Recensione: Se questo è un uomo | P. Levi

Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo nel 1947”. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo.

Titolo: Se questo è un uomo

Autore: Primo Levi

Editore: Einaudi

Genere: Saggio – Autobiografia

Data pubblicazione: 27 Gennaio 2014

Voto: 5/5

Classificazione: 5 su 5.

Cartaceo -> 12€ | Ebook -> 6,99€


Recensione

Hey readers,

oggi vi porto un libro che mi ha toccata ed emozionata nel profondo, una classica lettura scolastica che ho scelto di affrontare da sola documentandomi tramite le sue stesse pagine ed imparando moltissimo.

“Se questo è un uomo” è l’autobiografia in cui Primo Levi racconta il suo trascorso nei campi di prigionia nazisti. Ripercorriamo il suo viaggio sin dall’inizio: come è stato catturato, in quale campo “provvisorio (in Italia)” ha soggiornato prima di essere effettivamente trasferito al lagher e il tragitto in treno. Una volta entrato i capitoli sono un’analisi cronologica di tutti i vari aspetti che compongono questo luogo infernale: parla del lavoro, del cibo, dei compagni. Lascia trasparire sin da subito la grande conoscenza in merito (un esempio lampante sono le numerose volte in cui in basandosi sul numero di un prigioniero riesce a dare molte informazioni su quest’ultimo). Primo con lo scorrere delle pagine ricopre tutti i ruoli che può avere un internato (dà le sue impressioni da “ultimo arrivato” e successivamente viene considerato un anziano – un tratto particolare è sicuramente il fatto che, in qualunque momento, manifesti una grandissima rassegnazione a una fine che considera certa). Spiega a pieno come si possano portare gli uomini a perdere la propria dignità e la propria umanità (precisando rari casi in cui questi non vengono spezzati dalle atrocità naziste), analizza tutto con un occhio molto freddo, privo di speranza, come se, a distanza di anni, ancora fosse convinto di non essersi salvato e di avere una fine già decisa. Sono rari ma molto commoventi gli episodi di umanità descritti. Il libro si conclude con la liberazione del campo e col racconto di come, per una serie di “fortunati” eventi, il nostro narratore sia riuscito a salvarsi.

Parto col dirvi che per me è stata una lettura da dieci, per intenderci una di quelle rare volte in cui non ci sono difetti o, quantomeno, sono totalmente offuscati dal grandissimo contenuto di queste poche pagine. L’autore ha uno stile di scrittura sublime: distaccato, ma tremendamente coinvolgente, a tratti ipnotico.

I capitoli sono tendenzialmente brevi e suddividono il libro in macro tematiche; tra i più belli (secondo me) troviamo sicuramente quelli del finale che riesce ad essere quasi più straziante di tutto il resto, nonostante si possa considerare positivo (in quanto Primo si salva).

Si tratta di pagine molto molto dense di informazioni che riescono a far trasparire le emozioni di chi scrive come se le stesse vivendo in quel momento.

Ho letto molti libri che parlano delle persecuzioni nazifasciste, ma, ad oggi, questo rimane il mio preferito perché, oltre a fatti storici molto importanti che tutti dovremmo conoscere e ricordare bene, è incorniciato da una stesura sublime e dettagliata che mi ha fatta innamorare e piangere moltissimo.

5/5

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