Salem, Massachusetts, 1851: McGlue è tenuto sotto chiave nella stiva di una nave, ancora troppo ubriaco per essere sicuro del proprio nome, della situazione e del proprio orientamento: potrebbe aver ucciso il suo migliore amico. La memoria intollerabile di ciò che è accaduto si accompagna ai suoi sprazzi di sobrietà. Ottessa Moshfegh veleggia spavalda nella grande tradizione letteraria americana e ci regala un furfante perfido e senza cuore in un viaggio affilato come un coltello attraverso le nebbie dei ricordi.
Titolo: McGlue
Autori: Ottessa Moshfegh
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 26 Marzo 2024
Voto: 3/5
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Recensione
Ottessa Moshfegh non è la mia autrice preferita, come sento decantare in lungo e in largo sul Booktok o Instagram. Tuttavia, le sue prose sono particolari e riescono sempre a incuriosirmi, nonostante le trame non mi dicano niente. No, non sono una di quelle persone che compra romanzi guardando la copertina. Piuttosto, è lo stile di Moshfegh a intrigarmi, sospeso ed evasivo eppure accurato come il risultato di un’analisi al microscopio.
McGlue è molto breve, si legge in una giornata. Raccontarne a grandi linee la storia è complesso, perché tutto nel romanzo è confuso. Il protagonista è un marinaio, o meglio, era un marinaio ora ammaccato e imbrigliato dalle funi dell’alcolismo. Ha subito una grave perdita, la perdita di qualcuno di molto vicino e molto importante per lui. Questo ha sgretolato il già sottile guscio che si era costruito intorno per sopravvivere. Ha poi una ferita che gli apre il cranio, e non capisci mai quanto di quel che fa sia dettato da un trauma cranico mai guarito o dei raptus della crisi d’astinenza.
Chi è McGlue? Un ubriacone, uno sfortunato, un reietto, un pazzo. E il suo amico perduto, chi era? Scintillante, ricco, abile ma bruciato dalla fiamma della depressione. Come è morto? Perché McGlue viene incolpato? Non è la domanda che dovete porvi, anche se vi verrà spontaneo. Non sperate di scoprire come sono andate le cose, perché rimarrete delusi. Lasciatevi solo trasportare dalla scrittura evocativa di Moshfegh, dai capitoli in giro per il mondo tra porti e osterie, rigurgiti di solitudine e sferzate nauseanti di allucinazioni.
Se cercate un testo sensato, alla larga. McGlue è tutto impressioni, sensazioni e rimugino. A me è piaciuto abbastanza perché adoro la penna di Moshfegh, ma non assicuro lo stesso risultato per tutti. Se non siete sicuri di apprezzarlo, fate comunque un tentativo, è talmente breve! Se rimanete anche voi rapiti dalla poeticità del suo prosare, vi consiglio di leggere Lapvona.
Voto: 3/5
