Recensione “Persone normali” di Sally Rooney

Connell e Marianne frequentano la stessa scuola di Carricklea, un piccolo centro dell’Irlanda rurale appena fuori Sligo. A parte questo, non hanno niente in comune. Lei appartiene a una famiglia agiata e guasta che non le fa mancare nulla tranne i fondamenti dell’amore e del rispetto. Lui è il figlio di una donna pratica e premurosa che per mantenerlo fa la domestica in casa d’altri (quella della madre di Marianne). Nell’inventario di vantaggi e svantaggi, l’inferiorità economica di Connell è bilanciata sul piano sociale. Lui è il bel centravanti della squadra di calcio della scuola e fra i compagni è molto amato, mentre Marianne, che nella pausa pranzo legge da sola Proust davanti agli armadietti, è quella strana ed evitata da tutti. Se la loro fosse una battaglia, o anche solo una sequenza di scaramucce amorose, si potrebbe dire che le frecce al loro arco si equivalgono. Ma Connell e Marianne sono «come due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicino all’altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili»: nella loro crescita, si appoggiano e si scavalcano, si fanno molto male ma anche molto bene, e la sofferenza che si procurano non è che boicottaggio di sé. Certo, la ferocia informa tutti i rapporti di potere che vigono fra i personaggi, nella piccola scuola di provincia come nel prestigioso Trinity College cui entrambi i ragazzi accedono, nelle dinamiche di genere come negli equilibri famigliari. Perfino in quelle dicotomie sommarie che tanto Connell quanto Marianne subiscono, e in cui essi stessi indulgono: quelle fra persone gentili e persone crudeli, fra brave persone e persone cattive, corrotte, sbagliate, fra persone strane e persone normali. In un modo o nell’altro entrambi aspirano alla normalità, Connell per un’innata benché riprovevole pulsione di conformità, Marianne forse per sfuggire a quella cruda e pervasiva sensibilità che tanto dolore le causa e che facilmente vira all’autodistruttività. C’è Jane Austen in queste pagine, la forza del suo dialogo, la violenza sotterranea delle sue relazioni, e l’omonimia di Marianne con l’eroina del suo romanzo più celebre ne è un indizio. Per anni Marianne e Connell si ruotano intorno «come pattinatori di figura», rischiando la vita e salvandosela, chiedendosi, promettendosi, negandosi, dimostrandosi che quella che li lega è una storia d’amore.

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Titolo: Persone normali
Autore: Sally Rooney

Editore: Einaudi
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 3 Giugno 2000
Voto: 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 11€ | Ebook -> 9.99€

Recensione

Allora, allora. Mi appresto a sviscerare un’opera che, personalmente, ho trovato molto affascinante e toccante, che mi ha assorbito nelle sue spire centimetro dopo centimetro. Tuttavia, se mi doveste chiedere: “Chiara, cosa ti è piaciuto di questo romanzo?”, io risponderei qualcosa del tipo: “Ehm, ecco… Sicuramente… Be’, senza dubbio… Sì.

Perchè diamine mi è piaciuto così tanto Persone normali, romanzo di Sally Rooney che si è aggiudicato anche diversi premi e il plauso della critica? Non ne ho idea. Me lo continuo a domandare e, imperterrita, proseguo a non saper risolvere il quesito. Forse il punto di forza della storia sono i personaggi? Forse che sia proprio lo stile di Rooney? Magari l’empatia che ho provato? Mah, rimarrà per sempre un mistero.

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Ho scelto di leggere questo libro perchè avevo tanto sentito parlare dell’autrice e non me ne sono di certo pentita. Dopo averlo concluso, però, l’ho donato alla libreria della Coop, quella appena fuori alle casse, e non so nemmeno bene io il perchè l’abbia fatto. Certo, per assicurarmi una nuova lettura dal casottino senza sentirmi una ladra, ma non è solo per questo. Forse, la copertina del romanzo che mi spiava dalle mensole straboccanti di camera mia mi provocava una certa inquietudine. Così, senza senso. Forse.

Persone normali parla di Marianne e Connell, due giovani irlandesi di periferia così diversi che più diversi non si può. Eppure, così simili. Marianne proviene da una famiglia agiata e ricca ma, al contempo, sfasciata al suo interno. Il padre è morto, la madre è anaffettiva e il fratello maggiore la bullizza. Lei passa la maggior parte del tempo, durante il liceo, a leggere e a proteggersi dagli sguardi indagatori dei coetanei, che la marginalizzano e le parlano alle spalle. Tra questi c’è anche Connell, che si lascia trascinare non perchè ritenga anche lui che Marianne è una stramba, quanto per non andar contro al pensiero comune dei suoi amici. Connell è bello, atletico, apprezzato dai ragazzi e dai professori in quanto incredibilmente portato per la letteratura. Vive con la madre, il padre è un grande punto interrogativo, ma la donna sa fornirgli tutto l’amore e l’appoggio di cui ha bisogno.

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Proprio la mamma di Connell è l’anello di congiunzione fra lui e Marianne, in quanto fa le pulizie a casa della giovane. Così, oltre che a scuola dove Connell deve mantenere il suo ruolo di ragazzo figo, i due possono anche conoscersi e interagire all’esterno, lontani dagli occhi di tutti. Ed è proprio qui che sboccia il sentimento faticoso, ambiguo e soverchiante che li legherà per sempre. Iniziano una relazione clandestina di cui nessuno deve sapere niente. A casa, lontano dagli occhi dei compagni, fanno l’amore e si confidano segreti inconfessabili, percependo come l’uno possa abbandonarsi all’altro senza remore, essendo compreso e ascoltato per la prima volta in vita sua. All’esterno, a scuola, per strada, si comportano invece come due sconosciuti, soprattutto per volere di Connell, perchè possa mantenere la sua reputazione. L’ipersensibilità di Marianne e la sua malleabilità non le permetterà di ribellarsi per un lungo periodo di tempo, esattamente fino al ballo della scuola. Da quel giorno, dopo quel che accadrà, la ragazza, che comunque è molto determinata e tenace, decide di tagliare i ponti con Connell e di non volerci parlare mai più.

E qui c’è il primo di diversi salti temporali piuttosto cospicui, mesi in cui non vediamo i due giovani per poi ritrovarli all’Università, il Trinity College, dove le cose paiono essersi ribaltate. Connell non è più fra i vip, è una sorta di emarginato che si pente dei suoi errori tanto da desiderare le fustigazione, mentre Marianne è sbocciata come una primula in primavera ed è piena di amici, con il fidanzato, brillante di energia e positività.

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Il libro prosegue così, mostrandoci i due ragazzi a sbalzi, raccontandoci un po’ delle loro vite, dei background che si portano alle spalle, dei loro pensieri tartassati e profondi che sono l’inno della generazione Z. Si prendono, si lasciano, si riprendono e si separano di nuovo. Connell e Marianne devono stare insieme e lo sanno, perchè nessuno riuscirà mai a comprenderli come si capiscono a vicenda. Eppure, per una miriade di motivazioni differenti, non riescono a trovare quell’equilibrio necessario per cominciare una storia stabile insieme, agli occhi di tutti, e a far pace con i propri demoni interiori.

Alla fin fine, la storia è questa. Non succede niente di eclatante, dimenticatevi i colpi di scena. Eppure, con il suo stile narrativo semplice e pulito, Rooney riesce a tenere appiccicati con il naso alle pagine i suoi lettori. E non è cosa da poco essere in grado di catalizzare così tanto l’attenzione narrando, in sostanza, la vita di due persone normali. Per l’appunto.

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I personaggi sono ben scritti e, nonostante a volte ci si arrabbi con uno o con l’altro – perchè ne combinano di errori, statene certi -, è impossibile non empatizzare con loro e dispiacersi per le disavventure che son costretti a vivere. Mi sono rivista molto in alcuni atteggiamenti di Connell e Marianne, che poi non sono altro che comportamenti specchio della nostra società.

Forse è proprio questo che mi ha turbato e mi ha spinto a passare il testimone Rooney al prossimo lettore. Questo strano senso di inadeguatezza che promana dai protagonisti è lo stesso che immobilizza anche me, che imbriglia molti dei miei coetanei che ancora non hanno idea di cosa vogliono nella vita. Persone a cui inizialmente è importato spasmodicamente il parere altrui – in questo, per lo meno, posso dissentire – e che, una volta cresciute, si rendono conto che hanno pilotato la maggior parte delle proprie scelte in direzioni sbagliate per non deludere l’idea che gli altri avevano di loro. E cosa si ottiene, a compiacere gli altri? Assolutamente niente. Ci si ritrova, proprio come accadrà a Connell al passaggio superiori-università, con una mano davanti e una di dietro, confusi e pieni di rimorsi.

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La sensibilità e il sentirsi fuori posto sono caratteristiche tipiche della generazione Z e, in generale, dei giovani adulti. Storditi da un mondo che non fa altro che prenderci a calci in faccia, non sappiamo dove direzionarci e ragionare lucidamente sui nostri desideri. Come si fa a disegnare il proprio futuro, in un mondo frenetico dove conta solo l’immagine, il reddito e la popolarità?
Finiamo per ritrovarci la testa ingarbugliata di riflessioni non nostre, i sentimenti completamente ribaltati come una tartaruga sul guscio che dimena le zampe. Non abbiamo idea di quale sia la nostra strada e questa confusione si ripercuote sui rapporti interpersonali, facendo sì che ci si isoli o si leghi con le persone sbagliate, con quelle con cui conviene essere amici, trascurando magari chi veramente ci vuole bene.

Siamo portati ad agire con in mente il profitto, il successo, l’opinione altrui, e non seguendo il nostro cuore.

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Tutto ciò mi fa paura, e penso sia proprio per questo che ho avvertito il bisogno di separarmi dal libro della Rooney il più velocemente possibile. Solo dopo, ovviamente, aver finito di leggerlo. Perchè, finché me ne stavo con il naso inzeppato fra le pagine, nulla poteva toccarmi e mi sentivo compresa. Una volta chiuso il romanzo, la verità mi è crollata in testa come una cascata di neve gelida. E quindi, Persone normali, spero che tu possa insegnare qualcosa anche a colui che ti eleggerà a lettura della settimana, passando per caso di fronte alla libreria Coop ed essendo attirato dal tuo titolo. A prima vista banale, in realtà molto significativo.

Voto: 4/5

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