Recensione “Il silenzio di ieri” di Dejanira Bada

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Titolo: Il silenzio di ieri

Autore: Dejanira Bada

Editore: KoiPress

Genere: Drammatico

Data pubblicazione: 1 Marzo 2017

Voto: 3,75/5

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Sinossi

Virginia è un chirurgo e ha poco più di quarant’anni quando suo marito muore all’improvviso. Inizia a scrivere un diario per superare il dolore, proprio come lui consigliava ai suoi pazienti. Scrive quello che prova, che sente, e lo scrive rivolgendosi a lui, come se fosse ancora presente, raccontandogli cose che lui sa già, cose che non gli ha mai confessato prima…

Recensione

Che dire. Questo libro è stata una staffilettata profonda nel cuore dalla quale sono sgorgate lacrime plumbee e sconsolate. Il diario tenuto da una donna a pezzi, crollata sotto il peso di una perdita più grande di lei, a cui è stata strappata a forza una parte di anima e di vita; una ferita che non si rimargina mai ma che brucia ogni qualvolta il potente dio tempo, incurante delle emozioni di noi piccoli umani, richiama a sé memorie con tanta fatica sotterrate sotto una coltre di tentate distrazioni. Tramite gli squarci di pensieri della scrittrice pedaliamo tra le discese e i dossi di una lenta evoluzione, dalla disperazione più nera in cui affoga, nella quale si appella al marito, lo prega di tornare da lei o lo incolpa di non lasciarla andare, di non permetterle di andare avanti con la sua vita, immagine costante nella sua mente, a momenti di quiete apparente, durante i quali questa donna dal passato difficile che ha influenzato la sua intera esistenza intraprende viaggi, sperimenta l’esperienza della meditazione, pratica volontariato; tutti eventi usati all’inizio come toppa in una vita che presenta tanti buchi sfrangiati, per tenere ben pressati i ricordi che minacciano di affiorare come bolle venefiche in superficie, rilasciando esalazioni di dolore, ma occupazioni che in seguito le permetteranno di riappropriarsi di se stessa dopo la perdita di suo marito, ma anche del suo tanto amato lavoro. Al termine del libro il cambiamento subito dalla protagonista è inconfutabile, ben delineato e chiaro, grazie anche ad una scrittura pacata, referenziale, anche però in grado di trasmettere emozioni talmente forti da farti star male, in grado di comunicarti in modo diretto e senza veli l’estrema angoscia e la sofferenza che traspaiono dalle pagine.

Non posso dire che è stata una lettura semplice. Sono una persona molto sensibile e sento particolarmente questo tipo di situazioni poiché nella mia vita ho incontrato molte donne private della loro metà e ho visto con i miei occhi la pesante affiliazione che le avvolge come un sudario, cosa che mi ha sempre provocato un cieco terrore di perdere la mia, di metà. La trasparenza con cui sono riportati i pensieri, in modo sincero e decisamente introspettivo dimostra la profonda immersione psicologica realizzata dalla scrittrice che ci illustra i comportamenti, spesso contrastanti, che persegue una persona che soffre davvero; la capacità dell’autrice di rappresentare tutto questo, in un modo che non ritenevo nemmeno possibile, mi ha veramente stupito e la scrittura nel far ciò è pregevole e ben curata, lodevole. Inoltre sono significativi gli eventi che portano la protagonista a strappare il suo sudario e a respirare nuovamente a pieni polmoni la vita, a riprendersela, nonostante debba convivere con l’onnipresente ricordo della perdita.

Consiglio questo libro a chi non ha paura di guardare in faccia chi prova un tale dolore, per apprendere come una vita che sembra persa possa risollevarsi su ali leggere di libellula, nonostante le difficoltà che si trovano durante il volo.

Voto:3.75/5

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