. Addy, una chioma di folti ricci biondi e un viso grazioso a forma di cuore, sta cercando di tenere insieme i pezzi della sua vita perfetta. Infine Simon, l’emarginato, lo strano, che, per prendersi la sua rivincita su chi lo ha sempre trattato male, si è inventato una app che rivela ogni settimana dettagli piccanti della vita privata degli studenti. Pur conoscendosi da anni, non possono certo definirsi amici. Qualcosa li unisce, però. Nessuno di loro è davvero e fino in fondo come appare. Ognuno di loro dietro alla facciata “pubblica” nasconde molto altro, un mondo di fragilità, insicurezze e paure, ma anche di segreti piccoli e grandi di cui nessuno, o quasi, è a conoscenza. Da quell’aula solo in quattro usciranno vivi. All’improvviso e senza apparente motivo, Simon cade a terra davanti ai compagni e muore. Non appena si capisce che quella che sembrava una morte dovuta a un improvviso malore in realtà è un omicidio, il mondo di Bronwyn, Nate, Cooper e Addy inizia a vacillare. E crolla definitivamente quando la polizia scopre che i protagonisti di un ultimo post mai pubblicato di Simon sono proprio loro. In men che non si dica, i quattro ragazzi da semplici testimoni diventano i principali indagati dell’omicidio…

Recensione

Ok, elettrizzante. Posso dire elettrizzante di nuovo? Perchè davvero fatico a trovare un altro aggettivo per le quasi trecento pagine che si sono fatte sbranare da me in tempo record, tanto mi ha coinvolto e rapito questa storia: un mix perfetto di giallo, mistero, teen drama e romanticismo giovanile. Ma non è unicamente questo, “Uno di Noi Sta Mentendo” affronta anche temi maturi e delicati da maneggiare, come un antico vaso di porcellana cinese di quelli che si vedono nei film e che, puntualmente, una volta rinomata la loro preziosità e il loro pregio artistico e storico finiscono in un mare di cocci sul pavimento. Ma andiamo con ordine: Bronwyn (ci ho messo mezz’ora a capire come si pronunciasse questo criptico nome e a non pensare ai brownies), Cooper, Addy, Nate e Simon sono cinque adolescenti con praticamente nulla in comune, a parte il fatto che tutti hanno trovato negli zaini dei telefoni non loro e che per questo possesso “illegale” per il professor Avery, noto tecnofobo, sono in punizione nella stessa aula, con i diversi progetti per il pomeriggio brutalmente tarpati. Quando due auto cozzano fra loro nel cortile della scuola per svignarsela un secondo dopo, Mr. Odio i Cellulari scende a  monitorare la situazione nel parcheggio e i ragazzi rimangono soli. E’ proprio allora che Simon, non trovando la bottiglia d’acqua nella sua borsa, beve da un bicchiere di plastica sfilato da una pila in bilico sull’acquaio dell’aula e qualche secondo dopo cade a terra nel bel mezzo di uno shock anafilattico. Tutto accade velocemente, i professori accorrono, i compagni cercano, chi più chi meno, di aiutare il giovane che annaspa per far entrare un po’ d’aria nei polmoni senza successo; Cooper, mandato a prendere delle penne di epinefrina in infermeria, trova gli scaffali vuoti, come se qualcuno le avesse sottratte appositamente per l’occasione. L’ambulanza porta via Simon contorto in spasmi agonizzanti e il giorno dopo tutta la scuola è scioccata dalla notizia della sua morte, avvenuta poco dopo l’arrivo del mezzo in ospedale. Ma ancora più sconvolti sono i quattro ragazzi che hanno assistito alla scena, impotenti nonostante il soccorso prestato, soprattutto quando dall’autopsia salta fuori che il decesso del liceale è stato provocato da una tremenda crisi allergica scatenata dalla sua risaputa allergia alle arachidi. Dunque? I segnali per sospettare di un avvelenamento intenzionale ci sono proprio tutti: acqua sottratta, EpiPen scomparse, olio d’arachide nel bicchiere di plastica… per non parlare del fatto che Simon non era proprio amato tra i banchi di scuola a causa di un’app di sua invenzione, che gestiva con grande accuratezza: Senti Questa permetteva a tutti gli studenti di venire a conoscenza degli scottanti segreti dei compagni grazie agli aggiornamenti giornalieri sempre molto diretti, precisi e accurati, sempre veri, soprattutto. A questo punto, gli occhi di tutti sono puntati su quattro persone, all’apparenza senza colpa, quelle stesse persone dichiaratesi innocenti che erano con lui nel momento dell’innesco della reazione allergica. Ebbene… Chi di loro sta mentendo?

Come ho già accennato sopra, una volta iniziata la lettura di questo romanzo non si può smettere finchè non si arriva alla sua conclusione che, tra parentesi, è qualcosa di inaspettato e decisamente folgorante. Tra le pagine sono disseminati con attenzione tanti piccoli dettagli che potrebbero farci propendere per un sospettato o l’altro, anche perchè i vari capitoli sono narrati ogni volta dal POV di uno dei quattro indagati principali, ma mai arriveremmo a pensare a chi si nasconde dietro tutta questa faccenda. Quasi fin dal principio avevo scartato i personaggi principali, aiutata anche dai loro commenti e venendo man a mano a conoscere meglio ognuno di loro: Bronwyn è la tipica ragazza bravissima in tutto ciò che fa, o quasi. Aspira a Yale e partecipa alle maratone di matematica, suona il piano e segue tutti i giorni un regime programmato che le permette di organizzare i suoi obiettivi al meglio, non trascurando nulla. Potrebbe rimanere antipatica, ma dopo le prime pagine capiamo che è una tipa dolce con troppo peso sulle spalle, l’incombenza di una reputazione da tenere alta la fa sembrare altezzosa quando in realtà è molto semplice e umana. Questo suo lato vien sempre più fuori quando il suo rapporto con Nate, suo vecchio compagno di elementari perso di vista negli anni, si approfondisce; ex-spacciatore in libertà vigilata, la madre scomparsa in un incidente d’auto, il padre ubriaco che staziona sul divano tutto il giorno a meno che non sia l’ora del drink, quindi più o meno sempre. L’unico suo confidente e amico è il lucertolone Stan, regalatogli tempo prima dalla madre, che se ne sta statico nel suo terrario e ogni tanto mangia qualche grillo. Non frequenta molto spesso la scuola e la sua nomea di libertino e trafficante d’erba si spande a macchia d’olio tra i suoi compagni, che lo evitano come la peste; non che lui se ne interessi più di tanto, soprattutto quando nell’istituto girano persone vuote come Addy Prentiss ed il suo ragazzo Jake. Addy è del tutto in fissa con il giocatore di baseball, con il quale sta insieme da più di tre anni e che asseconda in ogni suo volere o ordine velato, non rendendosi conto di respirare soltanto per lui, escludendo tutto il resto. Durante la lettura mi ha fatto da subito una triste tenerezza perchè dalle sue parole traspare insicurezza assoluta, bassa autostima e amore cieco per il suo fidanzato, un affetto che la sta disintegrando e rendendo una sua ombra; letteralmente, non vede altro. Ma la sua evoluzione nel corso della storia è meravigliosa! Da ragazza debole e passiva quale si era ridotta tira fuori gli artigli di una tigre, rendendosi conto, dopo un iniziale momento di completa disperazione, di quello a cui aveva rinunciato in tutti quegli anni a braccetto con Jake: essere veramente se stessa. Una se stessa tosta, intelligente e dai capelli corti striati di viola. Così si fa, sorella. Cooper è nella sua stessa cerchia di amici e l’ha sempre trattata con gentilezza, una gentilezza che riserva a tutti visto il suo animo sensibile ed il cuore grande. Aspirante giocatore di baseball professionista, o forse è quello che vorrebbe terribilmente suo padre, e fidanzato con la ragazza più bella della scuola, nasconde un segreto che ha l’estremo timore di vedere diffuso sull’app di Simon da quando è stata messa in piedi. Non è niente di terribile, non vi preoccupate, è soltanto qualcosa di molto intimo che io certo non vi rivelerò visto che ho patito per almeno 100 pagine prima che i miei sospetti venissero confermati. Adorerete ognuno di loro, potete fidarvi di me, ma questo non vi distrarrà dalla curiosità di scoprire chi muove i fili di tutto; in particolare una volta che i messaggi sull’app riprendono a fioccare, evidentemente pubblicati da qualcun altro e senza dubbio indirizzati a rendere la vita impossibile a quei quattro poveretti, inseguiti ovunque da telecamere, giornalisti e amanti dello scandalo. Oltre ad essere una fonte ottima di intrattenimento, questo libro tocca anche tasti scoperti per molti di noi: depressione, bullismo, paura di essere accettati, di deludere le aspettative… questi problemi sono diffusi più di quel che si pensi tra i giovani d’oggi assieme ad altri tremendi mostri come l’anoressia, l’ansia cronica, la dipendenza. Dalle parole dei protagonisti possiamo almeno provare ad immaginare cosa si scatena nel cuore delle persone che ne soffrono, a cosa può condurre una risata di scherno o l’essere seduti da soli a mensa, ignorati dai popolari di turno che si fanno beffe dei più solitari, dei più silenziosi, dei diversi. Ma emerge anche altro grazie a questo metodo di scrittura coinciso, magistrale, naturale: l’unione fa la forza. Viene evidenziato come chi non aveva saputo aprirsi e affrontare gli altri a muso duro cercando di dialogare di più con il prossimo si è chiuso a riccio, stando ancor più male e cercando rifugio nella solitudine o in luoghi come internet, dove le menti più suscettibili e fragili dovrebbero girare con il giubbotto di salvataggio. Proprio quando i sospettati assassini infatti iniziano a parlarsi di più, a difendersi a vicenda, a provare simpatia o affetto verso chi non si sarebbero mai aspettati prima riescono ad emergere dalla massa di pettegolezzi e sentirsi meglio, più a loro agio con loro stessi e con il mondo. E insieme alla cooperazione e al lavoro di squadra, spunta fuori anche l’identificazione del vero killer.

Non posso non consigliare a chiunque questo libro perchè è una delle opere migliori che ho avuto il piacere di leggere ultimamente. Ad alto voltaggio emozionale e intrigante all’estremo, fa risvegliare il piccolo detective che c’è in te; chissà se riuscirai a scoprire chi di loro sta mentendo?

Voto: 5/5

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