Recensione “Sette al Crepuscolo” di Angelo Basile

Sette è il numero che indica fin dall’antichità la completezza. Nelle tre religioni monoteiste riveste un ruolo profondamente simbolico: sette sono le virtù ma anche i vizi capitali.
Sette sono i colli su cui è fondata Roma, i giorni della settimana e i nani di Biancaneve. Sette sono le meraviglie del mondo e altrettanti sono i racconti contenuti in questa raccolta.
Fra questi racconti, come per le famose caramelle di Harry Potter, ce n’è di tutti i gusti più uno.
Si passa dallo spaccato ironico e dissacrante sul mondo della sala operatoria che l’autore ben conosce, all’avverarsi di un sogno che si trasforma in un incubo grottesco, per passare al delitto perfetto o al continuo gioco di specchi di personaggi e stili narrativi. Vi è l’incursione nell’horror post-apocalittico ma anche racconti intensi e toccanti che faranno versare qualche lacrima. Se lo faranno non vergognatevene, è un bene. Significa che siete ancora vivi.
E quando avrete finito questi primi magnifici sette non temete, la Oakmond Publishing ne pubblicherà altrettanti in una raccolta intitolata Sette prima dell’alba.
Perché ingabbiarli tutti fra il crepuscolo e l’alba? Perché l’autore scrive prevalentemente di notte, alla luce di una piccola lampada da tavolo dove tutto il resto intorno è buio.

Titolo: Sette al Crepuscolo

Sottotitolo: Racconti notturni – Parte prima

Autore: Angelo Basile

Editore: Oakmond Publishing

Genere: Raccolta di racconti

Data pubblicazione: 31 ottobre 2019

Voto: 5/5

Cartaceo -> 12,50€ | Ebook -> 4,99€

RECENSIONE

Angelo Basile è un autore “speciale”: grazie ai suoi racconti sono riuscita a riavvicinarmi ad un genere che spesso ho abbandonato. La sua capacità di creare un crescendo di emozioni in pochissime pagine è davvero unica. Ogni racconto ci trascina in un  mondo diverso, ma ognuno ugualmente capace di farci immedesimare nei personaggi e nelle loro vicissitudini, senza però farci rimpiangere il racconto precedente.  Grazie al linguaggio semplice e scorrevole, ma soprattutto ad una sagace ironia, l’autore ha la capacità di rendere meno drammatici anche quei racconti che potremmo definire horror. Ma nonostante tutto, il racconto che più ho apprezzato tra i sette, è stato proprio quello in cui non c’è alcuna traccia di ironia: “L’ultimo scalino”. La capacità di Angelo Basile, di condensare in appena 8 pagine il dolore di un uomo che ha perso la donna amata è strabiliante. Nel momento in cui il protagonista si accinge a varcare la soglia della Chiesa per le esequie, sembra quasi di essere lì con lui a sostenerlo. Molto probabilmente questa forte immedesimazione è dovuta al fatto che chiunque abbia perso un proprio caro, abbia provato un dolore immenso. Ma al tempo stesso, l’autore ci descrive la forza di un uomo che accetta quel dolore così grande, grazie ai dolci ricordi che la moglie gli ha lasciato.

Un altro dei racconti che più ho apprezzato è stato “Gourmet”. Adoro le ambientazioni da brivido, e l’aver trasformato una villetta e i suoi dintorni da “nido d’amore” a “teatro di follia” è geniale. Non vi anticipo nulla, ma se vi piace il macabro questo racconto (quasi un mini-romanzo) diventerà uno dei vostri preferiti in assoluto. Le atmosfere descritte ricordano un po’ quelle di tanti film di Rob Zombie; i cultori del genere capiranno subito a cosa mi riferisco: la suspense è un crescendo intenso e continuo, fino al culmine della narrazione.

Ma mi sembra anche doveroso dire due parole sul racconto che mi è piaciuto di meno “Morte a teatro”. L’autore ci racconta le vicissitudini di un attore di teatro megalomane ed egoista e della sua famiglia. Ma a circa metà racconto qualcosa si spezza e la narrazione assume caratteri un po’ ridondanti; la lettura non scorre piacevolmente come negli altri racconti e la trama sembra un po’ forzata, specialmente con l’arrivo del poliziotto.

Menzione d’onore per il titolo “sette al Crepuscolo”: tutti i racconti riprendono il tema del crepuscolo, del tramonto, seppur con sfumature diverse. Ad esempio, anche ne “La ressi tonda”, ho visto nella descrizione di un chirurgo oftalmico sostituito dalle macchine, la fine (il “crepuscolo”) di una carriera.

Personalmente ho apprezzato tantissimo questo libro, letto tutto d’un fiato, proprio per la capacità di “tirar dentro la storia” il lettore. In un periodo come questo, in cui nostro malgrado le preoccupazioni spesso non ci permettono di concentrarci nella lettura come vorremmo, nonostante l’abbondanza di tempo libero, vi consiglio i racconti di Angelo Basile anche per la sua capacità di dare una conclusione ad ognuno dei suoi, seppur brevissimi, mini-romanzi. Sono sicura che non rimpiangerete neanche per un attimo libri molto più lunghi; dalle mie parti si dice che “nella botte piccola c’è il vino buono”.

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