“The Meyerowitz Stories” (2017) di Noah Baumbach

Tra tutti gli attori che ho rivalutato nel corso degli anni, Adam Sandler è quello che ha fatto il miglioramento più grande. Non tanto nelle doti attoriali quanto nell’idea che ho di lui. Anche se non più del povero Robert Pattinson che inizia la carriera con quella cosa strana e orripilante che chiamano “Twilight” e si ferma (per ora) con quel capolavoro immane che è “Lighthouse”. Adam Sandler, sì. Quello delle commedie demenziali, incatenato a quel suo personaggio poco cresciuto che però in qualche maniera non mi è mai stato antipatico. Quindi ecco che oggi, dallo stesso regista di “Storia di un matrimonio” candidato agli oscar nel 2020, andremo a parlare di “The Meyerowitz Stories”.

La trama di questa commedia sentimentale quasi drammatica, si incentra su una famiglia di New York: i Meyerowitz. Il cast vede Dustin Hoffman, padre ormai anziano, pieno di orgoglio per le sue sculture che non hanno mai mai goduto di una vasta fama e che ha tre figli: il nostro Danny (Adam Sandler), bamboccione come sempre e nullafacente, forse talentuoso musicista che però mollò “per protesta”, Matthew (Ben Stiller), secondo figlio che invece ha fatto successo nell’architettura, e Jean, (Elizabeth Marvel) la terza figlia, un po’ omosessuale, un po’ strana e un po’ inquieta. Ci saranno anche la mitica Emma Thompson, che interpreta la compagna di Dustin Hoffman e la giovanissima Grace Van Patten, figlia di Danny.

La storia si incentra su una mostra che i figli dovranno organizzare per le opere del padre, contemporaneamente ad una trattativa di vendita delle stesse. Questo comporterà delle divergenze tra chi vuole una cosa, e chi l’altra, ma non è la trama ad essere importante, che è difatti molto concisa (nel film succederanno si e no 3 o 4 cose rilevanti), quanto come questa si sviluppa. Il regista quindi, fa un focus al microscopio con cui analizza nel dettaglio i caratteri e il passato dei protagonisti. Sono i personaggi che fanno la storia qui, non la storia stessa. Il regista ci trascina nell’intimità di una famiglia turbolenta ma simpatica dove, Dustin Hoffman, sposato 4 volte e preso dalla sua vita artistica, ha sempre trascurato Jean e Danny ma si è sempre impegnato con Matthew. In contrapposizione, sono i primi due quelli che pensano che le opere del padre debbano essere rivalutate per quello che sono, ed è Matthew invece, quello che preso dalla serietà del suo lavoro e da un maggiore razionalismo prova distacco nei confronti del padre e punta a vendere le sculture per ottenere quel poco che valgono. Una storia su una famiglia i cui componenti, presi in singolo, hanno ognuno una caratterizzazione meravigliosa. Girando quindi intorno a questi presupposti, Baumbach gira un film profondo, analitico nella costruzione e nell’ampiezza dei personaggi, con un velo di tristezza a volte ma senza mai e poi mai allontanarsi dal genere principale, la commedia. Dustin Hoffman, nel suo personaggio pieno d’orgoglio, ben mascherato, si cela un vecchietto birbante e buffissimo. Anche Ben Stiller recita meglio del solito, Emma Thompson funziona anche se forse è un lo sprecata e Adam Sandler, beh in realtà è lo stesso di sempre. La sua recitazione viene un po’ guidata e tenuta d’occhio dal regista forse, ma non si discosta dal suo solito personaggio. La caratterizzazione non è più superficiale o macchiettistica, ma con buone fondamenta e ripulita dalle imperfezioni. Quindi ecco lo vediamo in un’ennesima commedia per famiglie, perche “The Meyerowitz stories” non è nient’altro che questo. La narrazione scava a fondo nei retroscena e nei sentimenti e sfocia in un finale sia tenero che duro. Ma c’è anche il colpo di scena, che ribalta completamente l’idea che ci siamo fatti di un certo personaggio, che nonostante sembri aver la stessa importanza sullo schermo di tutti gli altri, l’ho interpretato come un po’ il protagonista principale dell’opera stessa. Una visione che alla sua conclusione mi ha lasciato tanta empatia e tanto buon umore. Le risate poi non mancano e il ritmo del film è ben equilibrato, con una regia e un montaggio che gestiscono bene gli elementi comici, sentimentali e drammatici della pellicola. Davvero una scoperta notevole.

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