Recensione “I fiori di Monaco” di Carolina Pobla

Germania, 1942. Appena fuori Monaco, i prati in primavera si riempiono di fiori di campo che ondeggiano dolcemente al soffio pigro del vento. Gli occhi di Ilse si riempiono di lacrime davanti a un paesaggio che sembra non essere cambiato da quando, ancora bambina, passava lì le estati. Eppure, è convinta di aver preso la decisione giusta abbandonando la città per rifugiarsi nella casa di famiglia, insieme ai sei figli. In un luogo dove l’ombra della guerra e delle divise brune sembra non essere arrivata. Pensa di essere al sicuro, fino a quando al villaggio si presenta un bambino sporco e denutrito. Ilse si accorge subito della stella sulla camicia. Sa che offrirgli un rifugio la metterebbe contro il regime. Eppure non esita un istante a prenderlo con sé e a proteggerlo come un figlio. Lei, che ha avuto una vita difficile, riconosce chi porta le sue stesse ferite. Il fragore degli spari e delle esplosioni si avvicina ogni giorno di più. A farne le spese sono soprattutto le figlie, i suoi piccoli boccioli: Margot, la figlia maggiore, rinuncia a suonare il pianoforte per occuparsi dei fratelli e dell’orfanotrofio; Betina deve ritirarsi in convento; Violetta fantastica di avventure esotiche, ma viene derisa dai fratelli. Tutte hanno dei sogni. E sono decise a non arrendersi, nonostante a pochi passi da loro infuri una battaglia che sembra senza fine. Perché anche nei luoghi più angusti i fiori possono sbocciare. Carolina Pobla torna in libreria con una nuova saga familiare in cui le protagoniste sono donne forti, pronte a tutto per proteggere ciò che hanno a cuore. La storia di una famiglia che deve rimanere unita contro ogni avversità, affrontando le tempeste a testa alta. Perché il vento può spezzare solo chi non si sa piegare come i fiori.

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Titolo: I fiori di Monaco
Serie: La Saga di Ilse
Autore: Carolina Pobla

Editore: Garzanti
Genere: Romanzo Storico
Data pubblicazione: 31 Marzo 2022
Voto: 5+/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 18€ | Ebook -> 9,99€

Recensione

Ben tornati lettori, oggi vi parlo di una novità editoriale che mi è stata gentilmente omaggiata dalla casa editrice Garzanti “I fiori di Monaco” di Carolina Pobla. Romanzo storico ambientato durante la seconda guerra mondiale in Germania, in un paesino appena fuori Monaco, dove Ilse, la protagonista della vicenda, decide di rifugiarsi con i 6 figli.

La vicenda ha inizio ai giorni nostri, dove Violetta Vila, da nubile Mahler e non più residente in Germania da molto tempo, racconta alle figlie di un segreto di famiglia a lungo nascosto. Lo zio delle giovani, Victor, non è in realtà un fratello biologico della madre, ma un bambino che loro nonna Ilse ha letteralmente raccolto dalla campagna. Il bambino era fuggito da Monaco dove la famiglia essendo ebrea era stata presa e probabilmente deportata, il bambino però per un caso fortuito in quel momento non si trovava in casa e seguendo la regola che il padre gli aveva insegnato “quando vedi dei soldati nasconditi”, riesce a fuggire al destino che invece toccherà alla propria famiglia.

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La vicenda di Victor però fa solo da sfondo insieme a molto altro, a ciò che la famiglia troverà nella casa in campagna. Convinta di trovare rifugio nella villa di campagna ereditata dalla madre, la donna rimarrà interdetta quando scoprirà come la casa sia stata reclamata dai soldati tedeschi che dopo averla razziata più e più e volte, l’hanno convertita in ospedale militare per i soldati feriti. E’ quindi costretta a portare i figli nella baita in montagna e con l’aiuto del custode e di sua moglie, che le rimangono fedeli fino alla fine, riuscirà a sistemare la casa alla meno peggio per l’estate. Per l’inverno però verrà ospitata nella loro casa in paese perché date le temperature e le condizioni della casa, rischierebbero la vita nella baita fatiscente. Purtroppo però sarà costretta a mandare le tre figlie ospiti in un convento.

Le ragazze sono inizialmente molto spaventate ma in questo luogo di pace, studio e devozione, ognuna di loro troverà la propria dimensione e il proprio baricentro. Margot la maggiore troverà un pianoforte ad attenderla e finalmente la musica tornerà a riempire i corridoi del Convento. Bettina, troverà in quel luogo di pace la propria dimensione interiore e deciderà di rimanervi a lungo, soprattutto grazie ad una sua omonima, Lily, la sorella coetanea che non ha mai avuto. Mentre la piccola Violetta dopo un inizio burrascoso incontrerà un’anziana suora che le aprirà il proprio cuore e le farà scoprire una quiete che le sarà utile negli anni a venire.

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I fratelli non saranno da meno, la vita la villaggio sarà infatti ostacolata continuatamente da Beatrice, la moglie del Sindaco. Pervasa da un rancore viscerale nei confronti dei suoi compaesani e soprattutto verso Ilse e la grande casa di famiglia. La donna tramite sotterfugi, minacce e giochi di potere, tenterà di distruggere la felicità di chiunque a suoi occhi la offuschi. Sarà proprio il narcisismo e il rancore sfociato in odio a portarla a scavarsi la fossa con le proprie mani.

Ma poteva mancare una storia d’amore? Assolutamente no! Dante il medico militare è sposato, ma il suo non è un matrimonio di amore. La consorte è lontana e il marito è sempre più convinto a tenerla a debita distanza. Inizialmente invaghito della donna, pensa di aver sposato una brava persona, solo dopo però scoprirà come la moglie fosse interessata alla posizione sociale del marito, da qui la decisione dell’uomo di arruolarsi volontario e tenerla a debita distanza. Tra Dante ed Ilse, la quale negli ultimi tempia aveva studiato da ostetrica, nascerà spontaneamente un sentimento intenso quanto rispettoso. L’uomo tramite la sua indole pacata condurrà il dialogo tra i soldati occupanti la dimora di famiglia e il paese. Gli abitanti sono infatti totalmente ostili ai militari da quando la moglie del Sindaco per amicarsi la legione, impone ai cittadini di cedere beni e provviste. Fortunatamente con l’arrivo di Ilse e la conseguente l’amicizia con il Dottor Neumann, la convivenza diventerà più sopportabile.

Amare quell’uomo era l’unica cosa che in tutta la sua vita aveva fatto per scelta propria.

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Ciò che differenzia il romanzo da un qualsiasi altro letto precedentemente da me. E’ come la storia non si concluda con la morte del Führer, in questo caso infatti la storia termina molto dopo. In seguito alla morte di Hitler le popolazioni tedesche vedranno arrivare gli americani, con notizie atroci: i campi di concentramento e di sterminio. Essi oltre a depurare la popolazione dal nazismo con continui interrogatori e ricerche di sovversivi. Imprigioneranno i soldanti per capire chi si sia macchiato di crimini contro l’umanità e in particolare contro gli ebrei e chi invece era spettatore inerme ma impossibilitato a mettersi contro il regime per averne salva la vita. Un processo duro, sia per gli americano che per la popolazione tedesca. Siamo infatti abituati a leggere di storie ambientate in Italia, Francia o sul confine con la Russia, non di come si viveva ai tempi della seconda guerra mondiale in una paesino nelle campagne fuori Monaco. Tanto di cappello quindi all’autrice per aver scelto di raccontare la guerra vista dagli occhi della popolazione tedesca.

Con l’avvento degli americani, la nostra cara protagonista vedrà la dimora di famiglia reclamata un’altra volta, ma in questo caso per essere convertita in orfanotrofio per tutti quei bambini ebrei rimasti senza una famiglia che li reclami. Denutriti e feriti sono scampati ai campi di sterminio e separati dalla famiglia hanno ferite nell’animo profonde quanto quelle del corpo. La donna insieme a Dante darà vita ad un luogo di rinascita a cui contribuirà tutto il paese. Purtroppo però Dante è un soldato e dovrà essere processato come criminale di guerra, l’epilogo è segnato ma forse il destino ha in serbo altri piani per i due. Lascio il finale senza spoiler per chi vorrà leggere in prima persona questa meravigliosa storia che oltre ad essere appassionante, ricca e profonda è anche scritta meravigliosamente bene.

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Un romanzo appassionante e coinvolgente, ambientato in tempi bui dove prendere una determinata posizione significava possedere una notevole dose di coraggio e di sangue freddo. Molto ben delineata la figura di Ilse, non un’eroina, ma una madre decisa a trasmettere ai propri figli insegnamenti come: l’ami­cizia, la generosità, la verità e la riconoscenza, il rispetto per gli anziani o la solidarietà. Valori che si era sforzata di trasmettere ai propri figli, al posti di ciò che il regime cercava di inculcare loro, come: “superiorità”, “supremazia” o “purezza di sangue”. Un libro che apre gli occhi su un lato della medaglia che troppo poco è stato preso in considerazione, un lato della Germania come ha subito la Guerra e non l’ha cercata. Un lato della Germania che ha lottato per i propri figli, contro una supremazia militare che era anche interna ad esso e che ha piegato la popolazione in ogni modo.

Consiglio la lettura a tutti, non per banalità ma per non dimenticare un periodo della nostro storia non molto lontano da noi, per non ripetere gli stessi errori e per far capire a noi generazioni libere dalla guerra, come hanno vissuto i nostri nonni. Comprese le inquietudini e le paure per il futuro. Un libro per nulla banale e ricco di amore e speranza.

Voto 5+/5

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Leggi un’anteprima del libro qui sotto

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