Che cos’è l’intersezionalità? In che modo il cinema, negli anni, ha affrontato questo tema e l’ha utilizzata come sguardo, come lente e come strumento d’indagine per comprendere e raccontare la realtà effettuale?
Il libro si propone di rispondere a queste domande attraversando opere e personalità che hanno dato voce a diverse tematiche, incentrando la narrazione sull’intersezionalità. Attraverso quest’opera l’autrice mostra come il cinema possa diventare spazio politico, megafono delle conflittualità sociali e, al tempo stesso, luogo di liberazione, in cui le identità si incontrano, si scontrano e si ridefiniscono per affermarsi.
Titolo: L’intersezionalità al cinema
Autore: Francesca Pili
Editore: Catartica edizioni
Genere: Saggio
Data pubblicazione: 28 Novembre 2025
Voto: 3/5
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Recensione
Bentrovati a tutti, lettori! Oggi sono felice di parlarvi di una collaborazione inaspettata nata con la casa editrice Catartica Edizioni per il saggio “L’intersezionalità al cinema” di Francesca Pili.
L’autrice, originaria della Sardegna e da sempre appassionata di cinema, arte e politica, sceglie la scrittura come mezzo d’elezione per esprimere il proprio impegno civile. La sua è una “vita militante”, che si traduce sia nell’attivismo diretto nei luoghi di lotta, sia nella collaborazione con testate come Il Manifesto Sardo. Questa sua sensibilità poliedrica emerge chiaramente nel libro, di cui ha curato personalmente anche la copertina, confermando come per lei l’arte sia uno strumento maieutico e catartico per raccontare la sua realtà.
Il saggio esplora il concetto di intersezionalità attraverso la lente del cinema, analizzando come la settima arte sia stata capace di interpretare e raccontare la complessità del reale. L’autrice delinea un percorso in cui il grande schermo si trasforma in uno spazio politico e di liberazione: un “megafono” per le tensioni sociali dove le identità possono confrontarsi e autodeterminarsi.
L’intersezionalità è una lente interpretativa che ci permette di capire come le diverse componenti dell’identità umana non agiscano in modo isolato, ma si intreccino creando forme uniche. Immaginando la società come un incrocio stradale, l’intersezionalità analizza cosa accade quando più discriminazioni si scontrano nello stesso punto: l’esperienza di una persona non è la semplice somma dei suoi tratti, ma un vissuto specifico e complesso.
Nel contesto filmico trattato dal libro, questa teoria trasforma il cinema in uno strumento d’indagine profondo, capace di mostrare come i personaggi non lottino contro un unico ostacolo, ma si muovano dentro una rete di conflitti sociali.
Il saggio propone una filmografia variegata, che spazia da classici come Born in Flames a titoli recenti come The Substance, includendo il celebre Il diritto di contare. L’autrice sceglie deliberatamente di inserire numerose opere extra-occidentali, ma come lei stessa specificato, si tratta di una selezione mirata che segue una linea politica molto netta, orientandosi esclusivamente su pellicole filo-palestinesi.
A mio avviso, questa scelta delinea una prospettiva che, per quanto dichiarata, finisce per togliere risonanza e ampiezza al testo. Credo che il volume avrebbe tratto grande giovamento dall’inclusione di almeno un’opera della controparte israeliana. Integrare narrazioni diametralmente opposte avrebbe permesso di dare voce a tutti, offrendo un’analisi intersezionale davvero completa e sfaccettata, capace di abbracciare la complessità del reale.
Sebbene alcuni passaggi appaiano meno approfonditi di altri, il volume resta una buona guida editoriale e un punto di partenza iniziale per chiunque voglia esplorare il legame tra cinema e conflitti identitari.
In conclusione, il saggio nasce da un’intuizione editoriale estremamente valida per il panorama critico attuale. Proprio per la forza del tema trattato, l’augurio è che l’autrice possa in futuro espandere ulteriormente questa ricerca, dando vita a una versione ancora più strutturata e completa. Un simile approfondimento permetterebbe di colmare le lacune nell’analisi di alcuni titoli e di accogliere una pluralità di punti di vista ancora più vasta. Voto 3/5

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