Recensione “La bambina sputafuoco” di Giulia Binando Melis

Se ascoltassimo il bambino che è in noi, la sua fantasia ci tirerebbe fuori da tutti i guai. “Io mi chiamo Mina e mi piacciono molte cose: i denti di leone, il tonno in scatola, i libri, la ricotta, le lucciole e soprattutto i draghi, e le fiamme che escono dalla loro bocca. I draghi nessuno li uccide, sono fortissimi, e per questo io mi sento una di loro, infatti la prima volta che ho visto Lorenzo non mi sono neanche spaventata. Lui era infuriato, urlava forte e mi ha lanciato un’occhiataccia. Ma io lo so che era solo molto arrabbiato, come me. Stare qui non ci piace per niente e questo è stato un ottimo motivo per diventare amici. Insieme facciamo sul serio. Siamo davvero due brutti ceffi e di fronte a noi se la danno tutti a gambe, perfino la paura. Contro di lei usiamo l’immaginazione, che ci fa vincere sempre. Che ci fa sentire forti e coraggiosi.

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E di coraggio ne abbiamo bisogno, per mettere a punto il nostro piano segreto. Un piano di fuga coi fiocchi. Perché io e Lorenzo dobbiamo scappare. Andarcene via dall’ospedale dentro cui viviamo ormai da troppo tempo e raggiungere il mondo fuori. Perché quando rivedremo il cielo ogni cosa cambierà. Perché quando siamo insieme non ci batte nessuno.” Ci sono esordi che risuonano per molto tempo nel cuore di chi li legge. È così per “La bambina sputafuoco“, venduto in tutt’Europa. Noi siamo Mina quando ascoltiamo il bambino che abbiamo dentro. Quando lasciamo che la fantasia ci faccia da guida. Quando ci fidiamo di un’amicizia vera, che non ci fa sentire soli. Tratto dall’esperienza dell’autrice, questo romanzo insegna come il potere dell’immaginazione possa tirarci sempre fuori dai guai.

Titolo: La bambina sputafuoco
Autore: Giulia Binando Melis

Editore: Garzanti
Genere: Narrativa contemporanea
Data pubblicazione: 10 Febbraio 2022
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 16,80€ | Ebook -> 9,99€

Recensione

Ben tornati lettori, oggi vi parlo del primo libro terminato nel mese di marzo, “La bambina sputafuoco” di Giulia Binando Melis, edito Garzanti, casa editrice che ringrazio per la gentilezza nell’omaggiarmene una copia. Libro diventato da subito un caso editoriale grazie al passa parola e venduto in tutta Europa nonostante sia un esordio editoriale.

La storia è semplice, una di quelle che non vorremmo mai accadesse, ma che piomba come un macigno sul petto in modo improvviso. Mina inizia a sentire “gli spilli” come lei stessa li definisce e dopo una serie di ricoveri d’urgenza in ospedale, le viene diagnosticato un brutto male. La sua giovane età non le permette di capire a pieno cosa sta accadendo, né l’impatto sconvolgente che avrà per lei e per la sua famiglia. Come lei anche Lorenzo, che diventerà suo grande amico, prova tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Insieme metteranno in piedi un piano di fuga con i fiocchi, studiato talmente bene da essere scoperti ancor prima di varcare la porta d’uscita dell’ospedale. La loro è voglia di assaporare la libertà, la normalità e la spensieratezza della loro età che a causa della malattia non possono vivere.

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La scrittura è veloce e semplice, il linguaggio è infatti tipico di una bambina dell’età della protagonista, il che fa ancora di più immedesimare nella storia. I discorsi diretti non presentano punteggiature, si susseguono in modo naturale e spontaneo alla parte narrativa creando quasi un fiume in piena di parole. Una valanga che travolge il lettore, trasportandolo in una dimensione “altra” al fianco di Mina, durante le visite, gli esami e la degenza.

Un libro commovente, sconvolgente, vero. Una storia vera, quella della scrittrice, che ha sentito l’esigenza di condividere i giorni più difficili della sua vita. Quelli legati alla scoperta della malattia, che l’ha tenuta in ospedale a lungo. Giulia Binando Melis in questo libro d’esordio mette una parte importante del suo passato, dando voce alla bambina che è stata. Lo ha fatto facendoci un regalo di inestimabile valore, se stessa e il proprio vissuto al servizio degli altri. Mettendosi a nudo nelle fragilità di un’esperienza che metterebbe in ginocchio l’uomo più valoroso, ma che lei ha dovuto vivere in così tenera età. Lo fa attraverso le parole di Mina, il cui nome è quello della sua vicina di camera in ospedale; e lo fa con un linguaggio tipico di quell’età. Potrebbe inizialmente spiazzare questa scelta stilistica ma a mio avviso è del tutto giustamente corretta. Chi ha a che fare nella propria quotidianità con i bambini, come è stato nel mio caso per molto tempo, storce il naso ogni volte che in un libro troviamo un bambina o una bambina con un lessico che farebbe invidia ad un dottorando in linguistica. Non posso quindi che trovarmi completamente in accordo con la scelta dell’autrice. Inoltre avendo lei stessa scritto il libro in età adulta, è sicuramente stato un lavoro non semplice da rendere a tale maniera. Per cui mia cara Giulia, chapeau!

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Attraverso questa storia impariamo a conoscere meglio i nostri sentimenti, a dare meno ascolto alle fragilità legate a cose di poco valore. Il tutto imparando a sperare e a credere nel potere dell’immaginazione. Qualità che crescendo perdiamo, ma che è in grado di aprire spiragli sorprendenti di luce in mezzo al buio. Quello che colpisce immediatamente di questo romanzo è la sua delicatezza. Un approccio che forse non ci si aspetta considerato il tema centrale, ma che rappresenta invece il fulcro del testo. La bambina sputafuoco è la storia di un’amicizia comune, ma straordinaria. Mina e Lorenzo si incrociano per la prima volta nei corridoi dell’ospedale, lui decisamente burbero e impertinente, lei scioccata ma incuriosita. Il destino comune che li lega a quelle quattro mura, a piantane e flebo, a medicine sempre diverse, a chemioterapie che lasciano ben poche forze addosso fa il resto. Sono insieme in quella battaglia, fianco a fianco.

Un libro da leggere almeno una volta nella vita, super consigliato.

Voto 5/5

Leggi un’estratto del libro qui sotto

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