Recensione “La collezionista di storie perdute” di Ann Hood

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Titolo: La collezionista di storie perdute

Autore: Anna Hood

Editore: Newton Compton Editori

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 27 Settembre 2018

Voto: 5/5

Cartaceo -> 12 € | Ebook -> 2,99€


Sinossi

Dopo venticinque anni, il matrimonio di Ava è naufragato e lei si ritrova improvvisamente sola, con i figli lontani, presi dalle loro vite. Per tenersi impegnata, entra a far parte di un book club, sperando che la passione per la lettura possa aiutarla a stringere nuove amicizie. Quell’anno il gruppo di lettura chiede a ogni membro di presentare agli altri il libro che si è rivelato più importante nel corso di tutta la vita. Ava si mette alla ricerca di un libro a cui da bambina era molto affezionata e di cui ricorda nitidamente alcuni passaggi. È stato il libro che l’ha aiutata a superare il trauma della morte della madre e della sorellina. Intanto Maggie, la figlia di Ava, è a Parigi, impegnata in una relazione che la consuma con un uomo molto più grande di lei. Risalire al misterioso autore e ritrovare il libro sarà un’avventura che rivelerà segreti nascosti nel passato e aiuterà tanto Ava quanto Maggie a ripartire da un nuovo inizio.

Recensione

Eccoci qui, ci sono libri che hanno bisogno di essere lasciati a sedimentare prima di essere sottoposti ad una recensione, come in questo caso. Forse le emozioni scaturite sono state troppe, forse l’empatia gioca brutti scherzi, fatto sta che consiglierei a tutti di leggere questo libro, per ritrovarsi e non solo.

Ci troviamo a conoscere le due protagoniste fin da subito, un capitolo a testa, riuniti in sezioni mensili, proprio come il club di lettura a cui Ava si iscrive dopo la separazione. Il marito l’ha lasciata per una donna che ha un hobby alquanto strano, vestire o ricoprire (non saprei quale verbo sia più idoneo) statue, insegne e oggi in generale con lavori fatti ai ferri. La cosa più strana è che non lo fa con oggetti propri ma con cose di pubblica utilità o di terzi, insomma questa signora é proprio un personaggio!

Tornando ad Ava, al primo incontro del club di lettura dovrà segnalare un libro, su cui a rotazione discuteranno ogni mese e lei indicherá un libro praticamente sconosciuto e fuori catalogo. Libro su cui ha messo le mani dopo la scomparsa della madre e la cui storia l’ha molto aiutata a superare sia il lutto appena avvenuto che la morte prepatura della sorellina.

Parallelamente conosciamo la figlia, una giovane incline all’autodistruzione, che raggiunta Firenze per studiare un anno all’estero, all’insaputa della famiglia decide di lasciare gli studi e trasferirsu a Parigi. Qui incontrerá un uomo, che la manterrà in tutto e per tutto, anche nella sua dipendenza da Eroina e con continui soprusi psicologici, ne farà la sua marionetta del piacere, fino a quando Maggie troverà il coraggio di fuggire. Dopo l’ennesima dose, finirà in ospedale, dove dopo aver vissuto la fase d’astinenza deciderá di allontanarsi dalle droghe e si rifugerá in una piccola libreria, dove troverá lavoro e molto molto altro.

Potrei andare avanti per ore ad illustrarvi la trama, che nonostante gli intrecci e i colpi di scena, rimane semplice ed incisiva allo stesso tempo. Sappiate solo che alle volte un libro può essere scritto per svariate ragioni e una scomparsa può dopo decenni palesarsi come fumo. Il dolore che ci siamo ritrovati a sopportare può invece dimostrarsi necessario per mutare e diventare quelli che eravamo destinati ad essere dal principio.

Un libro sui legami familiari, sulla perdita e sulla rinascita. Perché come la Fenice rinasce dalle proprie ceneri, anche noi possiamo rialzarci e trovare un obiettivo di vita che ci faccia andare avanti.

Libro consigliatissimo 5/5

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