Nella seconda tappa dedicata a “Corpi” (Infinito Edizioni), Antonio Roma scava nelle radici della nostra esistenza: i legami. Siamo figli di una relazione prima ancora di possedere il linguaggio, risultato di abbracci riusciti o mancati. La famiglia e le relazioni non sono mai luoghi neutri, ma teatri dove impariamo a sopravvivere, a tacere o a tradire noi stessi pur di non perdere l’altro.
L’autore sceglie di non raccontare legami ideali, ma legami veri, quelli che inciampano e si spezzano. Scrivere di queste dinamiche significa ammettere che spesso chiediamo al partner di riparare ciò che il passato ha rotto, confondendo la dipendenza con l’amore e la paura con la fedeltà. In un tempo che esalta la perfezione performante, questo libro sceglie l’onestà dei nodi e delle crepe, guardando in faccia l’eredità che ci portiamo addosso.
“Corpi” non offre soluzioni o modelli da seguire, ma la possibilità di osservare i propri legami senza mentirsi. È un invito a stare nel punto fragile, dove l’amore non è mai innocente ma un campo di forze che richiede responsabilità. Crescere, in queste pagine, non significa smettere di avere bisogno, ma imparare a non usare l’altro per colmare i nostri vuoti.
