Recensione “Una salita per amore. Donne al fronte” di Stefania P. Nosnan

Titolo: Una salita per amore. Donne al fronte

Autore: Stefania P. Nosnan

Editore: Edizioni Ensemble

Genere: Narrativa storica

Data pubblicazione: 1 giugno 2019

Voto: 5/5

Cartaceo -> 14 €


Sinossi: Elena Bonanni è una giovane portatrice carnica che assieme alle sue compagne, ogni giorno, marcia dal magazzino del Regio Esercito dislocato in paese fino alle trincee del Pal Piccolo. Sulle spalle le tre donne portano quaranta chilogrammi tra approvvigionamenti e armi. Non hanno nessun timore ad affrontare le difficoltose mulattiere con qualsiasi condizione meteorologica. Un giorno Elena conosce Alberto Petris, un giovane tenente con cui nascerà un sentimento. Il crollo del confine di Caporetto condurrà i due innamorati, ma anche gli abitanti del paese, a una lunga e forzata marcia per la salvezza verso il Veneto. Una volta giunti nella regione, Alberto sarà inviato sul nuovo fronte del Piave. Un romanzo sull’amore, capace di nascere nonostante l’orrore della guerra di trincea, ma anche sul coraggio. Quello di alcune donne, fortissime, capaci di affrontare ogni passo e ogni salita sostenendo un esercito e un Paese in difficoltà e di cui oggi, a più di un secolo di distanza da quella tristissima pagina di storia, è più che mai doveroso custodirne la memoria.

Recensione:    La scrittrice friulana Stefania P. Nosnan torna, dopo “La bicicletta nera”, ad occuparsi delle drammatiche vicende della nostra storia recente, ambientando questa volta il suo romanzo nel primo conflitto mondiale, e in particolare nel mezzo degli scontri tra il Regio Esercito Italiano e le truppe austroungariche sulle montagne venete e friulane.

La vicenda narrata trae spunto dall’esperienza personale dell’autrice, nipote di una portatrice carnica, e conduce il lettore nel mondo a un tempo duro e delicato delle portatrici, donne coraggiose e tenaci, che durante la Prima Guerra Mondiale, prestarono un fondamentale servizio sul fronte alpino orientale, lungo la Carnia, per rifornire di viveri e munizioni i soldati italiani, affrontando tutti i giorni percorsi disumani e pericolosi, tra la neve e le pallottole nemiche, giungendo fino alle prime linee schierate nelle trincee, con le loro gerle cariche anche alcune decine di chili. La storia, narrata in terza persona, ci trasmette direttamente le emozioni di queste donne, i loro sentimenti, la loro forza di volontà e spirito di sacrificio (non sarà necessario ricordare che il loro reclutamento fu volontario, mai forzato), e insieme la loro delicatezza femminile, che le spinge ad addolcire le fatiche di soldati sconosciuti, mentre i loro mariti, fratelli, padri, sono impegnati altrove, lontano, su fronti troppo distanti. Colpisce in particolar modo il personaggio di Elena, la protagonista, tratteggiata con grande meticolosità e precisione, nella sua odissea quotidiana fatta di impegno, dedizione, apparente freddezza nei confronti dei militari al fronte (per evitare la formazione di nuovi legami affettivi in un contesto così precario), tenerezza verso la madre, che come lei è provata dalla morte del marito e di due figli in battaglia, e infine amore, quell’amore tanto combattuto e temuto, ma che alla fine non riesce più a trattenere verso il comandante Alberto Petris, quell’amore, lo stesso che muove tutte le portatrici, e significativamente posto già nel titolo, che segnerà l’inizio di una nuova vita, una volta terminato l’incubo della guerra. Poiché, in fondo, come alla fine ammetterà anche Mara, la portatrice più anziana del gruppo:

Forse in tutto questo dolore qualcosa di buono è nato

Sullo sfondo c’è il conflitto, la guerra, con i suoi combattimenti al fronte, la sua devastazione, i bombardamenti, le vittime, i lutti per chi resta. E la narratrice accompagna il racconto di tematiche così dure con un linguaggio estremamente fluido e scorrevole, con vivaci inserti di discorso diretto in dialetto friulano, e una sapiente partitura stilistica, che rende estremamente piacevole la lettura. Accanto a ciò, è sicuramente da rimarcare il notevole lavoro di ricostruzione storica, condotto con cura e precisione, con un’opera di studio e documentazione di grande valore, testimoniato anche dalla descrizione in appendice al libro della composizione numerica delle portatrici per comune di provenienza. Il romanzo, non molto lungo, è inoltre impreziosito dalla prefazione scritta dalla campionessa olimpionica di sci Manuela Di Centa, che può vantare anch’essa tra i suoi antenati una portatrice, e ci illustra l’importanza e il valore di questo corpo, la cui opera preziosa è stata solo di recente riconosciuta con il conferimento della Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto da parte della Presidenza della Repubblica.

Una lettura, dunque, decisamente gradevole e impegnativa, che rompe gli schemi del successo commerciale a tutti i costi, e al tempo stesso evita la pesantezza della ricerca storica tout court, per ricordarci che si può passare qualche ora piacevole anche leggendo un buon romanzo storico. E una conferma per Stefania P. Nosnan, dopo i recenti successi letterari, che dimostra ancor di più di essere una delle più interessanti autrici di romanzi storici in circolazione.

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