La casa delle voci – Donato Carrisi | Recensione

Pietro Gerber è uno psicologo specializzato in ipnosi, ed è conosciuto come l’addormentatore dei bambini. Infatti i suoi pazienti sono i bambini, quei bambini traumatizzati e segnati da eventi drammatici, dai quali a volte serve ottenere quelle informazioni che aiutano polizia e magistrati per le indagini, e che quasi sempre nascondono inconsapevolmente. “La casa delle voci” scritto da Donato Carrisi e pubblicato da Longanesi nel 2019 è un thriller psicologico che scava nelle paure reali della psiche umana, sia essa ancora infantile che adulta.


Pietro Gerber è nato, vive e lavora a Firenze, dove ha ereditato dal padre lo studio e la professione di psicologo infantile, specializzato in ipnosi. Il romanzo prende il via quando Pietro riceve la telefonata di una collega australiana, la dottoressa Walker, che gli parla di una sua paziente, Hanna Hall: durante una seduta di ipnosi è emerso il ricordo dell’omicidio di un bambino, avvenuto quando Hanna stessa era una bambina e viveva in Italia. Il particolare, per cui la dottoressa Walker chiama Pietro e gli chiede di occuparsi della sua paziente, è che Hanna si accusa dell’omicidio di colui che probabilmente era suo fratello. Pietro rimane perplesso, poiché Hanna è una donna adulta di trent’anni, e lui invece lavora con i bambini, ma quando la donna lo raggiunge nel suo studio, a Firenze, lo psicologo ne è immediatamente attratto, per una forma di curiosità e legame istintivo, che danno vita a un ambiguo rapporto tra medico e paziente, per cui non sempre è chiaro chi sta ipnotizzando chi, dato che fin dal primo incontro le parole della donna risvegliano in Gerber echi del suo passato e ricordi di quando era bambino, tanto da indurlo in una ricerca da detective fino ad arrivare alla risoluzione del mistero.

Titolo: La casa delle voci

Autore : Donato Carrisi

Editore : Longanesi

Genere : Thriller

Data di Pubblicazione: 2 Dicembre 2019

Voto

Classificazione: 4 su 5.
Cartaceo -> 22€ | Ebook -> 12,99€

Recensione

La peggiore scoperta di ogni bambino era che mamma e papà non sono infallibili

La casa delle voci” è un thriller psicologico, una storia ipnotica, coinvolgente e intrigante, talmente tanto che io non riuscivo a smettere di leggere e sono dovuta arrivare alla fine prima di posare il libro: impossibile staccarsi. Facendone un riassunto ridotto all’osso, questo nuovo romanzo di Donato Carrisi è un viaggio introspettivo, seducente e sorprendente nella mente di uno psicologo e di una sua paziente, svelando alla fine dei segreti che sono stati dei fardelli per chi li ha portati, o per chi se n’è fatto carico.

Questo romanzo ha come vero protagonista l’inconscio dei bambini, un non-luogo in cui molto spesso verità e fantasia rischiano di confondersi. I pazienti del dottor Gerber non hanno ancora le strutture mentali di un adulto, eppure sono in grado di fare delle scelte e di portare avanti dei ragionamenti complessi. Sta allo psicologo districarsi in quel non-luogo, per capire dove finisce la fantasia e inizia la verità, e trovare la strada tra giusto e sbagliato.

Un giorno, dopo aver lavorato con un piccolo paziente, il dottor Pietro Gerber riceve la telefonata da una collega australiana, la dottoressa Walker, e la sua vita subisce uno scossone fin dalle fondamenta. Una donna chiede il suo aiuto, vuole sottoporsi all’ipnosi per tornare indietro nel tempo della propria infanzia, e riappropriarsi dei ricordi, capire cosa le è successo quando era bambina. Pietro non vorrebbe prendere in carico questa paziente, è una donna adulta, e lui lavora con i bambini, ma la dottoressa Walker gli dice che è suo dovere far riemergere la bambina traumatizzata che si nasconde dentro la donna, una bambina che ha bisogno di risposte. Dal momento in cui Gerber riceve quella telefonata, inizia il thriller vero e proprio, in cui Carrisi dipana tutta la sua maestria in un continuo gioco di rimandi, di illusioni e intrecci, con domande che, inevitabilmente, lasciano il posto a nuovi interrogativi. Ogni pagina aggiunge alla storia un dubbio, che porta ad ipotesi da parte dei lettori, ipotesi che però lo scrittore supera sempre evolvendo l’impianto narrativo.

Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure, il più pericoloso

Altro motore di questo romanzo è la famiglia, che gira attorno a due realtà: quella dello stesso Pietro, con i suoi ricordi legati alla famiglia d’origine, e con la vita quotidiana vissuta con la moglie e il figlio, e quella di Hanna, che vive la sua infanzia nella famiglia di prima e nella famiglia del dopo. Nel mezzo l’evento traumatico, quello per il quale è convinta di aver ucciso il fratellino, e che per questo motivo è caduta nella trappola degli estranei. La seduzione di Hanna su Pietro risiede anche nella scelta delle sue parole e in quelle strane regole di vita a cui doveva ubbidire ciecamente: le 5 regole della famiglia, che vedevano negli “estranei” le persone più pericolose per la propria esistenza. Hanna è convinta che la sua vita ha un prima in Italia e un dopo in Australia perché non ha ubbidito ciecamente alle regole della sua famiglia.

Carrisi in questo romanzo scava a fondo nella psiche e nella mente umana, parla di incubi reali, e inserisce molti spunti di riflessione, tanto che dà voce a chi non è mai ascoltato o a chi non viene dato ascolto con attenzione, come i bambini o altre “categorie” di persone più deboli. In questi spunti di riflessione e in questo contesto tutti i personaggi risultano sfuggenti, tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti sono alla ricerca di risposte: Hanna, lo stesso Pietro, Anita Baldi, l’amica giudice minorile, Emilian, il bambino paziente di Pietro, e gli appartenenti alla famiglia di Emilian.

A fare da sfondo a tutta la storia una Firenze grigia, in cui piove sempre, come se la città stessa fosse uno dei personaggi, bellissima nei suoi scorci, ma sfuggente, inserita in un tempo sospeso che aspetta di essere svelato. Ma inutilmente, perché il finale, pur arrivando a una rivelazione che lascia davvero sorpresi, non chiude del tutto la storia di Pietro, anzi lascia aperte tante domande. Una su tutte: chi stava ipnotizzando chi? Chi è il vero paziente, e chi il vero psicologo?

Come descrivere alla fine questo thriller? Inatteso, avvincente, lucido, e sospeso. Esattamente come mi aspettavo che fosse un thriller scritto e condotto con maestria.

Voto: 4/5

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