Il sangue e la poesia nella Barbagia di Salvatore Niffoi: “Lo spiedo e la rosa”

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La Sardegna profonda, quella delle regole antiche, dell’orgoglio e di ferite che il tempo non riesce a rimarginare, diventa il palcoscenico di un noir magnetico e spietato nell’ultima opera di Salvatore Niffoi. Con Lo spiedo e la rosa, l’autore ci introduce alla questura di Noroddile, in Barbagia, dove facciamo la conoscenza di una nuova e formidabile coppia di investigatori destinata a lasciare il segno nel panorama del giallo italiano: il vice ispettore Bobo Sirboni e il suo superiore, Lella Camandula. Lui, segnato da un passato difficile e figlio di un’Italia sospesa tra il dopoguerra e un benessere ancora da conquistare; lei, donna forte, elegante e volitiva. La loro immediata complicità professionale e umana viene subito messa a dura prova da un delitto che squarcia la quiete della provincia sarda. Il corpo di una donna viene infatti ritrovato trafitto da uno spiedo, con una rosa rossa tra le mani e un biglietto recante i versi di Shakespeare. Quello che potrebbe sembrare un caso isolato si rivela presto l’inizio di una catena di omicidi rituali, una sfida aperta e oscura lanciata agli inquirenti. Niffoi tesse una trama in cui la brutalità del sangue si mescola incredibilmente alla delicatezza delle passioni letterarie, muovendo i suoi personaggi in una comunità dove il fuoco della vendetta coverà sempre sotto la cenere. Affidandosi all’intuizione e a un legame che si fa via via più intimo, Bobo e Lella dovranno scavare nei segreti più inconfessabili di una terra densa di emozioni amplificate, regalando al lettore un’indagine serrata che si divora fino all’ultima pagina.

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