“Hellboy” (2004) di Guillermo Del Toro

Dei fantasy della mia infanzia “Hellboy” è stato quello che mi ha spinto verso le ambientazioni dark e questo è immensamente utile se si pensa a quanto il dualismo tra bene e male sia presente nell’essere umano o come dicono gli orientali, due elementi che senza l’altro non possono esistere. Per la prima volta, assistetti ad un fantasy, che era un genere che tanto amavo, nel quale il protagonista era di natura malvagia e solo dopo, crescendo, quest’ultimo diventava un “buono”. Ora questo concetto può risultare banale, ma nella mente di un bambino di nove anni che ero, mi mostrò come il male e il bene non fossero due concetti separati e distanti in quanto uno il contrario dell’altro bensì due forze che convivono insieme ma combattono dentro di noi per uscire fuori.

Premessa: il film è stato sicuramente formativo per la mia crescita, quindi, per qualsiasi altro giovane pargolo di quell’età potrebbe essere utile alla stessa maniera. Il film naturalmente non offre solo questo quindi partiamo con la trama. E’ risaputo, ma non lo darei troppo per scontato, che Hitler abbia avuto una divisione scientifica che si interessava dell’occulto. Il film inizia nel 1944, partendo da questo presupposto. Grigorij Rasputin, esoterista russo realmente esistito, insieme alla compagna Ilsa e al capo della divisione scientifica tedesca Kroenen, aprono un portale con lo scopo di portare creature infernali sulla terra. Contemporaneamente l’esercito americano, insieme al giovane cattolico Broom riescono a sventare il piano. Rasputin sembra sia stato ucciso, Ilsa e Kroenen si danno alla fuga, ma dal portale un demone è riuscito a passare. Si tratta del piccolo Hellboy, diavoletto rosso docile e spaventato. Passano sessant’anni, Broom è ormai invecchiato e insieme al governo ha fondato un organizzazione segreta che tratta appunto i fenomeni paranormali. Oltre al burbero ma buono Hellboy ci sono anche Abe Sapiens, un umanoide anfibio con ricettori sensitivi e Liz, una ragazza con poteri pirotecnici. I tre insieme sono una squadra che sventa pericoli ultraterreni e dovranno collaborare nuovamente quando, Ilsa, forte di un immortalità donatagli da Rasputin e Kroenen, più macchina di ingranaggi che uomo, torneranno con lo scopo di utilizzare Hellboy per l’obbiettivo a cui era effettivamente destinato. Aprire nuovamente il portale dando accesso a tutte le altre entità oscure.

Tutti gli attori, da Ron Perlman, truccato e trasformato nell’eroe rosso, al compianto e magnifico John Hurt nei panni di Broom, a Doug Jones che interpreta Abe, attore spesso utilizzato per dare il corpo a creature immaginarie, sono convincenti e perfettamente in parte. Come ho detto all’inizio, il film è considerabile dark fantasy, sia per la tematica di fondo, sia per le ambientazioni. Necessario dire che Guillermo Del Toro scrive sì una sceneggiatura originale ma la basa sull’omonimo fumetto supereroistico di Mike Mignola, dandogli però un tocco personale. La città è sempre fotografata buia e fredda, a tratti fatiscente, l’elemento esoterico e nazista è invece rappresentato da strutture in pietra ed antiche, fogne a volte, che ci danno sempre questa sensazione di umido, sporco e tenebroso. Gli ingranaggi, presenti nel nascondiglio degli antagonisti in quanto centro sotterraneo del vecchio sistema idrico sono anche il fulcro vitale dell’uomo macchina Kroenen, che oltre a regalare un tocco steampunk alla storia rappresentano anche forse la freddezza e la macchinosità dell’ambientazione. Per il resto il film funziona, i personaggi sono ben caratterizzati e la narrazione è ottimamente gestita nel ritmo e nella bellezza visiva delle immagini, anche grazie allo spostarsi tra i generi in base alla necessità: l’action nei combattimenti e il tocco comico nei personaggi.

Com’è quindi che il regista da risposta alla premessa iniziale? Se è vero che il bene e il male non dipendono dalle nostre origini cosa fa di noi quello che siamo? Ovviamente le nostre scelte, scelte che però dipendono da basi solide che sono state formate. Ognuno di noi è ciò che ha appreso a prescindere da ciò che gli è accaduto. Da qui, la scelta sarà sicuramente influenzata dalla nostra educazione, intesa anche come conoscenza del mondo in cui viviamo, che, anche se non ci viene fatto vedere è comunque chiaro che Hellboy l’abbia ottenuta da Broom, ovvero suo padre adottivo. Concludendo, è un film che oltre ad essere formativo in questo senso, contemporaneamente riesce ad intrattenere con adrenalina e gusto visivo, mostrandoci il tutto in un atmosfera cupa e che si contrappone allo spirito del messaggio che mostra. Anche se dalla copertina può sembrarlo, non è un film da ragazzacci.

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