Recensione “L’estate più bella della nostra vita” di Francesca Barra

Titolo: L’estate più bella della nostra vita

Autore: Francesca Barra

Editore: Garzanti

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 18 Aprile 2017

Voto: 5/5

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Sinossi

L’estate è la stagione della libertà, dei sorrisi e del profumo di salsedine. Ma per Giulia e Lorenzo quest’anno tutto è diverso. Sono costretti a trascorrere due lunghi mesi in Basilicata, la terra d’origine della madre. Una terra lontanissima da loro, cresciuti al Nord. Una terra di cui non hanno ricordi, perché da quando erano piccolissimi non ci sono più tornati. Una terra dove c’è una famiglia di cui non sanno nulla. I due ragazzi preferirebbero essere da qualsiasi altra parte invece che con quei nonni così all’antica, quelle zie troppo amorevoli, quei cugini che pur essendo coetanei sembrano distanti anni luce da loro. Eppure giorno dopo giorno scoprono la magia di un posto dove sembra che il tempo si sia fermato. Dove lo stare a tavola insieme vuol dire prendersi cura l’uno dell’altro. Dove l’amicizia è un valore importante. Ma anche lì, in quei luoghi che profumano di liquirizia selvatica, ci sono dolori che non si ha il coraggio di portare in superficie. Ci sono segreti che raccontano di un amore che ha diviso una famiglia. Che ha diviso tre sorelle per troppo tempo. Ora Lorenzo e Giulia sono pronti a rompere quell’equilibrio di bugie e segreti, sono pronti a farle riavvicinare. Perché non esiste mai una sola verità. Perché dopo mille estati malinconiche arriva sempre un’estate in cui si diventa adulti per davvero. Un’estate in cui si riavvolge il filo di ciò che si credeva perduto per sempre in silenzi e malintesi. Un’estate in cui ci si innamora, in cui i ricordi non fanno più male. L’estate più bella della propria vita.

Recensione

Questo romanzo profuma di ricordi. Di memorie di un passato nemmeno troppo lontano, quando la parola famiglia aveva un valore vero e la tecnologia non aveva invaso la vita dell’uomo in ogni suo piccolo anfratto nascosto. Riporta ad un periodo in cui le leccornie preparate dalla mamma o dalla nonna, troneggianti sull’immancabile tovaglia a scacchi in cucina, erano a base di prodotti amorevolmente coltivati nei campi vicino casa e la parola “merendina” suonava come qualcosa di alieno e superfluo; non che la vita fosse più semplice, si lavorava di più, si risparmiava di più, ognuno svolgeva un ruolo all’interno del quadro familiare mettendoci tutto se stesso, che altrimenti volavano scappellotti sulla nuca, magari accompagnati da un bell’improperio in dialetto stretto. I bambini passavano le giornate estive tra giochi semplici e creativi, per le strade sotto casa, magari imitando gli adulti tanto indaffarati come la mamma di Ida, Beatrice e Rossella. Le tre sorelline vengono introdotte nella storia in modo pacato e morbido, avvolgente come tutto questo volume. Sono ritratte nel fare mercatini, giocare a “Occhi di Gatto”, stringere amicizie tra vicini di casa; attività comuni per la loro età, ma che già delineano il loro modo di essere e le profonde differenze che le caratterizzano. Rossella, che prende la parola a inizio racconto, è la più piccolina: intelligente, affezionata, dolce, ma tuttavia in un certo senso frenata nel corso della sua esistenza. Infatti la bimba, poi ragazza, infine adulta, non riesce a dar voce alla sua volontà e rinuncia alla felicità e all’amore di Sasi, suo amico d’infanzia, per non creare problemi con sua sorella Beatrice; problemi che, ovviamente, non tarderanno a spuntar fuori. Tra le due sorelle si erge una barriera di silenzi e questioni irrisolte, dispetti e insofferenze nei confronti l’una dell’altra, astio che alimenterà le sofferenze loro e della famiglia che le circonda. Beatrice è bella e furba, spirito libero che già da piccola risulta molto abile nell’ottenere ciò che vuole, spesso anche per capriccio. Vuole andarsene dalla sua città natale in Basilicata, le sta troppo stretta! Lei aspira ad altro, alla mondanità e alla fama; per una sciocchezza decide di far suo l’amato della sorella, goffamente da lei rifiutato, e carpisce il permesso dai genitori di andare a studiare a Milano insieme a lui, con il quale in seguito si sposerà e avrà figli e tanti problemi di comunicazione. Sa che nel suo cuore giace intatto il fantasma della sorella, che lui continua in modo incondizionato ad amare cercando di dimenticarla inutilmente. Una che risente particolarmente della tensione fra le sorelle e se ne fa un peso è Ida, la maggiore, mammina intraprendente per Rossella e Bea; la ragazza fin da giovane ha ben chiaro ciò che vuole fare nella sua vita: metter su famiglia, amare suo marito e mettere al mondo tanti bei frugoletti. Ed è ciò che farà, ma non avrebbe mai immaginato le difficoltà contro cui si ritroverà a lottare: le sorelle che non si parlano, i genitori contriti per la sofferenza della situazione e sempre più anziani, la suocera invadente e inopportuna; ma soprattutto il dolore di vedere una figlia bella, in gamba, piena di vita e di desideri piegarsi sotto il peso di un infortunio che le costerà la felicità ed un futuro radioso da campionessa di nuoto.

La vita di queste tre sorelle ci è raccontata dal loro punto di vista in tre parti diverse, narrate con bravura e capacità, tanto che non mi sono mai annoiata a sfogliare le pagine di questo libro sulle vicende di una semplice famiglia del sud, ricche di avvenimenti e sottilmente ricamate di profondi scandagli psicologici. Ognuna di loro ha le sue idee, le sue buone ragioni per agire in un determinato modo, i suoi punti deboli e quelli di forza; tutte vengono a scontrarsi con la vita e i suoi ostacoli all’apparenza insormontabili, ma comunque, in un modo o nell’altro, tirano avanti. Avrete sicuramente una simpatia per una di loro, ma riuscirete perfettamente ad entrare in sintonia con tutte tanto sono spiegate bene, tanto ci vengono mostrate nella loro unicità. E che dire poi dei personaggi di contorno? Una madre che ha sulle spalle il peso di portar avanti la famiglia, che si logora le mani a forza di ricamare e cucire e suo malgrado è costretta a trascurare le figliolette che non tarderanno a capire il motivo per cui la mamma è sempre così impegnata; un amico fraterno dal cuore buono che si accontenta di una vita che non vuole, ma che cova nel cuore desideri profondi che lentamente lo logorano per l’insoddisfazione e il senso di colpa; il coro degli abitanti della cittadina che ogni tanto fanno coloritamente sentire la loro voce.

Ho apprezzato moltissimo il salto generazionale sul finale: al termine del racconto si risolveranno molte faccende rimaste in sospeso e si troverà la forza di superare dolori immani grazie alla pragmaticità e alla veracità della gioventù. La prole di Beatrice tornano per un’estate a casa della madre, scontrandosi decisamente contro voglia con una realtà lontana anni luce dalla loro; all’inizio ostili e chiusi nella mentalità fredda dei figli trascurati e viziati rivolgono una parola cattiva e un muso lungo a tutti, ai nonni amorevoli, alla zia Rossella, chiusa in una vita che non vuole, di cui si accontenta mandando giù il boccone amaro, ai cugini tanto diversi da loro. Ma prima di riuscire a rendersene conto ecco che Giulia lega con Miriam, costretta sulla sedia a rotelle, e fa aprire per la prima volta gli occhi alla sua famiglia che la considera come un oggetto fragile che rischia di rompersi da un momento all’altro. Riesce con un nonnulla a far quello che le persone che per anni le erano state accanto non erano stati in grado di fare: farla ridere dopo tanto tempo, e Ida con le lacrime che le sgorgano copiose dalle ciglia socchiuse non può che comprendere cosa mancava all’amata figlia e accetta la situazione ripromettendosi di cambiare per lei.

La gioia rientra a spintoni nella famiglia a lungo divisa e finalmente il clima si distende, i parenti possono tornare ad amarsi come un tempo e grazie alla compenetrazione di due mondi e generazioni diverse la pace viene riconquistata in seguito a tanti dissapori.

Questo libro mi è piaciuto moltissimo, davvero, in parte perché mi piacciono le cosiddette “cronache familiari”, d’altro canto è impossibile non essere conquistati da questa scrittura coinvolgente e rilassante! Mi ha cullato tra le peripezie della storia e mi ha permesso di comprendere a puntino la psicologia dei personaggi, caratterizzati in modo lodevole e soprattutto realistico. Potrei indicarvi mille Ida, Beatrice o Rossella, poiché ricalcano tipologie di persone che frequentemente incontriamo per strada, che conosciamo magari da una vita, magari perfino noi stessi riusciamo ad identificarci in maniera impressionante in una di loro. Ho gradito tanto anche la rappresentazione pittoresca di un mondo ricco di cultura e tradizione a contrasto con una Milano fredda e impassibile, diversa dal caldo paesino della Basilicata dove è ambientato il racconto, dove tutti si conoscono e le strade battute dal sole del centro si percorrono in cinque minuti, contornate dalla sterminata campagna. Un confronto che ritroviamo anche nelle diverse generazioni, cresciute in ambienti e ambiti differenti, ma anche se così lontani i giovani riescono a capirsi subito, abbattendo pregiudizi e asti inesistenti e facendo facilmente gruppo tra loro nonostante gli iniziali battibecchi e incomprensioni.

Consiglio questo libro perché l’ho trovato veramente affascinante, ricco e ben scritto, carico di buoni valori e di profumi del passato; un racconto dal quale si possono trarre tanti insegnamenti da tenere presenti nella vita di tutti i giorni per non essere troppo accomodanti, per farsi valere, per rendersi conto che non siamo dei e che sbagliare è umano. Che la vita è imprevedibile ed è una sola e perciò va vissuta al meglio, tenendo ben a mente che i veri affetti, quelli indistruttibili, sono quelli che vengono dalla famiglia e che nulla supera l’amore di una madre, la carezza di un padre, la coalizione fra sorelle e fratelli… Perché come la famiglia non c’è nulla.

Voto: 5/5

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