Notte di luna con Van Gogh e altri incontri intimi nella storia dell’arte #RaffaellaArpiani | Capitolo 7

Ben tornati a tutti lettori, oggi torno a scrivere per parlarvi nuovamente del libro di Raffaella Arpiani, edito Feltrinelli, “Notte di luna con Van Gogh e altri incontri intimi nella storia dell’arte”. Questa volta soffermandoci sul capitolo 7 del testo.


In vista di San Valentino, ribellarsi per amore di felicità.
Filippo Lippi, Madonna con Bambino e due angeli, detta Lippina, 1460-65

Cercare la felicità e provare a realizzarsi in una relazione che ci migliora



Come facciamo a riconoscere se una storia d’amore è di valore? Gli spunti di riflessione sull’argomento ci vengono inaspettatamente proposti da un celebre e meraviglioso dipinto di genere sacro (!) di Filippo Lippi.
Se i manuali di storia dell’arte raccontassero le biografie degli artisti svelandoci come hanno vissuto e come si sono influenzati l’un l’altro, risulterebbero appassionanti come romanzi e c terrebbero incollati alle opere che hanno prodotto, come fossero puntate di serie TV. Non penseremmo mai, ad esempio, che la protagonista di una storia d’amore proibita, destinata a generare enorme scandalo, possa nascondersi addirittura nel volto della Vergine Maria, la creatura divina, innocente e pura per eccellenza.


Se siamo convinti che la relazione sentimentale più celebre e tormentata di tutti i tempi sia quella tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, è solo perché ancora non conosciamo quella tra Filippo Lippi e Lucrezia Buti, che della Vergine del dipinto del Lippi potrebbe essere stata la modella.
Questa volta non si tratta semplicemente del fatto che le famiglie dei due innamorati siano contrarie alla loro unione, come nel più classico dei drammi shakespeariani, ma nel senso che appartengono alla ben più allargata e regolamentata famiglia di sacra romana Chiesa: sono un monaco e una monaca. E hanno una differenza d’età di circa 30 anni.


Immaginiamo lo scandalo esploso quando i due si innamorano e fuggono insieme dal convento in cui vivono, lui pittore affermato cinquantenne, lei bellissima suorina poco più che ventenne. Dietro la loro storia, però, se ne scorgono molte altre, che di solito restano anonime.


Perché se le bambine più povere finiscono in monastero, lì devono restare, in silenzio. Le altre, d classi più agiate, hanno invece il privilegio di starsene recluse in casa, sigillate nella loro bolla astratta in attesa che la famiglia trovi loro un marito estraneo, pronto a rinchiuderle nuovamente in un’altra casa, senza poter vedere mai nessuno, senza rivestire un ruolo sociale, o poter coltivare una passione reale che non sia svilita come un passatempo frivolo. Perché non sono quasi mai esistite artiste, scrittrici o musiciste donne? Non è ovviamente questione di talento. A parte rarissime eccezioni, le donne dipingono o suonano uno strumento musicale, ma solo per accrescere la loro grazia e rendersi amabili come future spose e madri, non certamente per mettersi in gioco e cambiare il sistema e le regole, come ci si aspetta che abbiano il coraggio di fare gli uomini. Anche per loro il silenzio è d’obbligo: una brava ragazza del passato tace sempre.


Ecco perché la fuga dal monastero di Lucrezia innescata dall’innamoramento per il Lippi si trasforma in un formidabile esempio di autodeterminazione quasi impensabile a quei tempi e talvolta difficile da attuare ancora oggi.


Ogni volta che un amore ci spinge a compiere un’azione destinata a farci sentire meglio, ogni volta che il/la compagno/a tifa per noi, ci porta a migliorarci, ad affrontare le paure e a lavorare per raggiungere degli obiettivi che da soli riterremmo inarrivabili, è un grande, un ottimo amore. Al di là dell’eventuale epilogo, dei suoi difetti, o della sua durata. Prendiamo nota!

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