“John Wick” (2014) di Chad Stahelski

“John Wick” è il primo film della fortunata saga omonima che segue le gesta di Keanu Reeves, ex sicario che torna alla criminalità quando l’equilibrio della sua nuova vita viene sconvolto. Il film rientra nella categoria dei revenge movie ed è perciò un’intensa opera action piena di adrenalina che ci regala livelli di intrattenimento ottimi e che si discosta dai film del genere a cui siamo abituati avvalendosi di un’ottima caratterizzazione dei personaggi e di una geniale ambientazione.

A seguito della morte della moglie per malattia, John Wick è costretto a tornare sui suoi passi di assassino quando tutto ciò che lo teneva ancora attaccato ad una vita normale gli viene spazzato via dal figlio di un noto capo criminale russo. Il giovane però, non sa di essersi messo contro il sicario più pericoloso del pianeta, su cui si narrano storie come l’aver ucciso tre persone con una matita. Ora, sebbene è il genere di azione che costituisce per quasi la sua interezza tutta la pellicola, regalandoci un ottanta percento della visione carico di combattimenti, inseguimenti e sparatorie, è la costruzione dei personaggi e dell’ambientazione che dà forza al film, non riducendo la pellicola a un accozzaglia sterile di calci e pugni. Ogni personaggio viene costruito molto bene tant’è che anche quelli minori ci vengono in mente con un sorriso. Cito ad esempio il receptionist dell’hotel. Ma anche gli antagonisti sono tutti riusciti, odiosi al punto giusto e pure simpatici. Particolarissima la figura del boss russo (Michael Niqvist), malinconico e rispettoso. Come non citare inoltre William Dafoe, anche lui in un ruolo secondario ma che sullo schermo fa sempre un eccellente figura. Per quanto riguarda la costruzione del mondo che circonda questi personaggi invece, oltre ad una fotografia molto scura che rappresenta una città distaccata e quasi inesistente, voglio parlare dell’idea geniale dell’aver creato un Hotel, il Continental, che si occupa di ospitare in segreto l’alta criminalità attraverso il pagamento di gettoni dorati, ovvero, lasciapassare per tutte quelle aree e servizi riservati appunto ai clienti speciali. L’hotel però, così come il suo direttore (Ian McShane), ricoprono un ruolo puramente neutrale tra i vari conflitti che possono intercorrere tra criminali, e per questo motivo fanno rispettare anche un rigoroso regolamento.

Se quello del Continental è l’elemento più importante della pellicola (difatti sarà al centro anche dei sequel), l’elemento action, che fa da padrone, si avvale anche lui di un utilizzo differente da quello a cui siamo abituati. Le sequenze di azione non vengono pompate di rallenty o rimontate in modo frenetico per dare maggior sospensione o dinamicità, ma simulano realismo venendo girate senza troppi stacchi così da valorizzare la violenza che ci viene sparata in faccia. Violenza che non può mancare in un film di questo tipo, ben supportata da personaggi ben costruiti e perciò madre di forti impatti emotivi. In poche parole, quando un elemento è rappresentato bene, anche quelli che si collegano ad essi vengono esaltati.

Il risultato di tutto ciò, in conclusione, è un film appassionante e adrenalinico, con addirittura qualche spunto comico, dove il personaggio di Keanu Reeves ci viene mitizzato fin dall’inizio per la sua fama di temibile “uomo nero”. Tale aspettativa viene soddisfatta con grande appagamento. Inutile dire che il genere stesso regala una visione che scorre senza intralci e mai annoia. Primo capitolo di una saga di intrattenimento puro come solo il grande cinema sa fare.

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