Recensione “Non ero il solo” di Fabrizio Marchi

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Titolo: Non ero il solo

Autore: Fabrizio  Marchi

Editore: Misesis

Genere: Narrativa Contemporanea

Data pubblicazione: 28 Luglio 2009

Voto: 5/5

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Sinossi

L’adolescenza difficile e turbolenta di un giovane cresciuto a Roma negli anni ’70. Le esperienze sessuali, l’irrequietezza, le angosce, la malattia e la morte prematura della madre, la vita nel quartiere dove è cresciuto, il liceo che ha frequentato, gli amici morti in circostanze violente, la militanza politica. Sullo sfondo la Roma di quegli anni, i suoi rioni, le sue ombre, gli angoli nascosti della città, le sue contraddizioni, la violenza di cui era permeata. Non ero il solo è un romanzo solo in parte autobiografico; è il ritratto disincantato e disilluso, ma anche ironico, di un’epoca e di una generazione bruciata e cresciuta troppo in fretta raccontato attraverso gli occhi e il linguaggio di un ragazzo che gli eventi hanno reso prematuramente adulto.

L’Autore

Fabrizio Marchi, nato a Roma il 09/11/1958, è un giornalista pubblicista, si occupa di comunicazione, relazioni istituzionali e politica internazionale. E’ laureato in Scienze Politiche e in Filosofia.
E’ autore del saggio Le donne: una rivoluzione mai nata.

Recensione

Il romanzo narra la storia di un ragazzo che vive la sua adolescenza a Roma durante gli anni settanta, nel pieno di un enorme fermento sociale e politico, un periodo storico speciale e unico in un luogo anch’esso speciale e unico.

Leggere questo libro mi ha riportato indietro negli anni, facendomi provare, quindi, un insieme di emozioni profonde e contrastanti. Probabilmente perché, essendo di soli tre anni più giovane dello scrittore ed essendo anch’io di Roma, ho vissuto e frequentato un liceo classico di Roma nello stesso incredibile periodo descritto nel romanzo. Devo dire che, presa dalla vita quotidiana, avevo pressoché dimenticato gli eventi di quegli anni! Grave…perché sono stati incredibili e, nostro malgrado, hanno portato direttamente alla deprecabile situazione attuale…forse per questo ho voluto dimenticarli…Invece, grazie a questa lettura, ho ricordato tutto, vividamente: gli scontri quotidiani tra i fascisti e i comunisti e quelli con la polizia (una volante stazionava ogni giorno davanti l’entrata del liceo che frequentavo), le assemblee studentesche e i megafoni che chiamavano a raccolta, i volantini, le manifestazioni di piazza, l’8 marzo VERA festa delle donne, il fermo immagine surreale del silenzio e del deserto spettrale, di una cartaccia che si alza da terra, trasportata da un alito di vento, mentre ci facevano uscire da scuola il giorno che hanno rapito Moro…Ricordare e soffrire è stato un tutt’uno: la Rivoluzione non c’è stata, il cambiamento non è avvenuto, tutti, come dei novelli Emiliano Zapata, abbiamo fatto nostro, accettandolo e superandolo, quello che, allora, combattevamo…la coscienza rimorde.

Consiglio senz’altro di leggere questo libro, non solo perché racconta di un momento storico d’oro e può far riflettere tutti noi sul nostro futuro, ma anche perché con grande ironia racconta dell’ “unico” interesse di un adolescente, mentre, con garbo e riservatezza narra una storia intima familiare, i legami di amicizia. Un racconto di vita.

5/5

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