Cosa succede quando un romanzo di formazione incontra le tinte forti, grottesche e dissacranti del genere pulp? Ci porta a scoprirlo Alessandro Raschellà, autore edito da Catartica edizioni, che con il suo ultimo libro – in uscita a giugno 2026 – ci guida in un viaggio caleidoscopico tra la Calabria e il Regno Unito. In questa intervista ci racconta la genesi del titolo provocatorio Mio nonno spaccia, il legame viscerale con la propria terra d’origine e il delicato equilibrio tra bizzarria familiare ed emozioni autentiche
Alessandro, com’è nato un titolo così forte e d’impatto come Mio nonno spaccia e quanta ispirazione c’è, anche emotiva, in questo romanzo di formazione?
Questo libro è nato da due idee: volevo il titolo “Mio nonno spaccia” per dare seguito al titolo del mio primo romanzo e di tutti i miei social, “Mia nonna fuma”, e utilizzarlo per un romanzo di formazione pulp. Per pulp intendo il genere che ha lanciato Quentin Tarantino, Chuck Palahniuk e tanti altri artisti che seguo e che mi appassionano. Volevo, cioè, utilizzare elementi come droga, violenza e sesso (nel mio caso droga e sesso), portati all’estremo e resi quasi grotteschi attraverso lo stile narrativo, per raccontare la crescita del protagonista.
Il romanzo esce a giugno 2026. Da quanto tempo portavi dentro questa storia e come si è sviluppato il passaggio del protagonista dalla provincia italiana al Regno Unito?
La storia che volevo raccontare con lo stile che ho descritto nella mia prima risposta è nata parecchi anni fa. Dovevo solo decidere come raccontarla. In realtà, l’emigrazione dal paese di provincia calabrese è un tema ricorrente dei miei scritti e, in “Mio nonno spaccia”, si passa per la prima volta nel Regno Unito. Il passaggio tra l’Italia e il Regno Unito è ispirato dalla mia esperienza di vita anche se, in realtà, nel mio caso c’è una parentesi in Spagna prima del Regno Unito. Per la parentesi spagnola, vi invito a leggere i miei primi tre romanzi.
Massimiliano cresce in una situazione familiare unica, affidato a nonni anticonvenzionali e perennemente sballati che però nutrono per lui un amore viscerale. Come hai lavorato per bilanciare la bizzarria di questo contesto con la tenerezza del legame familiare?
Questa è stata la parte più divertente, nel senso che, partendo dalla situazione familiare bizzarra, con un nonno spacciatore che si sballa insieme alla nonna e vari personaggi strambi, volevo creare un clima familiare che risultasse normale in quel contesto. Mi sono ispirato ancora una volta a emozioni reali e ho cercato di immedesimarmi in questi personaggi per creare una situazione il più realistica possibile, considerando la particolarità del contesto familiare.
La storia affronta il tema del distacco e della ricerca d’identità senza cadere nella retorica del riscatto a tutti i costi. Qual è il messaggio chiave che vorresti arrivasse ai lettori riguardo alla provincia e alla periferia?
Io sono andato via dalla Calabria arrabbiato, ma la colpa non era della Calabria: era la mia situazione, e non lo sapevo. Era un periodo in cui i miei amici erano lontani, non riuscivo a innamorarmi né a realizzarmi, studiavo per inerzia, solo per finire l’università e scappare. Poi, prima in Spagna (soprattutto) e poi nel Regno Unito, ho trovato nuovi amici che ora accompagnano quelli di sempre, mi sono innamorato e mi sono realizzato. E non vedo l’ora di tornare in Calabria almeno due volte all’anno, per rivedere il mio passato, ma anche per continuare a costruire il mio futuro lì. A volte si tratta solo di momenti, di coincidenze, di incastri e di chiarimenti. Io i miei chiarimenti li ho ottenuti viaggiando: ho scoperto di essere una persona felice fuori dalla Calabria, ma di essere ancora, profondamente, parte della Calabria. La provincia e la periferia possono disperare, annoiare, chiuderti in una routine che non vuoi. Ma una volta che ti realizzi altrove, ti rendi conto che quella periferia è la tua famiglia, è parte della tua vita, e impari a godertela.
Se dovessi descrivere la parabola di crescita di Massimiliano a un lettore che cerca un romanzo di formazione autentico, quale scena del libro sceglieresti come simbolo del suo cambiamento?
Massimiliano, più che un cambiamento, raggiunge una consapevolezza e la propria realizzazione. In realtà lui non cambia mai: è la sua situazione a cambiare, e questo cambiamento gli permette finalmente di sentirsi vivo. Non me la sento di indicarti una scena specifica del libro, perché vorrei che fosse il lettore a scoprirla.
Progetti futuri?
Ho scritto quattro romanzi di formazione, di cui solo uno ambientato in una distopia, con temi principali i viaggi, l’effetto delle droghe sulle persone, la musica e la cultura pop. Ora voglio uscire dalla mia zona di conforto come autore e sto scrivendo racconti di genere diverso. Spero che questo esperimento possa presto prendere vita e, soprattutto, che funzioni.
Un ringraziamento speciale ad Alessandro Raschellà per la disponibilità e per aver condiviso con noi le sfumature più intime e profonde del suo processo creativo. Se questa chiacchierata vi ha incuriosito e volete immergervi nelle pagine di questo romanzo pulp e di formazione, potete acquistare il libro di Alessandro Raschellà su Amazon. Inoltre, vi invitiamo a continuare a seguirci e a leggere la recensione completa del libro sul blog per scoprire ulteriori dettagli, riflessioni e curiosità su Mio nonno spaccia (Catartica edizioni).
