Intervista a Eleonora Catini: “Il mio romanzo d’esordio ‘Tsukaito’ è un omaggio viscerale al Sol Levante”

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Il fascino magnetico del Giappone storico incontra la forza dei legami indissolubili in “Tsukaito”, il sorprendente romanzo d’esordio di Eleonora Catini, pubblicato con Be Strong Edizioni. Ambientata nel suggestivo e rigoroso Settecento nipponico, l’opera si distingue per un audace equilibrio stilistico capace di alternare la crudezza cinematografica dei combattimenti all’intima delicatezza dei sentimenti e dei ricordi. In questa intervista esclusiva, Eleonora Catini ci accompagna alla scoperta della genesi del libro, rivelando da dove nasce la sua profonda passione per il Sol Levante, quali rituali e colonne sonore hanno accompagnato la scrittura, e svelandoci in anteprima assoluta i dettagli del suo prossimo e ambizioso progetto letterario.

Tsukaito è il tuo romanzo d’esordio ed è ambientato nel Giappone del Settecento. Da dove nasce questa forte passione per il Sol Levante e qual è stata la primissima scintilla che ti ha spinto a scrivere questa storia?

Onestamente parlando la nascita della mia passione verso il Giappone non è legata a un singolo episodio scatenante, ma è un percorso iniziato da bambina. Come per molti della mia generazione tutto è iniziato grazie alle serie animate giapponesi, un appuntamento fisso che ha educato il mio sguardo a un immaginario visivo e a una visione del mondo completamente diversi dai nostri. Con il passare degli anni, crescendo, quella curiosità è maturata in una ricerca più consapevole. Mi sono lasciata affascinare dalla storia del paese, dai grandi maestri del cinema, dalle tradizioni e dalla musica, dalle leggende popolari e le serie televisive. È un paese in cui mi riconosco profondamente e che è diventato una seconda casa. Custodisco da tempo dentro di me tre storie importanti e molto diverse fra loro che sento l’urgenza di narrare; tre piccole scintille. Tsukaito è la prima a venire alla luce, e vuole essere un profondo omaggio alla mia famiglia e al paese che più amo.

Il libro unisce scene d’azione crude e cinematografiche a momenti poetici, intimi e nostalgici. Quanto è stato difficile trovare questo equilibrio stilistico tra la violenza delle lame e la delicatezza dei sentimenti?

Non è stato affatto difficile trovare il giusto equilibrio nell’alternare la violenza del presente, e la dolcezza nei flashback dell’infanzia di Mizuki. Ancor prima di iniziare a scrivere il romanzo avevo già ben chiaro in mente l’intera struttura della storia, di conseguenza, questo equilibrio si è rivelato in modo fluido e naturale. La vera sfida per me è stata riportare in parole i combattimenti, sia corpo a corpo che con le armi. Fin da subito ho voluto che ogni dettaglio nel romanzo, ogni singolo dettaglio, fosse storicamente accurato, il che ha richiesto un’immersione totale nelle tecniche marziali dell’epoca. Ammetto che questo mi ha estenuata mentalmente e ha rallentato la stesura del romanzo; però, non appena arrivavo al momento sentimentale della scena che stavo per scrivere, ovvero la parte che più prediligo e che sento mia, ritrovavo l’energia per continuare.

Come si sviluppa la tua giornata tipo quando scrivi? Hai dei piccoli rituali, come ascoltare una playlist particolare (magari di musica tradizionale giapponese o colonne sonore) o scrivere in determinati momenti della giornata?

Lavorando tutto il giorno e tutta la settimana nell’azienda di famiglia, il tempo da dedicare alla scrittura è purtroppo molto limitato. Scrivo unicamente durante il fine settimana, quando posso finalmente disporre di più tempo libero. Per immergermi nella scrittura ho necessariamente bisogno di avere la mente sgombra da ogni pensiero e dagli impegni quotidiani. Quello che sto per dire può suonare strano, ma il mio rituale è tutto fisico; una volta che ho inizio a scrivere la storia in un determinato luogo non posso cambiare postazione, devo trovarmi esattamente nella mia solita posizione, è solo in quell’assetto abituale che riesco a riprendere il filo della storia. Inoltre, scrivo quasi sempre con il sottofondo di una playlist creata appositamente per la storia che sto raccontando. Nel caso di Tsukaito, mi sono affidata alle voci delle mie due cantanti giapponesi preferite, Meiko Kaji e Hako Yamasaki, insieme all’inimitabile compositore e pianista Ryūichi Sakamoto. (Consiglio di cuore la scoperta e l’ascolto.)

Trattandosi della tua prima opera pubblicata con Be Strong Edizioni, qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare durante la stesura o il processo di editing?

Non ci sono state sfide critiche. Avevo una visione molto chiara di dove volessi arrivare, quindi l’editing ha semplicemente confermato la solidità del progetto iniziale, rendendo l’intero processo piacevole e privo di intoppi.

Quali sono gli autori o le autrici (sia italiani che internazionali) che hanno influenzato maggiormente il tuo stile di scrittura e il tuo modo di raccontare le storie?

Dalla mia infanzia fino ad oggi ho attraversato diverse fasi di lettura esplorando ogni genere, questo mi ha permesso di conoscere stili di scrittura e autori diversi. Volendo o non volendo credo di aver assorbito un qualcosa da tutti loro. Se però dovessi indicare l’influenza più significativa, con cui ho sentito una connessione profonda e di cui sento un’affinità inspiegabile citerei Yukio Mishima.

Cosa speri che rimanga nel cuore dei lettori una volta chiusa l’ultima pagina di Tsukaito?

Vorrei che Tsukaito fosse un’esperienza di pura rievocazione. Spero che possa rievocare nei lettori ricordi che credevamo perduti, e riportare in superficie il legame con le persone amate, sia quelle che abbiamo perso per sempre, sia quelle che fanno ancora parte della nostra vita o quelle che la vita semplicemente ha allontanato.

Dopo questo brillante esordio, stai già lavorando a una nuova storia? Rimarremo sempre tra le atmosfere del Giappone storico o hai voglia di metterti alla prova con altri generi e ambientazioni?

Come accennato sopra oltre a Tsukaito custodisco da tempo dentro di me altre due storie importanti che sento l’urgenza di narrare. Attualmente sono al lavoro sulla seconda, un romance LGBTQ+ ambientato negli Stati Uniti, tra il South Carolina e la Georgia. Al centro della storia c’è il legame profondo tra due migliori amici poco più che ventenni, un rapporto che evolve verso territori inesplorati. Attraverso le loro vite esploro temi complessi e attuali come l’omofobia, l’inquietudine per il futuro e la scoperta di una sessualità diversa. Da lettrice di romance, il mio intento è spogliare il genere dai suoi cliché più consolidati, per offrire un ritratto crudo e profondamente realistico, proprio come piace a me. Cambia naturalmente lo stile di scrittura essendo ambientato ai giorni nostri, ma non cambierà la mia impronta. Per non farmi mancare nulla ho deciso di complicarmi la vita (perché se non è così non sono io), ho scelto una struttura a incastro; la vicenda principale si intreccia con i testi scritti da uno dei protagonisti, essendo un appassionato segreto di scrittura; quindi, sarà una storia nella storia, due percorsi apparentemente paralleli che finiranno per convergere in un’unica direzione, culminando in un finale inimmaginabile e indimenticabile.

Con “Tsukaito”, Eleonora Catini non ci regala solo un accurato affresco storico, ma un’esperienza di pura rievocazione emotiva che tocca le corde più intime della memoria e degli affetti perduti o lontani. L’onestà intellettuale, la dedizione al dettaglio e la limpida visione narrativa emerse in questa chiacchierata confermano il talento di una voce esordiente da seguire con estrema attenzione. Se la forza delle lame e la poesia dell’anima vi hanno incuriosito, non vi resta che lasciarvi cullare dalle atmosfere di questo viaggio indimenticabile e scoprire una storia che, una volta chiusa l’ultima pagina, continuerà a risuonare a lungo nel vostro cuore.

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