Recensione “La valle dai sassi che ridono” di Andrea Tessaro

Valli del Pasubio (Vicenza), sul finire degli anni Sessanta: una grave epidemia, il leggendario “uomo selvatico”, la tragica fine di uno storico locale soprannominato “stregone”. Sono solo alcuni dei tasselli che a distanza di decenni un anziano medico tenta di ricomporre su uno sfondo storico: la vita della comunità nel corso dei secoli, gli strali del parroco contro il mercato locale nel 1621, la vicenda di un sacerdote bibliofilo vissuto nel XIX secolo. Per identificare, postumo, uno spietato assassino.

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Titolo: La valle dai sassi che ridono
Autore: Andrea Tessaro
Editore: Youcanprint
Genere: Mystery
Data pubblicazione: 22 Agosto 2021
Voto: 4.5/5

Classificazione: 4.5 su 5.

Cartaceo -> 12€ | Ebook -> 5,99€

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Recensione

Ben tornati letto oggi vi parlo di un Romanzo che è parecchio fuori dalla mia zona di confort. Lo scorso anno ho avuto il piacere di poter leggere Sette apprendisti per la torre di ghiaccio, sempre di Andrea Tessaro, da qui la decisione di dare una possibilità a questo breve romanzo, nonostante fosse, come dicevo prima, fuori dalla mia confort zone. Fin da subito non posso celare il mio entusiasmo a riguardo. Un genere che affronto molto poco, ma che in questo caso mi ha conquistata completamente. In questo racconto lungo trovano genere mystery-horror con sfumature gotiche.

Nel piccolo paese di Valli di Pasubio in provincia di Vicenza, troviamo Renato, medico sostituto, chiamato per quella che si trasformerà in un’epidemia di febbre tifoide. A quanto pare i batteri sono sia nel cibo che nel latte e non se ne capisce la provenienza. L’intero paese punta il dito nella medesima direzione. L’uomo selvatico da tutti chiamato in questo modo, è per l’intero paese il colpevole dell’epidemia e di ogni calamità avvenuta in zona nei secoli. Un individuo mezzo uomo e mezza bestia, peloso, spaventoso e rapitore di bambini.

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Accanto a una tipologia di uomo selvatico che includeva ogni forma di diversità, di trasgressione, di follia, di emarginazione volontaria e non, ne era diffusa un’altra, che faceva del selvatico una sorta di essere silvestre, per lo più ricoperto da peli, molto più alto o molto più basso dell’uomo, verso cui covava sentimenti di opposizione o rancore. Rimasi molto perplesso quando appresi, da mezze parole, pronunciate con circospezione e riluttanza dovute evidentemente alla mia presenza, che i sostenitori di questa versione gli attribuivano effettivamente la diffusione del contagio.

Poco prima dell’arrivo di Renato in paese vi fu una grande tragedia. La famiglia Rossi, il cui capo famiglia era chiamato “Lo stregone“, morì durante l’incendio della casa di famiglia insieme al figlio. Poco dopo la figlia, data per morta, riappare nei boschi, ferita, confusa e apparentemente posseduta. La zia si fa carico della giovane e la prende con sé. Sarà proprio qui nella casa della zia che Renato incontrerà la giovane per la prima volta. Anna ha una ferita alla mano e non permette a nessuno di disinfettarla o curarla, dice cose strane, incomprensibili, molto simili ad una lingua sconosciuta e la notte disegna strani esseri sui muri della propria stanza.

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Un mix adrenalinico che mette in seria difficoltà un uomo di scienza come Renato. Un medico che si trova invischiato all’interno di una credenza popolare che sembra prendere forma di fronte ai suoi occhi. La schizofrenia sembra l’unica spiegazione medica ad avere senso nei riguardi della giovane Anna, ma nonostante questo Renato tenta di comprendere più a fondo ciò che sta succedendo. Trovo vi sia un ribaltamento di prospettiva su luoghi abitualmente visti come terra di gente sorridente e bonaria, trasformati in scenari di orribili perversioni. Luoghi in cui generalmente ci si sente al sicuro, completamente stravolti.

Arriverà a trovare il fulcro della questione? Incontrerà “L’uomo selvatico”? Nel finale il medico e uomo di scienza tirerà le proprie conclusioni, ma più che esaustive convergono in più scenari possibili e in ognuno di questi convive razionale in irrazionale in dosi molto diverse tra loro.

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Libro che ha la capacità di tenere il lettore incollato alle pagine per cercare di comprendere meglio quello che sta accadendo a Valli. Basato su credenze popolari è ricco di dettagli e saturo al punto giusto. Consigliatissimo sia agli amanti del genere che anche a coloro come me, meno avvezzi, ma curiosi di ampliare i propri orizzonti letterari.

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