Recensione “La notte dell’acqua alta” di Sebastiano Martini

A Venezia, la sera del 12 novembre 2019, un forte vento dall’Adriatico causa un’alluvione che la Laguna non ricordava da decenni. L’avvocato Max Falconeri è lì, assediato dai debiti, con una storia d’amore a un bivio, e ventimila euro in contanti nella tasca del blazer. Passeggia inquieto tra le calli deserte sperando che quella notte sia aperto almeno il casinò, mentre l’acqua alta, salendo lungo i pantaloni di velluto, è già arrivata all’orlo dell’elegante cappotto di loden indossato per la notte di tutta una vita.

Titolo: La notte dell’acqua alta

Autore: Sebastiano Martini

Editore: Edizioni Ensemble

Genere: Narrativa contemporanea

Data pubblicazione: 21 luglio 2020

Voto: 4,5/5

Classificazione: 4.5 su 5.

Cartaceo -> 12€


Recensione:

Il secondo romanzo di Sebastiano Martini conferma le aspettative che ci eravamo fatti con la sua prima prova, “Covadonga”, pubblicata nel 2019. Questa volta l’azione si sposta dalla bollente isola tropicale di Cuba a una Venezia autunnale, che vive l’esperienza drammatica di un’alluvione tra le peggiori che la città abbia mai conosciuto, in uno scenario spettrale di calli e ponti deserti, sui quali incombe continuamente la minaccia dell’acqua, eterno complice/nemico della laguna. In questo ambiente carico di tensione, l’autore ci accompagna per mano presentandoci personaggi disposti a tutto pur di cambiare la propria vita, che non esitano a rischiare tutto per una giocata che può trasformare la monotonia della propria quotidianità. In pochissime pagine, appena 80, Martini riesce a costruire una trama fitta e intricata, che tiene il lettore con il fiato sospeso per qualche ora, facendogli vivere le emozioni forti e impetuose del suo protagonista, l’avvocato Max Falconeri, facendolo immedesimare nelle sue scelte irreversibili, nel suo scommettere tutto, qui e ora, senza pensare alle conseguenze: un romanzo breve che si legge tutto d’un fiato e lascia esterrefatti per la sua sintesi e concisione e a un tempo il suo ritmo e la capacità di catturare l’attenzione del lettore in un crescendo di emozioni ed impressioni.

Trascinava a fatica le gambe nell’acqua, osservando la sua città, ferita e violata dall’impeto della natura. La marea cresceva senza soluzione di continuità, insensibile, distaccata e indifferente alle vite dei veneziani, alle sofferenze e ai sogni degli esseri umani.

Il linguaggio è molto ben dosato e lo scrittore sa spezzare sapientemente la narrazione con inserti musicali, testi di canzoni, che arricchiscono il testo e non appaiono in alcun modo una forzatura. Mentre ascoltiamo le note di Chet Baker o Paolo Conte, assistiamo alla caduta negli inferi del protagonista, coinvolto in una spirale di rischio e follia, il tutto mentre l’acqua continua a salire e le strade sono sempre meno praticabili, fino all’epilogo, che in un modo o nell’altro ristabilisce un nuovo equilibrio.

Consiglio a tutti la lettura di questo libro, ideale per una di queste serate invernali fredde, seduti su un comodo divano o sdraiati nel letto, prima di dormire, magari davanti al crepitìo del fuoco nel camino, mentre fuori il gelo della notte sembra fornire il naturale accompagnamento alle vicende. Buona lettura a tutti!

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