Recensione “Se avessi avuto gli occhi neri” di Gianfranco Sorge

Può il colore degli occhi incidere sulla vita di una persona, condizionandola? A seguito di un tentato suicidio, Stella finisce ricoverata in psichiatria e da lì prende le mosse il racconto della sua sofferta esistenza. Costretta a subire il matrimonio con Sebastiano, un uomo potente che non ama, tenterà di ottenere il proprio riscatto attraverso i figli. Santa, la primogenita, riuscirà a crearsi una vita indipendente. Carmelo avrà invece un’esistenza tormentata fin dalla nascita, quando il padre lo rifiuta perché non ha gli occhi neri come i veri “masculi siciliani”. Se avessi avuto gli occhi neri è anche un affresco della Sicilia dai primi del Novecento a oggi, che esplora la condizione delle donne siciliane, l’evolversi della famiglia, i mutamenti della società. Un viaggio alla ricerca di identità negate, della propria verità e del difficile percorso per accettarsi ed essere accettati. Una saga familiare dall’imprevedibile finale.

Titolo: Se avessi avuto gli occhi neri

Autore: Gianfranco Sorge

Editore: goWare

Genere: Narrativa

Data pubblicazione: 22 ottobre 2020

Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.


Cartaceo -> 14,99€ | Ebook -> 6,99€

Recensione

Il passato non è nulla, finché i ricordi non si risvegliano e ci trascinano con loro in un vortice di emozioni. E’ stata la prima cosa che ho pensato dopo aver letto questo meraviglioso romanzo. E’ una vecchina di nome Stella ad iniziare il racconto della sua storia, dall’infanzia al presente, passando poi il testimone al figlio Carmelo. E’ una storia triste quella di Stella e Carmelo: assoggettati da sempre al volere del marito e padre/padrone Sebastiano, “u capu famigghia”, verso cui rispetto ed ubbidienza erano un obbligo fino ai primi decenni del ‘900 siciliano. In famiglia infatti, l’unica ad essersi sottratta all’arroganza paterna è Santuzza, detta Suza, la sorella maggiore di Carmelo. Ma la vera artefice del finale imprevedibile è Aurelia, la figlia di Suza: una ragazza semplice e senza alcun pregiudizio nei confronti dei membri della sua famiglia, che in alcun modo si permette di giudicarli, nonostante le loro complicatissime storie.

Ma oltre ad essere un’avvincente saga familiare, il romanzo affronta temi importantissimi in modo delicato ma profondo allo stesso tempo. Innanzitutto ci permette di riflettere su quella che fossero le condizioni di una donna nella Sicilia dell’entroterra fino agli anni ’60 circa, e delle differenze abissali tra le ragazzine dei paesi di montagna come Troina e delle grandi città di Catania. Le prime infatti dovevano ancora sottostare al volere di padri e mariti e spesso dovevano rinunciare ai loro sogni per diventare mogli e madri, come nel caso di Stella; alle seconde invece era permesso studiare ed essere indipendenti, tanto da potersi permettere di dare il “tu” ai genitori, una cosa veramente scandalosa per l’epoca.

Un’altra serie di tematiche riguarda invece la psicologia e la psichiatria, e a questo punto è doveroso ringraziare l’autore, nonché psichiatra, Gianfranco Sorge per il modo in cui queste tematiche vengono trattate. Traspare dal romanzo una conoscenza approfondita e attenta di argomenti forti come il tentato suicidio, l’accettazione del proprio corpo, il disturbo dell’identità di genere o disforia di genere, i rapporti disfunzionali con i propri genitori; ma questi argomenti non vengono trattati con supponenza: non è il dottore a parlare, ma sono due persone comuni, con tutto il loro bagaglio di dolore e sofferenza, a raccontarci la loro storia con dolcezza, come se stessero parlando ad un bambino.

Questo modo semplice ma mai banale di raccontare la vita di questa famiglia siciliana suscita la completa partecipazione emotiva del lettore, che si sente coinvolto nella vita dei protagonisti; il libro si legge tutto d’un fiato, e personalmente avrei voluto leggerne qualche pagina in più.

Da psicologa e da siciliana, ho apprezzato moltissimo questo libro, soprattutto per aver trattato temi così difficile. Perchè l’omosessualità, la disforia di genere, le donne maltrattate, tutto ciò è sempre esistito e da sempre ha arrecato dolore; ma un tempo non si poteva far altro che nascondersi o fuggire, perchè era una vergogna, uno scandalo, ” ‘na ruvina”. Mi auguro che storie come queste possano essere d’ispirazione per molti, per chi non riesce ad accettare se stesso ma soprattutto per chi non riesce ad accettare gli altri, coraggiosi, che compiono scelte coraggiose.

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