Intervista al Soprano Martina Gresia: a 21 anni il debutto all’Arena di Verona

foto figura intera frontale Martina Gresia

Salve Martina, iniziamo ringraziandola per aver accettato di essere intervistata da muatyland. Lei è giovanissima eppure tra circa un mese debutterà come solista all’Arena di  Verona, tra i big della lirica, nell’ambito del Verdi Opera Night diretta dal M°Andrea Battistoni. Come si sta preparando per questa esperienza? Quando lo ha saputo, cosa ha provato?

Salve, grazie a voi per la richiesta, sono davvero onorata e felice. Esatto, il 26 agosto 2018 farò il mio primo debutto. Il cast è eccezionale, il luogo fa tremare le gambe, ed io non sto veramente più nella pelle. Sarà un’esperienza indescrivibile, un inizio con i fiocchi, e per di più due soli giorni prima del mio ventunesimo compleanno, quindi un bel regalo, no?! Mi sto preparando soprattutto psicologicamente per questa esperienza, perché iniziare proprio dall’Arena di Verona non è semplice, ovviamente c’è molta ansia in gioco, ma cercherò di gestirla al meglio, ho comunque sempre pensato e constatato che le circostanze che ci danno ansia all’inizio, poi sono quelle che alla fine ci danno più soddisfazione.

Quando l’ho saputo ero a Verona, sul palcoscenico del Filarmonico, avevo appena finito di fare l’audizione, quando Cecilia Gasdia, direttore artistico e sovraintendente, che mi aveva appena esaminato, mi passa accanto dicendo che il ruolo per me era confermato. Inutile dire cosa ho provato, l’emozione è stata immensa, dentro di me tanta felicità e soddisfazione, desideravo quel ruolo, quell’esperienza, ed ero riuscita a guadagnarmeli.

Un altro momento indimenticabile è sicuramente stato firmare il contratto, il mio primo contratto di lavoro, le sensazioni che si provano sono davvero indescrivibili e riempiono il cuore di gioia.

Come è nata la sua passione per la musica? Leggiamo nel suo curriculum che studia Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, sua città natale, dove anche qui è entrata giovanissima e piazzandosi prima agli esami di ammissione. Come è studiare in una scuola di tale levatura? Come cambia la routine dallo studiare in un Conservatorio rispetto che privatamente? Sappiamo infatti che gli attuali programmi di Conservatorio sono pieni di materie opzionali e curricululari che tolgono molto tempo allo studio principale.

In me la passione per la musica è innata, mia madre dice sempre che ho imparato prima a cantare che a camminare. Non nasco in una famiglia di musicisti, quindi il mondo in cui sto entrando oggi è una cosa nuova per me e per i miei genitori, che nonostante tutto mi hanno sempre permesso con infinito sostegno morale e monetario di poter seguire questa mia forte passione e arrivare dove sono ora, cioè al punto di poter lavorare facendo ciò che amo di più. Il motore di tutto è stata la mia nonna materna, ha scoperto lei l’indole della mia voce sin da piccolissima, e oggi che non c’è più porto avanti questa cosa con duplice forza, la mia e la sua.

Ho iniziato a studiare a otto anni la musica, a dieci ho conosciuto i miei attuali insegnanti, Nunzia Santodirocco e Massimiliano Damato, con i quali ho studiato pianoforte e canto lirico. Sono proprio loro che oggi mi seguono in questo percorso tramite l’agenzia Italialirica che in questi anni lui ha fondato.

Ho studiato per due anni nel Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, ed esattamente per la questione dei tanti corsi, tutti con obbligo di frequenza, non ho potuto finire il triennio, proprio perché non riuscivo più a dare l’importanza che lo studio del canto e del repertorio meritano, per portare avanti gli altri corsi. Avendo, poi, iniziato nel mentre un percorso fuori con audizioni e concorsi, la preparazione di arie e di ruoli per me era diventata di primaria importanza, e questo non mi permetteva di frequentare in maniera assidua il Conservatorio, che a malincuore ho dovuto lasciare. Ho comunque un’istruzione musicale alle spalle che mi da le basi per poter essere indipendente nello studio dello spartito di nuovi ruoli, e, oggi, sto portando avanti in maniera autonoma le materie di cui necessito nell’ambiente. Ho la fortuna di avere al mio fianco persone che mi fanno fare le scelte giuste, che mi insegnano quotidianamente com’è il mondo lì fuori e che mi preparano al meglio come artista e come persona.

A soli 19 anni ha vinto il Primo premio assoluto al Concorso lirico internazionale “Jole De Maria”, con una giuria presieduta dal soprano Giovanna Casolla. Come si è sentita a esibirsi così giovane davanti a un tale nome della lirica? Come ha vissuto la vittoria e come ha vissuto i concorsi successivi? E’ stata un’esperienza formativa?

Il Concorso Lirico Internazionale “Jole De Maria” è stata la mia prima esperienza di partecipazione ad un concorso, è stato più che altro un esperimento, considerando l’età, e l’occasione di poter conoscere un colosso della lirica come Giovanna Casolla. Cantare di fronte a lei è stato molto emozionante e molto costruttivo: mi ha dato dei preziosi consigli, segnando, in particolare, degli appunti musicali su uno dei miei spartiti, neanche a dirlo, tengo quei fogli come un oracolo. L’atmosfera a tratti è sembrata quasi più quella di una masterclass rispetto a quella di un concorso, e lo dico in maniera assolutamente positiva, perché mi ha lasciato qualcosa in più oltre all’esperienza in sé. Al momento della premiazione ero tranquilla, non miravo ai premi, già arrivare in finale per me era una grande vittoria, ma quando la stessa Casolla pronunciò il mio nome per l’annunciazione del primo premio assoluto provai una gioia infinita, le scoppiai a piangere tra le braccia. Non credevo di poter raggiungere un obiettivo così grande al primo tentativo, per questo è stato completamente inaspettato quanto emozionante. Quest’esperienza è stata molto costruttiva, diciamo che mi ha fatto partire con il piede giusto, con positività. Ho vissuto gli altri concorsi senza aspettative, senza l’obiettivo del premio, e sono riuscita ad ottenere sempre buoni risultati, forse anche per questo: bisogna essere positivi, ma mai sentirsi arrivati o migliori di altri; i concorsi non servono per gareggiare con gli altri, bensì con noi stessi: per testarci, andare oltre i nostri limiti, abituarci al palcoscenico gestendo l’ansia e per farci conoscere dai Direttori Artistici; questo secondo me è il modo in cui ogni cantante dovrebbe affrontare un concorso o un’audizione.

Il 16 giugno 2018 ha vinto il terzo premio al 56° Concorso Internazionale Voci Verdiane di Busseto. La sua è una vocalità che si addice molto ai ruoli verdiani, come ha scoperto questa attitudine?

“Il corpo non mente”, quando canto Verdi mi sento a casa, non percepisco sforzi, costrizioni; Verdi è il compositore che sento a me più vicino, infatti, vincere il terzo premio al Concorso Internazionale Voci Verdiane città di Busseto, un concorso, oltretutto, così prestigioso, è stato per me motivo di grande soddisfazione, e soprattutto una conferma per la scelta del repertorio che man mano, con i miei insegnanti, stiamo andando a fare; ed è importante in questo mondo così particolare e così incerto, avere delle conferme.

Quando ha preso la decisione di studiare al fine di mettere le basi per una carriera in questo campo? Molti cantanti dicono infatti che ad un certo punto dello studio, è scattato qualche cosa in loro e hanno capito che il loro sogno, con dedizione ed impegno non era poi così lontano. E’ capitato anche a lei?

Sono sempre stata una ragazza dedita allo studio, ho sempre portato avanti sia l’ambito scolastico che musicale contemporaneamente, e in realtà avevo due sogni nel cassetto, il canto lirico e la medicina. Finito il percorso al liceo, fatta la maturità, mi sono trovata ad un bivio, dovevo fare una scelta, e il canto era una passione troppo forte da poter lasciar andare, quindi mi sono iscritta in conservatorio spendendo giornate intere immersa nella musica, e avendo sempre più conferma che la scelta fatta era quella giusta. Il canto lirico è qualcosa di davvero impegnativo, c’è bisogno sicuramente di un timbro particolare, riconoscibile, ma questo non basta, è necessaria una solida tecnica, che si apprende con studio, dedizione, impegno e costanza. Poi il nostro è un mondo fatto soprattutto di occasioni, e nel momento in cui i miei insegnanti mi hanno reputato pronta per poter iniziare “a lavorare” con il canto, ho cominciato con concorsi e audizioni. Pian piano stiamo iniziando il vero percorso in teatro, decidendo sempre di fare delle scelte giuste e non deleterie. Son sincera, sarà forse per il fatto che sapevo, sin da piccola, di aver incontrato le persone giuste per una guida sicura, che io comunque questo sogno non l’ho mai visto distante, è sempre stato accanto a me, credo di essere nata per fare questo, non riesco, ad oggi, ad immaginare la mia vita in maniera diversa.

Quali ruoli si accinge a debuttare nel prossimo futuro? E quale ruolo è il suo sogno nel cassetto?

Sto preparando più ruoli: alcuni per il debutto in teatro, altri perché, per vocalità opportuna, li ho pronti in repertorio per audizioni o occasioni da cogliere, altri ancora esclusivamente per “domare” la voce; alcuni ruoli, che magari non debutterò mai in vita mia, saranno proprio quelli che mi avranno insegnato a cantare nella maniera giusta. Tra i ruoli pronti, ad esempio, c’è la mia amata Mimì da “La Bohème” di Puccini, Liù da “Turandot” di Puccini, Leonora da “Il Trovatore” di Verdi, Desdemona da “Otello” di Verdi, la Contessa D’Almaviva da “Le Nozze di Figaro” di Mozart. Il mio sogno, da buona verdiana, è di debuttare “Aida”, un’opera meravigliosa, un personaggio dalle mille sfaccettature, uno dei miei preferiti in assoluto; ho vinto il terzo premio al Concorso Internazionale Voci Verdiane proprio con l’aria “Ritorna vincitor!” tratta da “Aida” di Verdi, hanno detto che mi abbia portato fortuna, e spero che questa fortuna mi assista anche in futuro per il debutto del ruolo.

Come si aprroccia allo studio di un nuovo ruolo? Quale dei ruoli che ha già in repertorio le ha creato più difficoltà rispetto ad altri? Quale invece le è stato subito più congeniale?

La prima cosa che faccio nel momento in cui vado a studiare un nuovo ruolo è studiare tutta la circostanza storica, il libretto, entrare nel profondo del personaggio a livello psicologico, capire realmente per quale motivo quel personaggio farà una scelta piuttosto che un’altra; ogni personaggio poi ha le sue sfaccettature e credo che ogni cantante che lo andrà ad interpretare coglierà qualcosa di diverso, le chiavi di lettura sono molteplici e le sfumature caratteriali sono personalissime. Ovviamente c’è, poi, uno studio approfondito a livello musicale e tecnico vocale, con l’insegnante di canto e il pianista accompagnatore. Un ruolo con cui ho faticato è sicuramente la Contessa D’Almaviva da “Le Nozze Di Figaro” di Mozart, a livello vocale è davvero molto difficile, ha bisogno di una tecnica consolidata, ed essendo uno dei primi ruoli studiati, nel momento in cui ancora vacillavo tra natura e tecnica, ho avuto difficoltà nel trovare l’equilibrio per poter cantare con la giusta consapevolezza. Un ruolo con cui mi sto trovando benissimo è Leonora da “Il Trovatore” di Verdi, a livello interpretativo è un personaggio che mi affascina molto, pronta a tutto pur di salvare il suo amore, a livello vocale la sento proprio mia, ad ora è il ruolo che mi rappresenta di più.

Può darci qualche anticipazione sul suo calendario per la prossima stagione? Dove la vedremmo esibirsi?

Nella prossima stagione ho importanti debutti in ballo, ma non vi posso rivelare nulla, un po’ per scaramanzia e un po’ perché ci sono ancora delle situazioni da confermare. Appena posso prometto di svelare ruoli, teatri e date.

La ringraziamo tantissimo per questa intervista e le auguriamo i nostri migliori auguri per la sua carriera. Quali esperienze le piacerebbe fare nei prossimi anni? Punterà ad entrare in qualche accademia di rilievo per continuare a perfezionarsi oppure si dedicherà totalmente al debutto di nuovi ruoli?

Grazie a voi per la gentilezza e le bellissime domande. Nei prossimi anni ho sicuramente intenzione di continuare il percorso di studi con i miei insegnanti, per migliorare sempre di più a livello tecnico, interpretativo e curare un repertorio sempre più vasto; sarebbe bello fare anche un’esperienza in un’accademia, l’ho in conto, formarsi sul palcoscenico è fondamentale, è lì che si impara veramente. Nel mentre continuerò certamente a fare audizioni e concorsi, che sono ad oggi il motore per il lavoro in teatro.

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