“Aguirre, furore di Dio” di Werner Herzog #Film

Nonostante la fama minore, Aguirre furore di Dio è da mettere tra i più belli film dell’intera cinematografia mondiale. Anzitutto perché Herzog è sempre stato un regista di cui si sente parlare solo tra i più cinefili dato che inspiegabilmente il suo nome è andato un po a scomparire, se non altro nelle nuove generazioni e in secondo caso, perché ci sono almeno quattro o cinque scene che difficilmente si riesce a levarsi dalla testa e questo succede perché oltre ad essere una magnifica opera cinematografica su tutti i punti di vista, dalla regia naturalmente impeccabile di Herzog, fino alla scrittura, l’opera ha anche una devastante potenza visiva. Ma parliamo un po della trama: Nel 1500 i conquistadores guidati da Gonzalo Pizarro sono alla ricerca dell’Eldorado, la prima scena si apre con un inquadratura lontana dove si vede tutta la spedizione spostarsi in fila indiana da una grossa altura ripida e scoscesa nella foresta amazzonica. Una cassa di legno contenente dei polli da ammazzare cade nel baratro e la vediamo sbattere più volte sulla parete della roccia. Lentamente tutti i membri della spedizione, gli Indios prigionieri compresi, maiali e altri animali, soldati, nobildonne ed ecclesiastici, passano vicino alla telecamera. Pizarro riunisce tutti e dichiara di far proseguire nella ricerca soltanto una parte della spedizione. Da questo momento in poi tutta la trama girerà intorno al nostro protagonista che è appunto Aguirre, interpretato più che magistralmente da Klaus Kinski. Aneddoti del film ci raccontano che le tensioni tra Herzog e Kinski sul set erano talmente elevate che più volte sono stati vicini ad ammazzarsi a vicenda. Sul particolare carattere e personalità di Kinski, molto ci sarebbe da dire, più importante è sapere che per certe interpretazioni serve anche avere un volto ben adatto. Per quel ruolo, forse non c’era volto più adatto del suo.

Aguirre quindi, approfittando della non presenza di Pizarro, muoverà le fila inizialmente con l’astuzia e con il tranello, poi con la forza, trascinando allo stremo delle forze, nella sua follia crescente, tutta la spedizione scelta per continuare la ricerca. Perché Aguirre, furore di Dio è questo, un film che parla della pazzia di un uomo e di quanto il desiderio di ricchezza e di potere, l’Eldorado, un idolo inesistente, possano accecare un individuo a tal punto di portare con se nell’oblio e poi alla morte altre persone perfino suoi legami familiari.

Molto suggestiva la lunghissima scena in riva al fiume: viene deciso di costruire delle zattere per attraversare la sponda ma tra la fitta vegetazione gli Indios nativi attuano imboscate e decimano la spedizione. Molti insistono per tornare indietro e lasciar perdere. Aguirre insiste, prima fa spodestare il membro dei Conquistadores messo a capo da Pizarro, poi mette un suo compagno su un falso trono e costringe il resto della spedizione a disertare contro la Spagna, nel frattempo si auto proclama comandante. Quindi sempre più a corto di viveri e sempre più a corto di uomini, i conquistadores assecondano Aguirre più per paura che per sentimento, gli uomini cominciano ad essere stanchi e i viveri a finire. Una volta poi che la zattera riesce a partire, la spedizione si incanala su i vari affluenti del Rio delle Amazzoni e in una sequenza che dura più di un terzo del film, inizieranno le prime ribellioni interne; Aguirre farà uccidere tutti quelli che osano contraddirlo, , memorabile la scena della decapitazione di uno dei conquistadores, che finisce la sua ultima frase quando la sua testa è ormai a qualche metro dal corpo.

Una costruzione e uno sviluppo di un personaggio a dir poco perfetta, fino a quel grandioso finale in cui il nostro, ormai solo sulla zattera, afferra una scimmietta narrandole con voce stentorea le sue conquiste, di come raggiungerà la ricchezza e di come arriverà a creare la stirpe più pura unendosi a sua stessa figlia crogiolandosi nella certezza di ritenersi ciò che lui chiama, il furore Dio.

Voto 5/5

Classificazione: 5 su 5.

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