Recensione “Jack Cooper: giorni di guerra” di Nathalie P. Starc

Vietnam, 1° novembre 1968. Jack Cooper, detto Giver, viene arruolato nell’unità dell’élite degli Alpha Dog, comandati dal colonello Ethan Kenneth Braxton. Orfano, Jack ha provato sulla sua pelle dolori, ipocrisie e menzogne che hanno fatto nascere in lui conflitti molto simili a quelli che, ognuno di noi, combatte quotidianamente con i demoni del passato. Sullo sfondo della guerra del Vietnam, capitolo dopo capitolo, entrerete nelle storie di Giver, dei vari commilitoni e anche di chi, indirettamente, ha subìto gli orrori del conflitto, come la bellissima e coraggiosa prostituta Mei Ling. In questo libro, primo di una trilogia, vivrete i loro percorsi interiori e ne verrete rapiti fino a quando ognuno di loro entrerà di diritto nei vostri ricordi del cuore. Perché la lotta che combattono con se stessi, è molto simile a quella che tutti noi viviamo ogni giorno per migliorarci e trovare un po’ di pace.

Titolo: Jack Cooper: giorni di guerra
Autore: Nathalie P. Starc
Editore: Indipendente
Genere:  Narrativa di guerra
Data pubblicazione: 27 aprile 2019
Voto: 5/5

Recensione

Oggi desidero presentare un romanzo, che ho terminato di leggere tre giorni fa e che mi ha trascinato in un vortice di emozioni e considerazioni.

L’autrice è Nathalie P. Starc, una scrittrice esordiente. Il romanzo è reperibile su Amazon sia in versione ebook, al prezzo di euro: 2,99   e in cartaceo al prezzo di euro: 18,00 .

Il romanzo è diviso in 27 capitoli per una lunghezza di 686 pagine, scritte in modo fluido e coinvolgente. Il ritmo leggermente lento all’inizio è da comprendere come un monito dell’Autrice per avvertire il lettore che questa storia non è sulla linea dei Rambo o dei wargames, pieni solo di azioni suggestive, ma è un racconto, che alla fine vuole lasciare un dono, il senso e il significato della vita spesa nel conflitto e dall’impossibilità di sottrarsi ad esso.

Il romanzo è ambientato in Vietnam nel 1968. Jack Cooper è tenente di approvvigionamento nell’unità degli Alpha Dog. Soprannominato Giver, per le sue capacità di tessere rapporti non del tutto leciti e morali con il mondo esterno all’unità, si adopera per ottenere sempre, in un modo o nell’altro ciò che serve ai commilitoni e ai superiori e così sopravvivere in quell’inferno.

L’autrice Nathalie P. Starc, con grande maestria riesce a far impallidire il dramma del Vietnam, che resta sullo sfondo della narrazione e in un gioco di chiaro scuro,  fa emergere il personaggio di Jack e le sue relazioni.

Infatti, questo romanzo potrebbe essere ambientato in una qualsiasi guerra, perché ciò che emerge sono proprio le relazioni per nulla scontate tra commilitoni, con i superiori, con gli antagonisti e con l’amore, strappato da uno dei tantissimi bordelli.

Il bordello potrebbe essere proprio la cifra, la metafora della mercificazione, che emerge dalla storia di Jack. Una mercificazione che attraversa in modo trasversale tutte le sfere del tenente e riduce a brandelli anche la sua anima.

Come una maniaca seriale, senza però mai sconfinare nel cattivo gusto, l’Autrice in mano non ha una penna, ma un bisturi affilato, che l’aiuterà a separare strato dopo strato ogni connotazione umana del tenente, per renderlo in tutto simile alle bestie. Nel procedere tra ricordi e avanzamenti della vicenda, Nathalie fa sperimentare a Jack il vuoto più totale e lo condurrà sulle sponde di una solitudine abissale.

La forza del romanzo è proprio in questa operazione di espropriazione. Jack è gradualmente privato dei suoi punti di riferimento, partendo dalla zona più periferica e quindi dalle sue relazioni umane, fino a raggiungere il nucleo intimo e personale, cioè fino al sacrificio fisico di se stesso e se si può andare oltre, addirittura alla rinuncia della propria libertà e della personale giustizia, per il bene di chi ha ricoperto un ruolo paterno.

Se Jack è il protagonista della vicenda, l’antagonista è a giusto titolo la guerra stessa, nei suoi gesti più infami e atroci. Ora prende il volto dei nemici; ora prende le sembianze dei raggiri dei superiori, per manipolare il tenente; infine si riveste degli alleati, che rinunciano ad accogliere Jack nella propria unità, dopo aver visto cosa è stato capace di fare sul corpo di un suo aguzzino.

La guerra, quella per la sopravvivenza è iniziata per Jack dall’infanzia nell’orfanotrofio. Una guerra che nel romanzo vediamo varcare nei ricordi i confini geografici, per comprendere come questo male ha una capacità devastante e universale. Jack si trova a combattere una guerra ad intra contro  i fantasmi del passato e ad extra, combattuta con strategia e armi.

Quest’operazione dello strappo, così chiamerei il riuscito tentativo dell’Autrice a strappare lo strappabile da Jack, che potrebbe essere ognuno di noi nelle stesse condizioni, è insita nella guerra stessa. Infatti Jack ottiene il successo in battaglia e strappa come può, molti commilitoni dalle fauci della morte, riportando però gravi lesioni nel corpo e nell’anima. Vince battaglie con strategie sempre nuove, ma la perdita arrecata a se stesso è sempre maggiore del successo. Potremmo dire che è la guerra a strappare a morsi la vita di Jack.  Lui che fa di tutto per preservare la vita dei suoi, paga un duro prezzo sulla sua.

Il fine giustifica i mezzi. Questo è il comportamento marcio dei superiori, che contagerà anche le scelte e le azioni di Jack. L’Autrice mostra come la guerra travolga ogni vivente nella sua perversa logica di sopraffazione e morte. E là dove traspare un minimo di etica nei confronti di un  giovane essere, anche se nemico, la violenza grida la sua pretesa di prevaricazione, mostrando marcia anche la vita di quel giovane.

Tutto questo il lettore trova la sua massima espressione nell’epilogo, dove Jack è totalmente  isolato e si aggrapperà al mantra che il suo comandate gli aveva offerto durante un’altra prigionia: lui è un tenente di approvvigionamento e il suo compito è di trovare tutto ciò che serve per tirare fuori i suoi da quella merda, a costo di soccombere. Quello è il suo dovere e la forza che lo farà sopravvivere; che gli mostrerà più volte la faccia della morte, ma che lo riporterà in vita, ad una sporca vita che non vuole finire.

Il romanzo merita una classificazione che va ben oltre il genere avventura, guerra, azione. Trovo che sia stato scritto con la consapevolezza di conoscere in modo approfondito i meandri della psiche umana, che riverbera senza vacillare in ogni azione dei personaggi.   Punti di forza e di debolezza sono ben miscelati per non creare dei supereroi, delle vittime ad oltranza o dei nemici grotteschi. La Starc ha saputo ben bilanciare tutti gli ingredienti dell’intreccio, lasciando in chi legge il desiderio di proseguire a conoscere le vicende del nostro tenente Jack. Vivamente consigliato.   Lorena Ciullo.

Voto 5/5

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