Recensione “Le ragazze di Parigi” di Pam Jenoff

Dall’autrice del bestseller La ragazza della neve
1946, Manhattan. È mattina e Grace Healey si trova alla Grand Central Station quando nota una valigia abbandonata sotto una panchina. Incapace di resistere alla curiosità, decide di aprirla e rimane stupita nel trovare al suo interno una dozzina di fotografie di donne. Ma a chi appartengono quei volti e che storia si nasconde dietro alla valigia? Senza riflettere troppo, Grace lascia velocemente la stazione. Si mette sulle tracce di quel ritrovamento e, dopo qualche ricerca, scopre che la valigia apparteneva a una donna chiamata Eleanor Trigg, capo di una rete di spie donne inviate da Londra durante la guerra. Dodici di loro sono state inviate nelle zone occupate dell’Europa come corrieri o operatrici radio per dare supporto alla resistenza, ma nessuna di loro è mai tornata a casa e il loro destino è un mistero. Sempre più intrigata dalla sorte di quelle donne, Grace decide di scavare più a fondo e si mette sulle tracce di Marie, una giovane madre diventata da poco un’agente.

Titolo: Le ragazze di Parigi
Autore: Pam Jenoff
Editore: Newton Compton
Genere: Spionaggio

Data di pubblicazione: 25 giugno 2019
Voto: 5/5

Cartaceo -> 9,90€ | Ebook -> 0,99€


Recensione
Documenti, valigie, fotografie: sono elementi sparsi nel reale per scoprire la verità, sono gli indizi di una storia. Ogni persona lascia la sua impronta, che è una traccia da seguire. Il minimo elemento può essere stato creato di proposito e contenere tutto un mondo: soprattutto se a lasciarlo, all’attenzione di chi comprende, è stata una donna. In questo libro si descrivono le vicende di un gruppo di esponenti del genere femminile, che come tali, una volta trasferite in Francia possono scomparire nel nulla: si tratta di ragazze giovani, che hanno prestato servizio come agenti del Soe. Lo Special operations executive era un’organizzazione britannica, formata da agenti addestrati che (durante la Seconda guerra mondiale) si lanciavano con il paracadute, atterravano con piccoli aerei oppure sbarcavano da sommergibili e motoscafi. L’obiettivo era dare sostegno alla Resistenza e ai gruppi partigiani. “E ora incendiate l’Europa!” aveva detto Winston Churchill il 22 luglio 1940.

Un soldato è un’entità rilevante, ma una donna è più facilmente soggetta a scomparire.


Non è che non le importasse degli uomini, ma loro avevano titoli e gradi delle Forze armate, erano protetti dalla Convenzione di Ginevra. Il Governo si sarebbe preso cura di loro, se ne sarebbe ricordato. Le sue ragazze, invece, sarebbero state abbandonate e dimenticate“.


Queste persone che agiscono per fare la differenza sono preparate minuziosamente e scelte per le loro caratteristiche e conoscenze: le abilità legate alla trasmissione radio, alla lingua straniera, alla capacità di adattarsi. L’addestramento fa il resto.


“Eleanor allungò la mano e strappò via il tasto telegrafico della radio. ‘Che diavolo!’, gridò Marie. Eleanor non rispose ma prese un cacciavite e continuò a smantellare l’apparecchio, sfasciandolo pezzo per pezzo con una tale violenza che le viti e i bulloni finirono a terra e sparirono sotto ai banchi. Le altre ragazze guardavano la scena in un religioso silenzio. Perfino l’istruttore sembrava spiazzato. ‘Oh!’, gemette Marie, cercando di recuperare i pezzi. In quel momento realizzò che sentiva una sorta di connessione con la macchina – la stessa con la quale lavorava fin da quando era arrivata. ‘Non basta essere solo capaci di usare la radio’, disse Eleanor sprezzante. ‘Bisogna essere in grado di aggiustarla, ricostruirla da capo. Hai due minuti per metterla a posto’. E si allontanò”.


Trattate come gli uomini, mettono a frutto il loro addestramento e primeggiano per l’unicità che la femminilità dona loro, ma non è sufficiente. Non basta, perché qualcosa va storto: lo schieramento nemico sa tutto e conosce parole d’ordine, segnali di riconoscimento, peculiarità di chi trasmette. E’ padrone nei dettagli delle caratteristiche delle trasmissioni radio. Chi ha tradito? Il nemico è diventato onnisciente? E ancora: a chi giova tutto questo?

A suo tempo si determina un movimento a ritroso nel passato, perché una donna dimostri il fatto che quel gruppo di donne, a suo tempo, ha ben operato, non ha tradito.

Una donna non conserva sempre, nella prole, il cognome. Deve dunque ritagliare la propria eternità semplicemente lasciando la propria impronta: una collana, un nastro, una valigia.


“Josie allungò la mano sul collo di Marie, sganciò la collanina in silenzio e se la infilò in tasca. Marie fece per protestare. Se l’avessero beccata, la collana sarebbe stata confiscata e Josie sarebbe finita ugualmente nei guai”.


Infine la maniera di perpetuare se stesse è restare vive. Oppure lasciare, morendo, un segno tale da non essere cancellato. Andarsene soltanto se si deve, con un letale fuoco artificiale: il segno che si aveva uno scopo, fino all’ultimo minuto.

“La spiegazione finale su quel che accade alle ragazze, anche se ispirata a molte teorie articolate, è opera di finzione”. Che cosa resta di chi ha osato?

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