Recensione: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino | Christiane F.

Berlino, anni Settanta, quartiere dormitorio di Gropiusstadt. Christiane F. ha dodici anni, un padre violento e una madre spesso fuori casa. Inizia a fumare hashish e a prendere Lsd, efedrina e mandrax. A quattordici anni per la prima volta si fa di eroina e comincia a prostituirsi. È l’inizio di una discesa nel gorgo della droga da cui risalirà faticosamente dopo due anni. La sua storia, raccontata ai due giornalisti del settimanale “Stern” Kai Hermann e Horst Rieck, è diventata un caso esemplare, una denuncia dell’indifferenza della nostra società verso un dramma sempre attuale. Una testimonianza cruda, la fotografia di un’epoca. Postfazione di Vittorino Andreoli.

Titolo: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
Autore: Christiane F
Editore: Rizzoli
Genere: Narrativa
Data pubblicazione: 26 Febbraio 2014
Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 11€ | Ebook -> 7,99€

Recensione

Hey readers,

oggi vi porto un libro che ho letto qualche estate fa sdraiata su una spiaggia, ma a cui sono immensamente affezionata, che mi ha colpita infinitamente.

“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” è un romanzo autobiografico che ripercorre la storia di Christian F. in una Berlino diversa da quella che conosciamo oggi: riversa nel degrado, dilaniata dalla povertà e infestata dalle droghe più disparate. La nostra narratrice racconta di come sia caduta nella spirale della droga e ci sia ricaduta più volte. Christian si approccia inizialmente alle droghe leggere, che conosce attraverso un giro di brutte compagnie, e che piano piano si tramutano in sostanze sempre più pesanti, costose e dilanianti per il suo organismo. I tentativi di disintossicarsi sono molteplici e costellati da dolori atroci, ma si concludono con continue e disperate ricadute. Condizionata da queste dipendenze la portano a dedicarsi alle azioni più disparate, costringendola a compiere innumerevoli reati, dal furto alla prostituzione anche solo per una mezza dose.

I fatti sono narrati in maniera così cruda e tremenda da essere difficili anche solo da leggere ed è raccapricciante immaginare come questa donna possa aver affrontato davvero quello che ho letto tra le righe di questo libro.

Come sicuramente saprete questo libro ha rappresentato un fenomeno sociale considerevole: ha aperto gli occhi su quanto la droga e la prostituzione minorile fossero dilaganti, per non parlare dello sguardo che ha dato su Berlino, in un periodo in cui era una città da dimenticare.

Il personaggio di Christine è un antieroe, un soggetto con cui il lettore non riesce a non empatizzare, nonostante lei stessa continui costantemente a farsi del male in ogni modo risucchiata dalla sua spirale distruttiva.

Un personaggio che mi è rimasto in mente è stata l’amica Kessi, mi ha sempre fatta riflettere come la madre sia riuscita a salvarla e, di conseguenza, come un comportamento più attendo dei genitori della protagonista l’avrebbe potuta alleggerire di moltissime sofferenze.

5/5

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. penso che questo libro sia uno dei miei preferiti e sicuramente quello che mi ha aperto di più gli occhi su ciò che la droga può causare.. quello che viene raccontato è da pelle d’oca e il film non è da meno, dovrebbero inserirlo nelle letture da fare alle superiori perchè possa aprire gli occhi ai ragazzi.

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  2. Recensione molto interessante, se ti va visita il mio sito che tratta di racconti gay 🙂

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  3. bell’articolo, visita il mio blog se ti va 🙂

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    1. Muaty ha detto:

      Grazie del commento 😄

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  4. Hai ragione quando dici che i fatti raccontano una storia raccapricciante, ho letto anche io il libro e visto il film che, se possibile, é anche piú difficile da guardare per quanto angoscia nello spettatore riesce a creare (in lingua originale consigliato solo a chi non facilmente impressionabile). La storia va contestualizzata come spaccato di quello che poteva accadere in una realtá piú fortunata, Berlino Ovest, in tempi dove la città era ancora divisa e piú libera, le droghe giravano e i ragazzi della periferia attorno ad essa ne subivano il fascino diventandone poi dipendenti, in una città apparentemente senza controlli e “vivace”. Zoologischer Garten ed alcune zone limitrofe erano aree che si prestavano allo squallore vissuto e raccontato nel libro.

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  5. eleonorabergonti ha detto:

    Ho letto sia il libro che visto il film ed entrambi sono davvero un pugno allo stomaco per quello che raccontano. Andrebbe fatto leggere ai ragazzi perché leggendo quello che la protagonista ha vissuto diventerà un incentivo a non cadere nel mondo della droga.

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  6. filorossoArt ha detto:

    ho letto quel libro molti anni fa- A Berlino come ad Amsterdam ne ho visti impazzire molti fino alla distruzione totale. Gli spacciatori erano in gran parte italiani. Quasi nessuno è uscito da quel tunnel.

    Piace a 1 persona

Rispondi a leonardoparsifal331 Cancella risposta

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