Recensione “Un ragazzo” Nick Hornby

Trentaseienne ricco e nullafacente con un solo scheletro nell’armadio (vive, benissimo, dei profitti di una brutta quanto popolare canzone natalizia scritta nel 1938 dal padre), Will Freeman ha pochi dubbi in fatto d’amore: la donna ideale per i tipi come lui, single fermamente intenzionati a restarlo, è la donna separata, meglio anzi se abbandonata, con figli, e molto, molto arrabbiata con gli uomini. Ma non tutte le donne sono uguali. E non tutte sono come Angie, madre di famiglia che non vuole più un secondo matrimonio perché l’esperienza le ha insegnato che gli uomini sono dei bastardi, salvo poi ritornare dal marito quasi rimproverando a Will di imporle un rapporto troppo impegnativo. No. Ci sono anche i tipi come Fiona, che Will ha conosciuto infiltrandosi in un centro sociale (un’autentica miniera, dal suo punto di vista) fingendo di essere il padre di Ned, un fantomatico bambino la cui assenza diventa sempre più difficile da spiegare. Neanche a farlo apposta, Fiona è l’unica donna per la quale Will non ha mai provato nemmeno un po’ di attrazione erotica: è sciatta e troppo hippy, è vegetariana, depressa con manie suicide, canta Killing Me Softly con gli occhi chiusi e dovrebbe rivedere il suo repertorio musicale, che non va oltre Joni Mitchell e Bob Marley. E non tutti i figli delle madri sole sono come il figlio di Fiona. Bizzarro e disadattato, con un enorme paio di occhiali, vittima degli scherzi atroci dei compagni, Marcus ha anche lui una passione un po’ anacronistica per Joni Mitchell, non sa nulla di calcio, non conosce i Nirvana ed è disposto a credere che Kurt Cobain giochi per il Manchester United. Insomma ha bisogno di qualcuno che gli dia le istruzioni per l’uso del mondo, e una normalità che non ha mai conosciuto. Per esempio ha bisogno di Will. Due figure speculari di protagonisti per un duplice, speculare percorso di formazione.

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Animato da una scrittura di taglio teatrale e dalla verve di un umorismo dolceamaro, questo romanzo di Nick Hornby è uno dei libri inglesi più venduti di tutti i tempi, reso indimenticabile anche dal film del 2002 dei fratelli Weitz con Hugh Grant, (About a Boy – Un ragazzo).

Titolo: Un ragazzo
Autore: Nick Hornby
Editore: Guanda
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 31 Dicembre 2010
Voto: 4+/5

Classificazione: 4.5 su 5.

Cartaceo -> 14€ | Ebook -> 4,99€

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Recensione


Nick Hornby mi ha regalato un’altra perla da aggiungere alla collezione dei libri più belli, commuoventi e divertenti che compilo segretamente da un po’ di tempo.
Ultimamente mi è presa voglia di buttarmi in romanzi leggeri, niente di troppo pretenzioso e complicato, che sappiano donarmi il sorriso e siano in grado di strapparmi dalla noia del quotidiano. So di essere piuttosto pretenziosa, ma non cerco solo questo da opere del genere. Oltre che farmi star bene e sentire spensierata, richiederei anche ai miei candidati di sapermi insegnare qualcosa di importante, concreto. Qualcosa insomma che mi faccia pensare.
“E quindi?” direte voi “Cerchi una lettura da spiaggia o un volume di Dostoevskij?”
La risposta è… Non lo so! Nessuno dei due, suppongo, ma un mix. E si capisce quanto non sia proprio uno scherzo scovare libri del genere, che non sono né carne né pesce, per giunta scritti bene e coinvolgenti e… lo so, sono pretenziosa.

Comunque, siccome ho il cervello sovraccarico ma adoro quando un romanzo mi lascia qualcosa al termine della sua lettura. – mi riferisco a quella sensazione calda di familiarità, ma anche l’emozione edificante che appaga i sensi quando si giunge al finale di un romanzo e non ci si riesce a fermare, l’insegnamento che si trae dagli ultimi capitoli… – e siccome non c’è scritto sulla quarta di copertina se un libro è bello e moralmente edificante e anche spensierato e divertente etc, ho deciso di buttarmi un po’ a occhi chiusi. Scelgo un romanzo o un autore che mi pare interessante e faccio un tentativo. Devo dire che, con Nick Hornby, ho trovato uno di quei nomi da cui so con certezza di potermi aspettare grandi cose. E Un ragazzo è la riprova che è così.

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La storia parla ha al suo centro due personaggi a dir poco singolari, agli antipodi eppure, per certi versi, simili. Will è un uomo di trentasei anni che vive di rendita. La sua massima preoccupazione è come impiegate le ore libere della giornata. Non ha un lavoro, né legami degni di nota; si limita alle sveltine e ai rapporti occasionali. Ha tutto e al contempo gli manca ogni cosa. Sa con certezza, però, che tra tutto quel di cui è sprovvisto e potrebbe desiderare di certo non occupa una posizione di rilievo l’avere un figlio. Cioè, sì, in un certo senso. Perché lui di marmocchi non ne vuole sentire nemmeno parlare. Scopre però che le mamme single, quelle che hanno da badare ai loro piccoli e si barcamenano fra lavoro e famiglia facendo salti mortali, sono ottime prede.
Decide così di inventarsi un figlio immaginario, Ned, e di cominciare a frequentare le riunioni del Gruppo per genitori single (GASS) che si riunisce ogni tot per discutere delle loro problematiche e cercando soluzioni alle difficoltà comuni, dandosi una mano a vicenda.
È qui che, mentendo e rischiando ogni giorno di mandare a monte la sua copertura, Will conosce Suzie e mediante lei raggiunge Marcus, il secondo protagonista di Un ragazzo. Sì, Marcus è proprio il ragazzo del titolo. Un tipetto di Cambridge trasferitosi a Londra dietro alla madre Fiona, amica di Suzie, divorziata e con una brutta depressione che le grava sulle spalle.

Marcus non sembra un normale dodicenne, visto dall’esterno: capelli ricci e trasandati che gli tosa sua madre, occhiali dalla montatura antica, abbigliamento che un nonnetto di settant’anni troverebbe affascinante, ma non certo un suo coetaneo. Anche all’interno Marcus si distingue dai suoi compagni di scuola: gli piace Joni Mitchell, canta a occhi chiusi in modo terribilmente stonato senza accorgersene, non comprende il sarcasmo… È talmente adulto da non parere un ragazzino, e di questo Will, che è invece un bambino intrappolato nel corpo di un trentaseienne, si accorge subito. I suoi compagni di scuola gli rendono la vita impossibile, accanendosi su di lui come su chiunque si discosti anche un minimo dallo standard predefinito che accomuna tutti gli studenti delle medie. I bambini sanno essere molto cattivi, si sa, e Marcus incassa pazientemente i colpi che la vita – e questi stessi – gli riservano, evitando di parlarne con Fiona che sta già male di suo. Ora ha preso a piangere anche di prima mattina.

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Un giorno la mamma di Marcus ha un incidente: tenta il suicidio e rischia di rimanerci secca. Per una serie di motivazioni diverse, all’ospedale a soccorrere la donna, oltre che Suzie, sua figlia Megan, i medici e Marcus, c’è anche Will. È qui che Marcus riflette che, alla fin fine, Will non fa così schifo e che potrebbe essere utile alla sua nuova missione: fare stare meglio sua mamma, che evidentemente sente la mancanza di un fidanzato.
Tuttavia, Will e Fiona proprio non sono compatibili, e la storia del figlio immaginario comincia a star stretta all’uomo, che si trova sempre sul punto di mettersi nei casini da solo rivelando tutta la verità.
Dopo un primo appuntamento andato male, Marcus ci mette definitivamente una pietra sopra: Will non è l’uomo adatto a sua mamma. Tuttavia, ha qualcosa di particolare, quel tipo elegante e bugiardo che sa dare consigli giusti e lo ascolta quando parla, anche se controvoglia, a volte. Will, dal canto suo, non sa cosa farsene del ragazzino che gli piomba in casa dopo scuola tutti i giorni, assediato dai bulletti di quartiere e incapace di rendersi conto del perché viene preso di mira. Così lo fa entrare in casa, gli offre un tè e poi sopporta le sue domande con insofferenza.
Questo è solo l’inizio di una grande e profonda amicizia, che legherà due estranei di età, carattere e valori completamente differenti, ma che saprà donare a entrambi moltissimo. Le vite di Will e Marcus si intrecciano nei modi più imprevedibili e, anche inavvertitamente, cominciano a farsi del bene a vicenda. E questo benessere si estende anche a chi sta loro intorno, ma soprattutto li sprona a mettersi alla prova, a rivedere loro stessi e l’esistenza che conducono. Will si renderà conto di essere impermeabile agli affetti perché ha paura di soffrire, Marcus che pensando con la propria testa non fa un soldo di danno, e così via.

Un ragazzo è un libro toccante e commuovente, che tratta anche di tematiche delicate come quella del suicidio, della solitudine, dell’infelicità e del lutto. Mettendo in scena personaggi eccezionalmente originali e verosimili, spaziando dalle dinamiche familiari alla musica grunge, Nick Hornby è in grado di rapire i suoi lettori con una narrazione che, se parte un po’ troppo cauta, si riprende velocemente ed energicamente a un terzo del libro. All’inizio credevo che il romanzo non mi piacesse perché, almeno in principio, ci sono alcuni momenti di stallo, ma progredendo con la lettura mi sono resa conto che servono solo a far guadagnare ritmo alla scrittura e a delineare al meglio i personaggi. In questo modo, quando gli eventi cominciano a susseguirsi con più ritmo, si è letteralmente trascinati all’interno della storia.

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Will può far storcere il naso per le sue uscite e il modo farfallone che lo contraddistingue, ma è impossibile non affezionarsi a lui e alla malinconia che cerca di nascondere dietro le canne e le corse in auto con i Nirvana a tutto spiano. Marcus è pedante e fastidioso, delle volte, tuttavia fa innamorare con la sua purezza e semplicità, con i fraintendimenti in cui cade ogni volta che qualcuno fa una battuta a doppio senso o adopera l’ironia.
Entrambi i protagonisti si incidono nella narrazione divenendone le star, ma c’è anche da dire che il cast di contorno non è niente male. Menzione speciale per Ellie, quindicenne rabbiosa che finisce sempre dalla preside e prende a schiaffi i ragazzi, improbabile prima amica sincera di Marcus. Il suo personaggio è realistico come pochi, rappresentando l’immagine tipo della ragazza incompresa dalla famiglia, dai compagni e dalle istituzioni, che denuncia quanto la vita faccia schifo rifugiandosi in atti violenti e insofferenza nei confronti delle autorità. Anche se, alla fin fine, per dichiarare che il mondo è un posto orribile e vorrebbe morire, di motivazioni non ne ha poi molte rispetto a chi, come Marcus, ne ha da vendere.

Dunque, per concludere, suggerisco di leggere Un ragazzo a chiunque cerchi una lettura frizzante che faccia spegnere il cervello, ma che dopotutto non disdegni di ritrovarsi fra le mani un romanzo ricco di spunti di riflessione e, alla fine dei giochi, non così leggero come sperava. Ok, è un consiglio strano, ma nasce da quella che è stata la mia esperienza.
Non ero affatto alla ricerca di un titolo che mi desse del filo da torcere, che toccasse certi tasti delicati. Eppure, una volta che ce l’ho avuto fra le mani, non sono stata in grado di smettere.
Perché proprio come Will che sembra un adulto in realtà è un bambino e come Marcus abbia dodici anni ma sia molto più grande della sua età, a volte anche i libri che paiono poco impegnativi si rivelano essere tutt’altro che leggeri. E, almeno in questo caso, non è per niente un male.

Voto: 4+/5

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