Recensione “Pericolose ossessioni” di Bob Van Laerhoven

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Titolo: Pericolose osessioni

Autore: Bob Van Laerhoven

Editore: Babelcube Inc.

Genere: Raccolta di racconti

Data pubblicazione: 21 Ottobre 2017

Voto: 3/5

Cartaceo -> 10,69€ 


Sinossi

Serrati, elettrici e sorprendenti, questi racconti hanno in comune il tema dell’amore malato come fonte di violenza. L’autore fiammingo Bob Van Laerhoven, vincitore dell’USA Best Book Award nella categoria Mystery/Suspense e dell’ Hercule Poirot Prize con il suo controverso romanzo La vendetta di Baudelaire, intreccia i destini dei singoli individui con profondi cambiamenti sociali. Van Laerhoven è stato autore di viaggio in zone di guerra dal 1990 fino al 2003 e la sua esperienza riecheggia in questi racconti provocatori ed emozionanti, ambientati nell’Algeria degli anni cinquanta, devastata dalla guerra civile , in un campo di concentramento per zingari durante la seconda guerra mondiale, in una città di confine peruviana dove il furto è un’arte mortale, in Liberia durante la guerra civile degli anni novanta. Omnia vincit amor – l’amore vince tutto – così si dice. Ma non le nostre pericolose ossessioni.

Recensione

Piccola raccolta di storie accumunate da un tema centrale, come suggerito dal titolo.
La protagonista del libro è l’ossessione, filo conduttore tra tutti questi racconti completamente diversi tra loro; non necessariamente amorosa, anzi più che ossessione sarebbe più corretto parlare di predilezione ad una passione tale da sfociare in violenza.
Regine indiscusse della lettura sono le donne: raffigurate nelle più svariate situazioni, illustrano diverse personalità dipingendo attraverso ognuna di loro un lato differente della femminilità.
Dal primo racconto in cui la misteriosa protagonista era appena accennata restando per lo più nell’ombra, come ad incoraggiare il lettore a lasciar galoppare l’immaginazione, si assiste ad una escalation progressiva sino all’ultimo, in cui la donna ne diventa la colonna portante, quasi lasciando il resto sullo sfondo.
Il tema centrale resta soprattutto il legame inscindibile della donna alla vita, come artefice della stessa, come colei che riesce a deciderne l’inizio, il decorso, e la fine, tirando semplicemente le fila dall’alto.
Particolarmente intense le ultime storie, ambientati in luoghi e tempi che niente hanno a che fare tra loro ma condividono un comune dramma: la guerra. Dai riti sacrificali durante gli scontri civili in Congo ai bambini soldato di Monrovia, fino ai campi di sterminio nazisti, stavolta visti in modo del tutto originale attraverso gli occhi degli zingari. In queste il potere del femminile raggiunge l’apoteosi, in pochi mirati gesti stabilisce la differenza tra la vita e la morte in base alle esigenze del momento.
Al contrario la figura maschile ne esce completamente sconfitta; solo in apparenza il sesso forte, pensa e agisce di conseguenza, ma inevitabilmente finisce in trappole tese da chi pensava di avere in piena sudditanza.

Trasgressivo e attualissimo, indiscutibilmente induce alla riflessione in un periodo di rivalutazione completa e contrastata della figura femminile; risulta un’eccentrica celebrazione della fine di un’era immemorabile di maschilismo e di inizio della considerazione della donna come persona e non più soltanto come essere vivente.

Voto 3/5

 

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