Recensione "Hai visto la Luna?" di Puk Damsgård

“Daniel è stato l’ultimo prigioniero a lasciare vivo il famigerato carcere di Raqqa.” Daniel Rye ha venticinque anni ed è un fotografo freelance: dalla sua Danimarca viaggia nelle zone più pericolose del pianeta per documentare gli orrori di guerre e povertà. Quando nel 2013 la situazione della Siria, straziata dai conflitti e terrorizzata dallo Stato Islamico, peggiora, Daniel decide di partire, prendendo ogni precauzione grazie all’aiuto di una rete di persone pronte all’emergenza. Ma durante il viaggio, poco prima di concludere il reportage fotografico, viene rapito da un manipolo di jihadisti. Segregato per 398 giorni nelle prigioni siriane insieme con altri stranieri, viene sottoposto a torture di ogni sorta perché confessi i suoi (inesistenti) reati. In condizioni disumane, in bilico tra il dolore insopportabile e la paura di morire, la sua unica consolazione è la compagnia di altri prigionieri come James Foley, l’ostaggio americano poi decapitato che, prima di morire, gli affida l’estremo messaggio per la sua famiglia. Il racconto della giornalista pluripremiata Puk Damsgård segue la storia di Daniel, della sua prigionia, ma anche della sua famiglia e delle trattative per la sua liberazione, tracciando sullo sfondo un ritratto dello Stato Islamico. Pagine che lasciano il lettore senza fiato, una testimonianza scioccante che trasmette l’angoscia per una crudeltà senza cedimenti.

Titolo: Hai visto la Luna?
Autore: Puk Damsgård
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: Biografia, Saggio
Data di pubblicazione: 26 Aprile 2016
Voto: 4/5

Cartaceo -> | Ebook -> 9,99€


Recensione

Daniel decise di partire per la Siria per fotografare la realtà della guerra, avrebbe dovuto rientrare in patria in pochi giorni, ma così non avvenne. Viene “trattenuto” da un gruppo di uomini legati allo Stato Islamico, quello che poi avrebbe preso il nome di ISIS.

Subisce numerose torture fisiche e psicologiche, il tutto insieme ai suoi compagni di prigionia. Uomini e poche altre donne, tra cui solo alcuni sarebbero riusciti a tornare a casa. Con l’unica colpa ai nostri occhi, di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Un’esperienza che avvicina l’uomo al suo stato animale. Lo dimostrano i carcerieri, nello specifico il trio soprannominato The Beatles. Ma i carcerati invece, cercano in ogni modo di mantenere la loro umanità il più possibile. Lo fanno creando una quotidianità, delle abitudini, dei legali e delle amicizie che vanno oltre ciò che stanno vivendo. Perché nonostante il libro abbia cercato di farci vedere con una lente d’ingrandimento un mondo di cui abbiamo sentito parlare tramite i telegiornali. La realtà sarà sempre e comunque lontana da noi lettori, perché non l’avremmo vissuta sulla nostra pelle.

Assolutamente da leggere. Forse un pochino frettoloso nel raccontare i fatti trattati. Ma col senno di poi, molto probabilmente è stato meglio così. Nessuna lungaggine ma solo i fatti nudi e crudi. Una Biografia parziale mista a Reportage di guerra.

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