Recensione “Colazione a Brooklyn” di Peter Hedges

Tim e Kate Welch conducono un’esistenza felice: lui è uno stimato professore di storia nell’esclusiva scuola privata di Brooklyn Heights, lei si occupa dei figli e della casa, tentando di essere quella mamma perfetta che non ha mai avuto. Fino al giorno in cui Kate non decide di accettare un’inattesa e super pagata offerta di lavoro e Tim prende un anno sabbatico per seguire i figli e completare la tesi di dottorato che sta trascinando da anni. Una brusca inversione di ruoli, non c’è che dire, cui fa seguito il trasloco nel quartiere dell’affascinante Anna Brody, una donna ricca e misteriosa, che trascina nel suo mondo di privilegi ed eccessi i coniugi Welch…

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Titolo: Colazione a Brooklyn
Autore: Peter Hedges
Editore: Mondadori
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 21 Febbraio 2012
Voto: 4./5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 9,99€ | Ebook -> 4,99€

Recensione

Quando varcai le soglie della Coop, quel giorno di inizio estate, l’afa non era così pronunciata come proclamavano i meteo su internet o la signorina bionda in televisione, mostrando diapositive colorate che da tempo hanno sostituito la vecchia cartina con bacchetta di legno a ticchettare sulle regioni. Nonostante questo, quel poco di calore che riscaldava l’esterno e faceva vibrare dall’asfalto cortine termiche e tremolanti veniva spazzato via senza pietà alcuna dal refrigerio condizionato che imperava nel supermercato.

Non avevo una lista della spesa precisa, quindi vagai qua e là fra gli scaffali per un po’ prima di decidermi. Nello zaino mi gravava il peso di due romanzi che avrei presto lasciato nella piccola scaffalatura adibita a libreria randagia appena oltre le casse, ed ero desiderosa di scoprire quali titoli stessero aspettando proprio me, adagiati sui ripiani più alti – di solito la gente li piazza lì, i romanzi, fregandosene dei poveri tappi come la sottoscritta. Dopo aver lanciato nel carrello di plastica rosso, perennemente con una – se non due – ruote fuori uso alcuni zucchini e un paio di confezioni di tofu, afferrai una bottiglia di tè al limone e dei crackers senza glutine e mi diressi alle casse. Sì, la triste spesa di un’intollerante al lattosio e celiaca. Credetemi, avrei preferito bordare con pizza alla pala appena sfornata e un po’ di buona scamorza da infilarci in mezzo, riscaldata quel tanto che basta per renderla morbida e filante. Chissene dell’estate, certi cibi sono buoni anche con millemila gradi.

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Ho pagato e mi sono diretta alla piccola libreria, con l’emozione pulsante tipica dell’infanzia, quando sai che c’è una sorpresa pronta per te dietro l’angolo e palpiti d’impazienza. Ero anche pervasa dal rischio della delusione, però, perchè non poche volte mi sono ritrovata senza nulla di bello da poter portar via con me. Una volta ho preso degli Harmony, per non rientrare all’ovile troppo abbacchiata e a mani vuote.

Be’, anche quel giorno non mi andò granché. C’era una saga fantasy romance per ragazzi che proprio non faceva per me, e poi alcuni simil romanzi rosa impilati su un fianco a mostrare titoli più o meno entusiasmanti. Stavo per lasciar perdere, dopo aver consegnato Marina e Tredici di Jay Asher, che avevo comprato a dodici anni quando ancora della serie né si parlava né si sentiva il bisogno. E, personalmente, non l’ho mai sentito, nemmeno quando è uscito quel tremendo surrogato televisivo del libro che, invece, avevo trovato piuttosto brillante. A un tratto, la mia attenzione è stata carpita da Colazione a Brooklyn, di Peter Hedges, un po’ più lungo degli altri e dalla copertina bordeaux.

Mmm… Vediamo un po’ chi sei tu.

Sfilai il romanzo e lessi la trama, senza rimanerne particolarmente colpita. Due coniugi ordinari e una donna di mezzo a sconvolgere le loro vite, niente di particolare ma potenzialmente d’intrattenimento. Scelsi quello, fidandomi del mio sesto senso che, almeno tre volte su cinque, non ci azzecca nemmeno lontanamente. Sono felice di poter dire che, in questo caso, ha per lo meno sfiorato il centro.

Colazione a Brooklyn parla di Tim e Kate, due amorevoli sposini che si arrangiano meglio che possono con lo stipendio da professore delle superiori di lui, mentre la moglie rimane a casa con i due figlioletti di, se la memoria non mi inganna, quattro e due anni. Il loro è un equilibrio precario, sempre con tasse da pagare che spuntano da sotto la porta, ma ci si sono abituati e tirano avanti al meglio, facendo affidamento sull’amore che li lega. Tim è il tipico insegnante di storia appassionato della sua materia, da tempo impegnato nella scrittura di una tesi di dottorato che ormai giace nel cassetto da anni a fare le ragnatele. Timido, impacciato, un po’ sfigatello agli occhi di chi non comprende l’amore per la cultura. Kate è una super mamma, che cerca ogni giorno di dare ai figli l’affetto che meritano, quello che non ha ricevuto lei a causa della sua, di madre, una mezza hippie che non l’ha mai considerata più di tanto. Kate è sbrigativa, intelligente e amorevole, indipendente e instancabile come solo le mamme possono essere. Quando viene contattata da un suo vecchio amico che le offre un lavoro dal cospicuo stipendio, si sente mancare la terra da sotto i piedi. Che deve fare? Accettare l’incarico? In effetti farebbe molto comodo a lei e a Tim. Ma con i bambini? Chi si occuperà dei bambini? Tim coglie la palla al balzo, scorgendo da lontano la possibilità di poter finalmente concludere la sua tesi. Si prenderà un anno sabbatico e starà con i figli, e nei tempi morti – ingenuo da parte sua pensare di avere tempi morti, con due fanciulli in piena crescita a zonzo per casa – si dedicherà al suo elaborato.

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Ed ecco che la loro routine cambia, che il corso monotono delle loro giornate prende pieghe inaspettate e la famiglia Welch si rivoluziona dalle fondamenta. Kate è felicissima del suo nuovo lavoro, anche se le mancano molto i bambini, ma la novità dell’incarico e quel che effettivamente fa ogni giorno – si occupa di enti di beneficenza, più o meno – la galvanizzano e le fanno aprire gli occhi su quanto a lungo si fosse adagiata, e di quanto le piace mettersi in gioco. La carriera non è la sola novità, nella sua vita. Infatti, finisce quasi per sbaglio invischiata in un’amicizia non richiesta, quella con la bella Anna Brody, la moglie avvenente di un riccone spregiudicato che si è trasferito in città. La donna la riempie di complimenti e sembra quasi farle il filo, in certe occasioni, tanto che Kate sviluppa una sorta di ossessione per lei. E’ bello sentirsi così apprezzati, soprattutto quando si rimane a lungo nell’ombra.

Dal canto suo, anche Tim conosce la Brody. Durante una festa di compleanno ne conosce la figlioletta, una bimba molto complicata che lui, adoperando le tecniche sopraffine di Kate, riesce a domare con giochetti e passatempi. Anna è stupita dalle sue capacità e fa con lui la stessa identica cosa che con la moglie, riempiendolo di moine e acclamandolo come un eroe. Anche Tim inizia a nutrire qualcosa nei confronti della donna, soprattutto dopo aver notato che Kate, ultimamente, è piuttosto distante…

Quindi? Entrambi innamorati dell’altra donna? Trama interessante, non c’è che dire. Eppure, il punto non è questo e un po’ me ne sono dispiaciuta. Sarebbe stato divertente seguire gli sviluppi della faccenda, invece la storia vira in un’altra direzione. Riuscendo in un lavoro magistrale, l’autore introduce nel romanzo anche altri personaggi, come l’ex di Kate, che adesso fa l’attore e guadagna un sacco e la fa dubitare della felicità del suo matrimonio, o la schiera di mamme e papà di forma, colore e ruolo diverso che popolano ogni giorno il parco giochi. Arricchendosi pian piano, il romanzo assume la forma di un quadrato amoroso e non più un triangolo, a cui ha comunque dato il via Anna Brody e la sua presenza inaspettata nel quartiere.

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Se all’inizio Kate provava fascino per Anna e Tim repulsione, le cose pian piano cambiano e si rovesciano, con Kate che non sopporta quella tipa e Tim che sogna di lei a letto. E’ chiaro che il matrimonio dei due è compromesso e che qualcosa si è inceppato. Arriverà la resa dei conti per Kate e Tim? Che ruolo avrà Anna in tutto questo? E, soprattutto, riuscirà il nostro storico fallito a portare a termine la sua tesi?

Tutte domande a cui Hedges riesce a rispondere con scioltezza. Lo ammetto, non me lo aspettavo, ma mi sono divertita tanto a leggere questo libro. E voi direte: “Ma come, è un romanzo rosa, si parla di famiglie che si sfasciano e tradimenti e tu ti sei divertita?”

Lasciate che vi spieghi.

Non posso fare spoiler, quindi non sono in grado di mostrarvi le mie ragioni limpidamente, ma credetemi quando vi dico che il libro non è quello che sembra. Si tratta delle dinamiche tra i personaggi, quelle mi hanno seriamente rapito e stregato. E’ proprio l’alchimia fra loro, le relazioni, gli atteggiamenti, la verosimiglianza con la quale sono inquadrati che mi ha intrattenuto così bene. E’ indubbio che sia triste che una famiglia giunga al capolinea, poi anche con due figli a carico che non hanno ancora raggiunto i dieci anni, ma queste pagine sono in grado di far riflettere molto proprio su come certe cose avvengano, e su come evitarle. E’ una sorta di manuale dei campanelli di allarme da precorrere prima del tracollo. Ti insegna come vederli, interpretarli, capovolgerli in tempo prima che si mettano a trillare sonoramente.

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In più, Colazione a Brooklyn è il manifesto di come l’abito non faccia il monaco, ma proprio per niente. Quello che sembra rosa si rivela blu, e quel che è blu poi giallo e rosso e, infine, il colore non colore: bianco o nero che sia. E quando un libro sa sorprendermi, soprattutto con una trama a regola priva di colpi di scena come può essere quella di un romanzo di narrativa contemporanea, non posso che giudicarlo quantomeno carino.

Non è che Colazione a Brooklyn sia questa gran opera moderna, però è senza alcun dubbio un romanzo simpatico e riflessivo, che tiene compagnia e ti spinge a porti qualche domanda sulla vita, su ciò che è meglio fare nei propri confronti e in rispetto verso gli altri, sulla dignità che si possiede o si perde e riguardo quanto siamo disposti a perdere – o barattare – per raggiungere i propri obiettivi.

Ora che i libri da spiaggia spopolano sotto gli ombrelloni, invece che perdervi in un mattone pesante come le lasagne da digerire sotto il sole cocente, riservatevi una lettura leggera e fresca come questa. Non ve ne pentirete.

Ps: prima di lasciarci, volete sapere cosa mi è piaciuto del libro, soprattutto? Che, alla fine, ognuno ottiene quel che si merita. Tranne i bambini, ovviamente, che finiscono sempre per incassare le colpe dei genitori. Quello, purtroppo e tristemente, è ormai un must anche nella vita reale.

Voto: 4/5

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