Recensione “Le forme dell’India” di Silvio Grocchetti

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Titolo: Le forme dell’India

Autore: Silvio Grocchetti

Editore: Alpine Studio

Genere: Viaggi

Data pubblicazione: 24 Gennaio 2019

Voto: 5/5

Cartaceo ->16,00€ 


Sinossi

Un giovane ricercatore atterra a Patna in una rovente giornata di luglio e subito si rende conto che la cultura occidentale lo ha plasmato più di quanto crede. Per tre mesi vive e si scontra con una cultura che talvolta fatica ad accettare: la povertà, la condizione della donna, il sistema delle caste, il lavoro, la religiosità, ogni forma della vita indiana sfugge di fatto alle categorie cui siamo abituati. Visita alcuni luoghi chiave, come Bhagalpur e Varanasi, ma il suo non è affatto un viaggio turistico. E infatti, in un paese in cui “le mucche sono molto, molto più al sicuro delle donne”, l’autore sente che è importante raccontare anche luoghi che rappresentano piccoli atti di ribellione, timidi tentativi di cambiare, come il villaggio che pianta dieci alberi di mango ogni volta che nasce una bambina, per assicurarle denaro sufficiente per gli studi e la futura dote; oppure lo Sheroes’ Hangout di Agra, un locale ai piedi del Taj Mahal dove alcune donne sfregiate dall’acido trovano il coraggio di servire ai tavoli e mostrare le proprie ferite. Tra riti sul Gange, odori, tradizioni e incontri, l’autore mostra come partire per l’India significhi innanzitutto essere pronti a spogliarsi dei preconcetti, mettersi in discussione e rivedere ogni pensiero acquisito, magari con dolore, ma con assoluta onestà.

Recensione

Non sono mai stata in India. Tutte le volte che sento parlare di India o ne leggo il nome, tutti i pensieri che si sovrappongono, si trasformano, si intrecciano nella mia mente all’improvviso sfumano in migliaia e migliaia di puntini e si apre un varco nella realtà dove immediatamente l’immaginazione si intrufola. Questo senso di fascino che esercita su di me questa terra piena di contraddizioni, piena di potenzialità ma in stato di latenza, la stessa terra che ha partorito Gandhi, mi spingono a farmi innumerevoli domande e a cercare altrettante risposte.

Proprio qua entra in gioco questo libro che ti catapulta immediatamente nella brusca realtà di un paese che non potremmo comprendere se non spogliandoci di tutte le nostre sovrastrutture, e del nostro filtro occidentale di vedere la realtà da un unico e piccolo punto di vista. Occorre per un attimo sentirsi nudi, indifesi e destabilizzati.

Questo il primo impatto che Silvio Grocchetti riesce a esprimere con grande efficacia appena atterrato a Patna.

Una delle prime considerazioni è la totalità del caos e del disordine che abbracciano la realtà , un aspetto talmente radicato che appare una regola stessa, cosi scrive Grocchetti:

“E’ il paradosso esaltato a virtù: l’assenza di regole fatta regola.”.

Si susseguono veraci descrizioni della realtà che vengono tradotte e analizzate in forme che colmano questa nudità di cui ci siamo fatti carico all’inizio.

Una caratteristica che ho apprezzato e desidero segnalare è la scelta dell’autore di accompagnare a problemi drammatici e angosciosi che soffocano l’India come il feticidio femminile e le aggressioni con l’acido sulle donne ad esempi di piccole comunità che si sono unite per sconfiggere questi orrori.

Esiste nell’animo umano l’oscurità ma se ci si unisce tutti insieme si riesce sempre a trovare una direzione che si oppone completamente e diventa un modello da imitare.

Non è facile descrivere l’India e seppure riuscendo in questo intento è quasi impossibile lasciare il lettore con un barlume di speranza, perché il futuro è visto come una specie di mostro, una minaccia che incombe. Grocchetti spezza completamente questa mentalità e ci offre una visione nuova e fresca della realtà.

“…Rimaniamo qualche minuto così, vivendo dell’unico linguaggio che condividiamo.Ma è abbastanza, capiamo.Si può vivere di sottrazione.Il suo è un sorriso denso, pastoso, profondo.Mi spiega che il linguaggio è una convenzione e che esseri di carne e visceri condividono una comunione atavica, ancestrale.Vivo il silenzio della condivisione: attraverso sguardi, espressioni, leggeri movimenti, ma sopratutto attraverso sorrisi.Caldi, fertili, incendiari”.

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