Dalla penna di uno dei più grandi maestri della letteratura contemporanea nasce un’opera intima e potente, capace di scalare immediatamente le classifiche e diventare il libro più venduto nel genere biografico e di autofiction. In “Kolchoz”, Emmanuel Carrère prende le mosse da un tenero rito d’infanzia – quel “fare kolchoz” che consisteva nel dormire tutti insieme nel lettone paterno – per raccontare l’ultimo, struggente vegliare dei figli attorno al letto di morte della madre, la celebre storica Hélène Zourabichvili. Tradotto magistralmente da Francesco Bergamasco, il libro si trasforma in un formidabile romanzo familiare che attraversa le tormentate vicende delle origini russe e georgiane della sua famiglia. Carrère non nasconde le ombre, le asprezze e la determinazione di una donna che, da umile emigrata, è diventata segretaria perpetua dell’Académie française, e le tributa l’omaggio più grande che uno scrittore possa fare: trasformarla in uno strepitoso e indimenticabile personaggio letterario, in un perfetto equilibrio tra amore filiale e spietata onestà narrativa.
