Esistono ferite che il tempo non guarisce, ma che trasforma in una forma superiore di consapevolezza, dove i confini tra chi resta e chi se n’è andato svaniscono del tutto. Con la sua caratteristica scrittura ipnotica e poetica, il Premio Nobel Jon Fosse ci regala con Lei è Ales un’opera di straordinaria intensità emotiva, ambientata in un Nord immobile e dominato dagli elementi. La storia si concentra su Signe, una donna immobile davanti alla finestra di una casa affacciata su un mare imperscrutabile e minaccioso. Suo marito Asle è uscito in barca un giorno di molti anni prima e non ha mai fatto ritorno. Da quell’istante, l’esistenza di Signe si è cristallizzata in un’attesa assoluta, uno spazio mentale ed emotivo dove le leggi del tempo si frantumano. In questo limbo, il presente si fonde indissolubilmente con il ricordo: le parole non dette, i gesti minimi del passato e le ombre di chi non c’è più riaffiorano per popolare una solitudine che si fa quasi tangibile. Fosse esplora il dolore della perdita e la persistenza dell’amore attraverso una prosa squisitamente musicale, strutturata come il movimento incessante delle onde che tornano a infrangersi sempre sullo stesso scoglio, modificandolo impercettibilmente a ogni passaggio. Lei è Ales si rivela così non soltanto il racconto di un’assenza, ma una meditazione profonda e universale sulla forza della memoria, un viaggio nei territori più intimi della coscienza dove i desideri e i ricordi riescono a sconfiggere persino la morte.
