Recensione ”La zanzara muta” di Gianfranco Spinazzi

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Titolo: “La zanzara muta”

Autore: Gianfranco Spinazzi

Editore: Tragopano Edizioni

Genere: Narrativa

Data pubblicazione: 9 Aprile2018

Voto: 3/5

Cartaceo -> 15€ | Ebook -> 2,99€


SINOSSI

Si dice che vecchiaia e infanzia per certi versi si somiglino. I protagonisti del romanzo sono vecchi. Disincantati dalla vita e dal mondo. Non si tratta più di fantasticare come fa il bambino, si tratta di rimuginare fallimenti e vendette. Il divario tra le due età forma lo schema: il bambino non ha passato, il vecchio non ha futuro. Ma quale il punto di rottura? Il Matrimonio! I vecchi sono stati sposati, e chi per una ragione chi per un’altra da tempo non hanno più la moglie. In mancanza di futuro, il passato coniugale causa l’esacerbazione di un presente doloroso. Ma c’è dell’altro: l’opportunità di un’altra anima gemella. La sintonia tra due vecchi senza più la Sposa avviene contraddittoriamente e l’incontro nasce dallo scontro. Anche i bambini possono scontrarsi e poi incontrarsi e stabilire complicità e fedeltà. Vecchiaia e infanzia dunque. Nostalgia e rimpianti da parte di chi è stato bambino, ma non come avrebbe voluto o potuto essere. La memoria del vecchio è disturbata, deviata in immagini di adolescenze mancate. Cosa ha aggiunto la Sposa, se non il risentimento verso la vita mal vissuta? La colpa non risale forse al cattivo marito? Tormenti affliggono il vecchio: ha mai amato veramente? E i figli, quando ci sono, possono alleviare il senso di colpa dei padri? Ma ecco, come per i bambini anche nei vecchi un gattino o un cagnolino possono mediare armonia e senso di giustizia. Un colombo morto spezza l’acredine del vecchio e suscita la commozione. Il ricordo di un topo ucciso da un uomo ricorre come espressione brutale della morte e della violenza humana.

 

RECENSIONE

“La Zanzara Muta” di Gianfranco Spinazzi  è un romanzo molto particolare. L’autore ci permette di osservare da un punto di vista tutto nuovo la vita dell’anziano, i suoi pensieri, i suoi comportamenti, le ‘’piccole’’ fissazioni e i sentimenti. La storia si snoda a partire dallo scontro: lo scontro tra due anziani, una vittima ed un carceriere, così diversi eppure così simili. E dallo scontro nasce l’incontro, un’amicizia tra l vittima e il carceriere. L’autore sviluppa temi come la comprensione, il confronto, la compassione. Gianfranco Spinazzi ci permette di avere una chiave nuova per leggere la senilità, sostituendo al senso di solitudine (rappresentata dal piccione che va a morire da solo, in un angolo) un nuovo senso di accettazione e comprensione. I protagonisti sono strani, e proprio per questo non è facile dimenticare loro e la loro storia, spesso triste, fatta di solitudini e stanchezze. Ma al tempo stesso, ritroviamo i due personaggi sotto un’umanità nuova, portatrice di un messaggio fondamentale: l’esistenza umana ha un senso, e la vita non va sprecata.

 

Giudizio personale: Personalmente ho faticato un po’ a leggere il libro, specialmente i capitoli iniziali. La trama si sviluppa in modo lineare, ci permette  di esplorare la mente dell’anziano e i suoi sentimenti. La vecchiaia viene vista sotto una nuova luce, quella della rinascita grazie ad un’amicizia importante. L’unica difficoltà che ho riscontrato nella lettura riguarda il linguaggio usato: l’ho trovato particolarmente prolisso in alcuni punti, specialmente nelle descrizioni iniziali. In generale comunque, spesso si riscontrano parole poco note che rendono difficile la lettura, e ciò potrebbe non rendere il romanzo “accessibile” a tutti

Giudizio finale: 3 su 5.

 

Enza M.

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