Recensione “Codice a sbarre” Storie di assenti e di simbionti in cattività di Giulia Tubili

«Magari non è così, forse fanno bene loro. Chi sono io per giudicare i dolori atroci che nascondono in casa? Però, al contrario loro, io non so fingere il distacco. Non sono in armonia con me stessa, né con gli eventi in corso. Eppure, da bambina, mi dicevano che ero una brava attrice». Questa raccolta di racconti non appartiene totalmente al giallo benché esprima forti suggestioni noir, pulp e thriller. Possiamo paragonarla a un “lettore di codice a sbarre” che cerca di decifrare, racconto per racconto, le storie incredibilmente diverse della prigionia, della cattività in cui, in un modo o nell’altro, ogni essere umano finisce col cadere, per un periodo o per sempre. Non si vuole condurre il lettore in un girone infernale né portarlo a ragionare “Dei delitti e delle pene”. Il carcere è un non luogo: cella, corpo o mente, che la catena sia corta o lunga come nel testo poetico della Szymborska, è un “essere o non essere”. Tante sono le sbarre uno è il senso di solitudine: ferro o ossa, ferro e ossa. “Codice a sbarre” è l’esordio letterario di Giulia Tubili.

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Titolo: Codice a sbarre – Storie di assenti e di simbionti in cattività
Autore: Giulia Tubili

Editore: Il ramo e la foglia
Genere: Raccolta di racconti
Data pubblicazione: 24 Giugno 2022
Voto: 4-/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 14€

Recensione

Questa raccolta di racconti è molto particolare.

Innanzitutto, definire il suo genere risulta quantomeno complicato, anche se la tematica principale, intorno alla quale ruotano tutte le storie contenutevi, è sempre la stessa: il carcere.
Che sia effettivo, materiale dunque, il classico centro di detenzione, oppure assuma le forme di un istituto di salute mentale, una gabbia psichica creata da noi stessi, la ragnatela della pazzia, tutto si concentra nella tematica della prigionia.

Che genere si può incontrare, in questa raccolta? Be’, ce n’è più di uno. Possiamo accennare al giallo, al thriller, al pulp. Non è semplice incasellare una simile opera, in quanto consta di una miriade di sfumature d’ombra che le permettono di sfuggire alla classificazione.

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Ci troverete un po’ di tutto insomma: inganni, omicidi, vite al limite, disperazione. Sì, forse il sapore che rimane sulla lingua dopo aver letto questa raccolta è proprio quello della perdita completa di speranza, che al contempo è terribile ma anche piacevole, rassicurante.
Se non c’è più nulla in cui credere, è più semplice abbandonarsi all’oblio. Ed è proprio questo che fanno molti dei personaggi delle storie narrate in Codice a sbarre (titolo azzeccatissimo, tra l’altro).

Cavalcando un’attenta analisi della psiche umana, descrivendo le condizioni di cattività di individui sempre diversi e spinti da motivazioni varie e sempre diverse, si può godere di questi racconti brevi ma incisivi, significativi.

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Ognuno ha un suo peso, un suo messaggio che arriva dritto al lettore, anche se mi trovo costretta a segnalare un piccolo “malus”, diciamo. In realtà per me non sussiste, ma è meglio sottolinearlo per mettere in guardia i lettori: non vi aspettate una scrittura semplice.

Questa giovane autrice intesse i suoi racconti con l’abilità di una sarta, che lavora alla sua maglia con passione e dovizia di particolari. Lo stile narrativo è complesso, ricco di figure retoriche e bruschi passaggi che potrebbero confondere il pubblico più inesperto.

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Quella di Giulia Tubili è la scrittura di una grande lettrice, di un’appassionata di letteratura che ormai ha maturato uno stile particolare e personale che, per quanto riguarda me, trovo quasi in ogni occasione molto efficace.

Nel complesso, ho apprezzato questa raccolta. Unici piccoli difetti la tortuosità dello stile narrativo se non si è abituati a leggere materiale di una certa complessità e, a volte, la ripetitività di alcuni personaggi. Non che non siano originali, è che si somigliano un po’ tutti, con la solita ironia acida, ma d’altronde Codice a sbarre è una raccolta di racconti e non un romanzo. Lo spazio per approfondire la caratterizzazione dei protagonisti è quel che è, e devo dire che è sfruttato discretamente.

Lo consiglio principalmente agli amanti del pulp, perché troveranno pane per i loro denti.

Voto: 4-/5

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