Bentornati sul blog! Oggi abbiamo il piacere di ospitare l’autore e comunicatore Nello Gatti, con cui affronteremo un tema caldissimo e di grande attualità nel settore enogastronomico. Grazie alla preziosa collaborazione con Santelli Editore, abbiamo letto il suo libro “Winewashing”, un testo schietto e coraggioso che mette a nudo i malcostumi della comunicazione del vino, troppo spesso legata a uno storytelling patinato e a slogan sulla sostenibilità privi di reale sostanza. Nelle prossime righe, Nello ci racconterà com’è nata l’esigenza di scrivere questo libro, le sfide di trovare un linguaggio trasversale e i suoi progetti futuri per ridare dignità alla professione.
Buona lettura!
Il termine “Winewashing” evoca chiaramente concetti come il greenwashing. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a denunciare questa tendenza a usare la sostenibilità e lo storytelling come semplici paraventi di marketing nel mondo del vino?
Più che una scintilla, una lunga scia di lampi e tuoni che però non incontrava la reazione degli addetti ai lavori. Il vino non è solamente prodotto, lo sappiamo tutti, eppure la sua narrazione è troppo spesso incatenata ad una monotona cronaca unidirezionale, patinata e autocelebrativa. In questo contesto poi, sono anni in cui il settore ripete a gran voce la necessità di cambiare linguaggio, limitandosi però allo slogan e a qualche dibattito senza reali conseguenze. Ho voluto così raccogliere quanto visto, vissuto e ascoltato, per aprire gli occhi a un settore che adesso sta pagando a caro prezzo questa mancata inclusione e si ritrova a non saper più come avvicinare il proprio pubblico, stanco di questo “winewashing”.
Come si è evoluto il tuo approccio alla scrittura per questo testo? Hai seguito una scaletta rigorosa basata sulla filiera produttiva o ti sei lasciato guidare dagli aneddoti accumulati negli anni?
Per la stesura ho dovuto ripescare appunti, articoli, note, contenuti social e tutti i materiali prodotti negli anni così da potermi rinfrescare le idee e capire quanto alcuni episodi siano ciclici e costanti, mentre in altri avevo dimostrato una certa lungimiranza e accuratezza. Nel riorganizzare i testi, ho voluto però lasciare intatte le emozioni, le illusioni e tutto quello che sentivo in quel momento, così da essere coerente nei confronti del lettore che, insieme a me, si ritrova a percorrere questa storia ricca di fatti e misfatti, col desiderio di far capire che anche in questo che dall’esterno potrebbe risultare come il lavoro dei sogni, fatto di viaggi, vino e ristoranti, nasconde un lato molto simile ad altri settori o campi, in cui domina la logica del potere e si finisce spesso in tragicommedia.
Qual è il tuo ambiente ideale per scrivere? C’è una routine particolare che ti aiuta a mantenere questa lucidità e schiettezza mentre sei al computer?
Bisogna sapersi ascoltare sempre, in ogni situazione, avendo cura di non perdere traccia delle proprie sensazioni. Poi, altrettanto importante è concedersi degli spazi per riflettere e poi scrivere, così da poter riorganizzare le idee e comprendere come poter proseguire con il racconto, nella propria vita o attraverso un libro.
Qual è stata la sfida più grande nel trovare un tono che fosse invece fresco, accessibile e trasversale sia per gli addetti ai lavori che per i semplici appassionati?
Penso sia stato più coraggio che tecnica. Svolgo questo lavoro da diversi anni e sono molto attivo nelle discussioni e le piattaforme, ovvero so perfettamente che ci sono diverse persone che vorrebbero agire in funzione di un cambiamento, una maggiore inclusività nel mondo del vino o un nuovo linguaggio, ma come nella canzone di De Andrè “le contromisure fino a quel punto si limitavano all’invettiva”. Mi sono ritrovato così a prendere una decisione, quel classico “adesso basta” che a un certo punto ti acceca la mente e ti fa andare dritto per la tua strada. Non penso di aver detto nulla di nuovo con questo libro, se non per le note autobiografiche, ma sono sicuramente il primo che mette a nudo scenari e malcostume della comunicazione del vino incidendo nero su bianco cioè che non vorremmo vedere più nel vino di domani.
Che tipo di accoglienza e di riscontri stai registrando, in particolare da chi lavora la terra rispetto a chi si occupa solo di marketing digital/social?
Prima della pubblicazione ho avuto un attimo di esitazione. D’altronde lo sappiamo, in Italia è difficile essere riconosciuti o ricevere gratificazioni professionali. Eppure, il libro è riuscito sorprendentemente a proiettarmi subito ai vertici di discussioni e contesti ben oltre le mie più rosee aspettative, ricevendo segnalazioni positive e note di merito da numerosi professionisti che fino a pochi mesi non sapevano nemmeno della mia esistenza. C’è poi un elemento che mi gratifica enormemente, ovvero essere apprezzato (e letto) dagli addetti ai lavori. Potrà sembrar banale, ma in un contesto digital dove sembra che chiunque voglia “avvicinare in maniera semplice” o “parlare ai più giovani”, mi fa piacere ricevere la vicinanza di colleghi, consulenti, giornalisti e addirittura competitor di qualsiasi età, perchè in fondo ci fa capire come poter ragionare d’insieme in questo che è stato troppo a lungo una affare di famiglia.
Quali sono i tuoi prossimi progetti, professionali o editoriali?
Come già intuito da qualche collega e sulla base del percorso intrapreso fino ad ora, lancerò una manifesto che stabilisca alcuni punti chiari per poter ripulire il ruolo del comunicatore di vino in Italia, nell’augurio di poter ridare dignità e rimettere al centro la competenza in questo ruolo. Per quanto riguarda il “winewashing”, quello sarà sempre dietro l’angolo, ma ho fatto capire con questo piccolo gesto che non staremo qui ad accettarlo.
Ringraziamo sentitamente Nello Gatti per la sua lucidità, per aver risposto alle nostre domande senza filtri e per aver acceso un faro su dinamiche che meritano di essere discusse apertamente. Un ringraziamento speciale va anche a Santelli Editore per aver reso possibile questa stimolante collaborazione e per aver portato in libreria un saggio così fresco e necessario. Facciamo un grande in bocca al lupo a Nello per il lancio del suo manifesto e per tutte le sue future iniziative!
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