Nella Londra dell’epoca Regency, l’apparenza impeccabile dei salotti aristocratici nasconde una realtà ben più oscura: i fae si muovono invisibili tra gli umani e i morti non sempre riposano in pace. In questa atmosfera sospesa tra galateo e magia si muove Abigail Wilder, figlia adottiva del celebre Lord Sorcier d’Inghilterra, che non riesce a rimanere indifferente davanti a un mistero che sta scuotendo l’alta società. Giovani e bellissime debuttanti vengono infatti trovate senza vita nei loro letti, prive di qualsiasi segno di violenza fisica. L’unico elemento ricorrente è una finestra aperta verso ovest. Per Abigail quell’indizio apparentemente insignificante è invece una prova schiacciante: i delitti sono opera degli sluagh, inquietanti creature fatate capaci di trasformarsi in corvi per entrare nelle stanze e reclamare le proprie vittime. Con “Longshadow. Il giardino delle ombre”, l’autrice Olivia Atwater tesse un fantasy storico avvincente e romantico, arricchito da una straordinaria atmosfera gotica.
Il legame con il passato della famiglia di Abigail è strettissimo: suo padre aveva spezzato la magia del potente Lord Longshadow, signore degli sluagh e dei morti, strappandogli tre piume nere. Ma qual è il motivo che si cela dietro il sacrificio di queste giovani fanciulle? Decisa a scoprire la verità a qualunque costo, Abigail inizia un’indagine pericolosa affiancata da due alleati decisamente insoliti: il fantasma del suo fratellino Hugh e Mercy, una misteriosa lavandaia che ha l’incredibile capacità di parlare con i defunti. Proprio Mercy nasconde un segreto così profondo da poter cambiare ogni cosa, compresi i sentimenti di Abigail. Tra abiti cuciti con il cielo di mezzanotte, gigli d’argento e balli aristocratici minacciati dalle ombre, la protagonista si troverà a fare i conti con creature delle tenebre, con la natura della propria magia e con i desideri più intimi del suo cuore. È un romanzo originale in cui, per salvare chi si ama, bisogna essere pronti a guardare la morte negli occhi, magari tenendo ironicamente una tazza di tè in mano.
