Recensione “Kafka sulla spiaggia” di Haruki MURAKAMI

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell’incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l’affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l’androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. “Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell’assurdo”.

Titolo: Kafka sulla spiaggia
Autore: MURAKAMI
Genere: Narrativa
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 28 Maggio 2013
Voto 4/5

Classificazione: 4 su 5.

Cartaceo -> 15€ | Ebook -> 7,99€


Recensione

Tamura, un quindicenne che scappa da casa. Inizia così il romanzo, quindi, verosimilmente, credi che affronterai una storia sull’eterno conflitto adolescenziale tra genitori e figli.
Prosegui, la scrittura è meravigliosa, fluida, avvolgente, non fai alcuna fatica ad andare avanti; ti accorgi abbastanza presto che non è lo scontro generazionale il tema del racconto, c’è qualcosa di diverso e di strano, non metti bene a fuoco, comprendi che non è una storia convenzionale, mentre scorre veloce e spuntano personaggi – reali ? – senza un apparente perché, in luoghi e in spazi temporali completamente diversi tra loro.
Ecco quindi Nakata, omino che parla con i gatti, il bibliotecario Oshima, la signora Saeki matura ma ancora attraente, il camionista Hoshino, Johnnie Walker, il colonnello Sanders.
La storia prosegue in maniera sconclusionata, tra vicende estreme e scenari a volte orridi e disgustosi, sembra esserci un legame tra Tamura e Nakata e vai verso la fine con ansia perché vuoi sapere…

Non so definire il genere di questo romanzo. Fantascienza, surrealismo, fantasy, tragedia, thriller. Secondo me ognuna di queste definizioni potrebbe appartenergli.
L’unico punto fermo a cui mi sono aggrappata per proseguire è stato la scrittura di Murakami che è magica quando descrive scene cruente o racconta amplessi amorosi o i suoni e i fruscii della foresta, altro “personaggio” del racconto.
Ha un inizio – Tamura che scappa – e una fine – Tamura che torna – ma in realtà è come se non avesse inizio e fine e tutte le domande e le congetture che mi sono fatta andando avanti nella lettura, non hanno avuto alcuna risposta, lasciandomi un senso di delusione e di irrisolto.
Ma come è possibile che un romanzo così ben scritto non abbia alcun senso? Me lo sono chiesta per ore e poi mi sono data una risposta: La vita è sogno.

Cos’è la vita? Un’illusione,
Un’ombra, una finzione,
e il bene maggiore non è che un’inezia:
perché tutta la vita non è altro che un sogno,
e i sogni, non sono altro che sogni.
Pedro Calderón de la Barca

Voto:4/5

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