Recensione “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale

Quasi ogni giorno Erica e Tea s’incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli. Tea è la protagonista della serie tv di culto “Testa o Cuore”, ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale. Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l’ha ribattezzata “signora Cunningham”. Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di “Happy Days”. Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l’appello all’esistenza dell’altra diventa soprattutto l’occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe.

Titolo: Quattro etti d’amore, grazie
Autore: Chiara Gamberale
Editore:  Mondadori
Genere: Narrativa Contemporanea
Data di pubblicazione: 14 Maggio 2018
Voto: 5/5
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Recensione

Il filo che unisce le storie del romanzo è lo sguardo curioso, a tratti morboso, che abbiamo tutti noi nelle vite degli altri. Nel romanzo è un carrello, quello della spesa, ad offrire lo spunto per far viaggiare l’immaginazione delle protagoniste, a chiedersi come può essere la vita di chi sfiorano. Erica e Tea, attraversando le corsie del supermercato, come si attraversano le giornate della vita, si sfiorano, si osservano, fantasticano l’una della vita dell’altra, immaginando una vita che è molto diversa da quella realmente vissuta da ognuna di loro.

Erica rappresenta lo stereotipo femminile della moglie, madre e lavoratrice, sempre alle prese con la gestione della casa e della famiglia, sempre un passo indietro rispetto ai propri bisogni, sempre alle prese con qualcosa che è più urgente dei suoi pensieri, una donna ingabbiata nei ruoli che si è cucita addosso, come un abito che, a tratti, le va stretto.

L’altra donna col carrello è Tea, attrice di una serie televisiva di successo, ma dentro le mura di casa vive un legame logoro con un marito capace di tirare fuori il peggio di lei e un amante che soddisfa il suo bisogno di vanità, ma che resta sempre al margine dei suoi sentimenti.

Agli occhi delle donne comuni, Tea rappresenta ciò che molte donne vorrebbero diventare, mentre, come spesso accade, quello che sogna Tea è una vita “normale”. Guardare il carrello di Erica, come si comporta con i suoi figli, le fa immaginare come sarebbe una vita se avesse scelto di vestire quei panni. Guardare il carrello di Tea, come si veste, le fa immaginare come sarebbe una vita se avesse scelto di puntare tutto su se stessa, invece che sulla famiglia.

Chiara Gamberale, con la sua penna delicata e capace di cogliere i particolari che fanno la differenza nella vita, ci trascina dentro questi mondi, sempre con quel sottile senso dell’ironia che ci permette di scivolare in queste vite, rispecchiandoci nelle loro fragilità, nelle loro incertezze senza mai inciampare nei loro percorsi. Ci accompagna con i loro carrelli, in un mondo fatto di gustose ricette da preparare e sentimenti che si mescolano con farina e burro, alla ricerca della felicità.

Due modi apparentemente opposti di essere donne, ma con la stessa fame. D’amore.

A cura di Maddi Magnolia

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