Recensione “David Golder” di Irène Némirovsky 

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David Golder nel nome rivela l’essenza della sua vita: niente al mondo lo interessa se non riguarda il denaro; fare soldi, conservarli, investirli, guadagnare a tutti i costi è ciò che conta. Ricchissimo e potente uomo d’affari ebreo d’origini russe, è talmente cinico e avido che arriva al punto di causare il suicidio del socio Marcus, suo collaboratore da ventisei anni. La moglie Gloria e la figlia Joyce sono come lui, e gli stanno accanto solo perché è una fonte di ricchezza. Cinismo, freddezza, rapporti umani basati sulle leggi dell’utile, del do ut des: è il mondo di cui questo romanzo rappresenta una terribile, lucida e inappellabile condanna.

Titolo: David Golder
Autore: Irène Némirovsky 
Editore: Newton Compton
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 2 Settembre 2021
Voto: 4-/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 7,90€


Recensione

Ben tornati lettori, come alcuni di voi sapranno, un paio di anni fa ho comprato l’edizione integrale con tutti i romanzi di Irène Némirovsky e ogni tanto torno a parlavi di uno di loro. In questo caso ho letto David Golder, di cui da poco la Newton ha fatto anche un’edizione singola oltre all’edizione presente nella versione I Mammut Gold che io possiedo.

Versione con tutti i romanzi dell’autrice -> 9,90€

David Golder è stato pubblicato nel 1929, l’anno della grande depressione e del crollo di Wall Street. Esso è il romanzo che in poche settimane assicura all’autrice il tributo della critica e un enorme successo di pubblico. L’editore Bernard Grasset a cui il manoscritto giunge anonimo, per identificarne l’autore, arriverò a mettere un annuncio sui giornali. Nessuno avrebbe potuto immaginare che a scrivere quel testo fosse stata una donna di appena ventitré anni, appartenente all’alta borghesia degli émigrés ebrei fuggiti dalla “Russica Bolscevica”.

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David pensa di riscattare le sue umili origini con il guadagno. Penso che con esso sia garantita anche la felicità e la serenità. Ma ormai giunto alla fine, capirà quanto si sia in realtà sbagliato. La moglie Gloria avara e acida nei suoi confronti, l’ha sempre usato per i soldi e con essi ha sempre mantenuto anche i suoi numerosi amanti. La figlia Joyce dal canto suo, con un esempio di donna tale al suo fianco non ha potuto né saputo fare di meglio e usa il suo Daddy allo stesso scopo della madre. Ma tra le due è la seconda per cui David avrà il cuore debole fino alla fine.

La vera protagonista della vicenda è però l’amara solitudine colma di tristezza che culla l’uomo verso la propria fine. Un romanzo tanto triste quanto breve, non adatto ad essere letto nell’ultimo giorno dell’anno come ho fatto io, ma che consiglio agli appassionati di Irène Némirovsky, che con questo romanzo dimostra quanto anche in gioventù fosse dotata di trasmettere con la propria penna una tale profondità d’animo e di sentimenti.

Voto 4-/5


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