“The Disaster Artist” di James Franco (2017)

“The Disaster Artist” è un docufilm che racconta la storia di un certo altro film, ovvero “The Room” del 2003, di Tommy Wiseau. Vorrei parlare di entrambe le pellicole perché, vi assicuro, quello che sto per dirvi è una delle storie più assurde, anche se potrà sembrare triste, sul mondo del cinema. Nel 2013, Greg Sestero, attore co-protagonista di “The Room” pubblica un libro nel quale parla della sua esperienza nel film e della sua amicizia con Tommy Wiseau, regista, sceneggiatore e produttore. James Franco legge il libro di Sestero e produce “The Disaster Artist”. Ma cosa ci sarà mai di interessante in questo “The Room”? Cosa c’è di così stuzzicante in questo film di cui quasi nessuno ha sentito parlare e che ha spinto, prima Sestero e poi James Franco a produrre qualcosa in merito. Il motivo è semplice: The Room è il film più brutto mai realizzato. Ma per brutto intendo che tutti i canoni di bruttezza vengono rispettati; c’è infatti una certa perfezione filmica nel aver fatto tutto sbagliato. Mi spiego meglio: la sceneggiatura è banalissima. Johnny (Tommy Wiseau) è fidanzato con Lisa e sono in procinto di sposarsi ma lei lo tradisce con il suo migliore amico Mark (Greg Sestero). Niente di più scontato giusto? Ma andiamo avanti, l’uso della luce, dei colori e delle ombre, ovvero tutta la “fotografia” del film sembra venire da un telefilm a basso budget di 10 anni prima. La regia di Tommy Wiseau è piatta e per niente funzionale alla narrazione. Il montaggio delle scene risulta sconnesso, tanto che spesso sembra anche di percepire uno squilibrio cronologico nelle scene nel film, come se ci venissero mostrate al momento sbagliato, rendendo la trama confusa. La recitazione di tutti gli attori, Wiseau prima di ogni altro, è talmente pessima che chiunque, anche i meno esperti cinefili se ne possono rendere conto. In una particolare scena, il doppiaggio originale in lingua inglese è addirittura asincrono (i personaggi parlano, ma le loro labbra non si muovono ) e volutamente accelerato per correggere maldestramente il problema senza riuscirci. “The Room” è talmente “sbagliato”, che sembra fatto apposta per esserlo. Ma a differenza di altri film trash come “Sharknado” che nascono palesemente per essere insensati e ridicoli, “The Room” nasce per essere il miglior film della storia. E lo sappiamo dal fatto che Sestero, e dopo di lui, James Franco, raccontano che era quella l’intenzione di Tommy Wiseau. Vorrei potervi fare maggiore luce su quest’uomo tanto particolare, ma non posso, visto che non sappiamo con certezza ne la data ne il suo luogo di nascita, ne l’origine dei suoi fondi monetari (“The Room” gli è costato intorno ai 6 milioni di dollari: una spesa impensabile per un film indipendente). Infatti le sole informazioni che abbiamo in merito sono quelle che Sestero ha scritto nel suo libro. Sembra, ma non è certo, che Wiseau possa avere origini polacche e che sia nato circa a metà degli anni 50. Ma egli stesso non ha mai dato informazioni in merito, nemmeno sul suo patrimonio e molti suppongono che sia stato ereditato. In “The Disaster Artist” quindi, ci viene mostrata prima l’amicizia tra Sestero e Tommy Wiseau (interpretati rispettivamente da Dave e James Franco) e poi la nascita di questo straordinario (fuori dall’ordinario) film che è “The Room”. I due si conoscono a un accademia di recitazione: un Sestero diciannovenne e in erba, mancante di sicurezza e determinazione durante la recitazione si affida ai consigli di Tommy, che nonostante la sua totale mancanza di talento è più spavaldo e sicuro. Nasce quindi un amicizia, i due vanno prima a vivere insieme a casa di Wiseau, si trasferiscono a Los Angeles e lì iniziano la loro carriera cercando ruoli e contratti con manager. Tommy viene sempre naturalmente scartato da chiunque, Sestero ottiene un contratto manageriale probabilmente per il suo bell’aspetto ma non viene mai scritturato per un lavoro sul set. Quest’ultimo, consapevole dell’incapacità e del carattere particolare del compagno, proverà a dargli manforte e ad assecondarlo nelle sue assurdità. I due quindi stringono un patto con il mignolino, come dei bambini: produrranno un loro film e cavalcheranno il successo andando in barba a tutti. E la magia accade, passa del tempo e la sceneggiatura di “The Room” è pronta, Wiseau il solo autore. I due acquistano strumentazione con gli infiniti fondi a disposizione di Wiseau che ora è entusiasta come un bambino in un grosso negozio di giocattoli che in realtà è Hollywood. Fanno i provini, scelgono il cast e la troupe, le riprese iniziano e Tommy gestisce tutto senza saperlo fare. L’organizzazione stessa del lavoro sul set è inverosimilmente inappropriata. Si presenta in ritardo sul set, in una certa circostanza non fornisce aria condizionata e acqua, tratta male la troupe, non si apre a consigli esterni e si crogiola nel suo egocentrismo. Sandy (Seth Rogen), l’aiuto regista esperto di ben 47 film nel suo curriculum è incredulo quando andando a ritirare lo stipendio si accorge che il conto di Wiseau è veramente esistente. Tutto per la troupe e gli attori è surreale. Non sanno trattare con una persona tanto vanitosa e contemporaneamente così priva di talento. “The Disaster Artist” è un film che riesce ad essere divertente ma sebbene perciò possa risultare offensivo nei confronti dell’ignaro Wiseau, in realtà lo descrive come una persona anche se estremamente egocentrica, sola e con i suoi sentimenti e sogni da inseguire. Sogni che poi verranno raggiunti anche se non nel modo in cui si aspettava lui. “The Room” è stato sì un flop al botteghino, è stato sì criticato e considerato uno dei peggiori film mai realizzati ma il vasto pubblico, di fronte all’assurdo di quest’opera è sempre riuscito a divertisti, rendendo di fatto il film un cult. Tutt’ora in america “The Room” viene riprodotto in tarda serata nei cinema, si vende merchandising su di esso e Tommy Wiseau è sulla bocca di tutti. Tutti lo conoscono, tutti adorano questo personaggio così misterioso sul suo passato carico di leggende. Ciò che infatti in “The Room” riuscì a funzionare fin dall’inizio non è nient’altro che il solo protagonista. E’ il suo modo di parlare, il suo accento particolare, il modo in cui si muove e gesticola ad essere iconico ed unico e dunque destinato a rimanere nella memoria degli spettatori. Queste sue caratteristiche hanno spinto anche vari “complottari” a ritenere che fosse un alieno sceso sulla terra, sia per il suo successo impensabile, sia per le sua particolare personalità e atteggiamento. Quindi Tommy Wiseau gira uno dei film più brutti della storia, nessun’altro ci era riuscito così bene quanto lui e non so perché, ma ritengo meritata la fama di cui gode, certamente maggiore di molti altre pellicole pluri-premiate o quantomeno decenti. A detta di questo perciò, se qualche differenza tra il film più bello e il più brutto della storia c’è, di certo, in questo caso, non sta nel successo. Concludo questa recensione, che più assomiglia a un topic sulla figura del personaggio principale che ad un analisi sul film vera e propria, ma ho deciso di dargli questa impostazione perché ritengo che il fascino di “The Disaster Artist” stia proprio nel focus sul suo protagonista. Vi assicuro che c’è ancora molto da sapere e il film di James Franco è un’ottima e divertente cornice per questa figura così bizzarra. Voto (7,5/10)

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