“Arsenico e vecchi merletti” (1944) di Frank Capra

Risate e terrore. “Arsenico e vecchi merletti” è un capolavoro. Ispirato ad una commedia teatrale che spopolò intorno agli anni 40, venne riadattato per il cinema in maniera magistrale. Anzitutto è importante dire che sia la sceneggiatura sia la messa in scena sono entrambe molto complesse… non vi preoccupate, complesse da fare, non complesse per lo spettatore. Parliamo infatti di un film girato all’ 85 percento tutto all’interno della stessa casa, le quali riprese erano iniziate nel ’41 e data la guerra, fermate per 3 anni. Immaginate quanto può essere difficile riprendere a girare scene già iniziate, soprattutto stando attenti a non sbagliare i dettagli quando si parla di un film girato in interni. Ogni bicchiere, ogni sedia, ogni vaso deve essere nella stessa posizione in cui era nella scena precedente, filmata 3 anni prima. Già questo la dice lunga sulla pellicola. Frank Capra poi, riesce a creare un opera che gioca su più generi, alternando con una cadenza impressionante le atmosfere che trasmette. Si passa dall’horror al comico, il tutto coronato in una situazione pressoché surreale, dove la recitazione sopra le righe del protagonista, Cary Grant, riesce comunque a funzionare ed essere strepitosa. Si, perché una commedia nera come questa fino a quel momento non era mai stata girata, e forse non lo sarà mai più. E’ la prova è che questo è l’ennesimo film in cui non importa il bianco e nero, non importa se è stato girato ormai 79 anni fa, il film potrebbe essere uscito adesso per quanto è moderno nella sua impostazione e nella sua dinamicità. Non è invecchiato di una virgola, non sentirete quella sensazione di imbarazzo o di disagio che si può provare assistendo a recitazioni vecchio stile, e se, mi auguro per voi, avrete mai il coraggio di guardarlo, vi assicuro che ne rimarrete paralizzati. Non smetterete di ridere dall’inizio alla fine, e vi spaventerete pure! Ma se proprio il maledetto bianco e nero vi da fastidio, provate a immaginare questo e tutti i film del passato, come fossero usciti adesso, ma girati in questo modo per pura scelta stilistica. Piace a tutti mettere il filtro B/N nelle foto che pubblicate sui social, giusto? Guardatevi anche i film. La trama è questa: Cary Grant, ovvero Mortimer, è un critico teatrale che si è appena sposato. Torna nella sua casa di infanzia dove viveva con le due zie, ormai vecchiette, ma adorabili e dolcissime. Queste vivono con il fratello di Mortimer, un ometto grassottello e pazzo che crede di essere Teddy Roosevelt. Il protagonista perciò arriva a casa e comunica le nozze, peccato che le dolci ziette hanno appena avvelenato un uomo e lo hanno nascosto in una cassapanca. La storia da qui in poi esplode, il povero Mortimer è interdetto, le vecchiette rimangono nonostante questo le adorabili zie di prima e giustificano il gesto come un atto di carità verso la vittima. Poi aggiungono che in cantina ci sono altri 11 cadaveri già sepolti. Ma chi le scava le fosse? Il fratello Teddy naturalmente, convinto di scavare il canale di Panama. Il tutto si complica, quando il terzo fratello, Jonathan, criminale e killer di fama, accompagnato dal suo personale dottore e chirurgo plastico, torna a casa con l’intenzione di farsi operare per rimediare al precedente brutto lavoro del dottore che gli ha trasformato il volto in quello di Boris Karloff. Brutta faccenda per un serial killer, assomigliare a uno degli attori più famosi di quel momento. Ma i problemi non sono finiti, Jonathan ha bisogno anche di far sparire più in fretta possibile un cadavere che tiene nel portabagagli, è quel’è il miglior posto se non la cantina? Esilarante, la scena in cui realizza che le sue zie hanno accumulato 12 omicidi, tanti quanto lui, senza mai essere sospettate. Jonathan è però un personaggio che porta con se uno stile di messa in scena più buia e “orrorifica”. Questo comporta che le scene in cui lui è presente, si distacchino da quella comiche e sopra le righe in cui ci sono Mortimer e Teddy. Nonostante ció Frank Capra riesce a tenere in equilibrio tutto. Nelle scene migliori, passa da un genere all’altro con rapidità incredibile, riuscendo nella straordinaria impresa di mettere terrore e suscitare risate quasi contemporaneamente. Il film è carico di situazioni di questo tipo e per via dell’entrata in scena di molti altri personaggi e dell’intreccio narrativo è impossibile raccontarlo tutto. Le gag comiche poi sono una dietro l’altra e molto spesso geniali: non lasciano fiato allo spettatore che un secondo dopo è già ritornato con i piedi per terra perché la temperatura scende e la scena si fa spaventosa. Un vortice di emozioni che scegliere di non provare è sicuramente una grande perdita. Trovo che le opere del passato non vadano dimenticate e considerate come superate, solo perché adesso siamo tecnologicamente più avanzati. L’arte non è tecnologia. E’ un film che come tanti necessità assolutamente una visione, ne vale veramente la pena, occorre solo dargli fiducia.

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