Recensione "Madame Bovary" di Gustave Flaubert

La storia della signora Bovary, una povera adultera malata di sogni impossibili, che scende la scala della sua degradazione fino al suicidio, è, scriveva Garboli, solo in apparenza la storia di una vita mancata: dominata dalla fatalità, dotata di una cieca e meccanica articolazione, Emma Bovary è piuttosto il ritratto statico, marmoreo, della mancanza della vita. L’introduzione di questa edizione è a cura dello psicanalista Roberto Speziale Bagliacca che concentra la sua attenzione sulla figura di Charles Bovary, che appare un “masochista morale di alto lignaggio che, con un sadismo perfettamente camuffato, contribuisce in maniera determinante al suicidio di Emma”.

Titolo: Madame Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Editore:  Feltrinelli
Genere: Classici
Data di pubblicazione: Febbraio 2014 [15^ Edizione]
Voto: 4.5/5
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 Recensione

“Madame Bovary” di Gustave Flaubert è un classico della letteratura occidentale, uno di quei libri letti, studiati, amati, riletti, da generazioni di uomini e donne.

Pubblicato nel 1856, e subito diventato oggetto di scandalo, narra la storia di Emma Rouault, figlia di un agiato proprietario terriero, andata sposa a Charles Bovary, un mediocre medico di campagna appena rimasto vedovo. Emma è una giovane graziosa, raffinata, intelligente, che ha letto molti romanzi, sa suonare il piano ed è stata educata in un collegio di suore, tuttavia è sempre inquieta e insoddisfatta, provando una profonda frustrazione per non avere la possibilità di cambiare nulla . Il suo deperimento fisico spinge il marito a trasferirsi da Tostes a Yonville-l’Abbaye, dove Emma partorisce la figlia Berthe. A Yonville è sentimentalmente attratta, ricambiata, dal giovane Lèon, che però si trasferisce a Rouen senza dichiararle il suo amore. Emma corteggiata da un ricco proprietario terriero della zona, Rodolphe, si innamora e intraprende una tempestosa relazione. Abbandonata da Rodolphe, incontra casualmente Lèon a Rouen , con cui dà avvio a una relazione appassionata. Ma anche questa volta il rapporto termina drammaticamente. Sommersa dai debiti che aveva contratto con l’acquisto compulsivo di oggetti inutili, sopraffatta dal castello di menzogne e raggiri che aveva costruito alle spalle dell’innamoratissimo marito, Emma si uccide.

Nel fondo della sua anima, Emma aspettava che qualche cosa accadesse. Come i marinai in pericolo, volgeva gli occhi disperata sulla solitudine della sua vita e cercava, lontano, una vela bianca tra le brume dell’orizzonte. Non sapeva che cosa l’aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, su quale riva l’avrebbe portata, né sapeva se sarebbe stata una scialuppa o un vascello a tre ponti, carico di angosce o pieno di felicità fino ai bordi.

Chi è Emma Bovary? Al di là della celebre frase pronunciata dallo stesso Flaubert “Madame Bovary c’est moi”, Emma è l’eroina e la proiezione ideale di tutte le donne della piccola borghesia, letterate abbastanza da vivere di fantasie. Ma al cospetto di un esercito e di generazioni di fanciulle e giovani donne che leggono romanzi e non ci pensano più una volta finita la lettura, la debolezza di Emma risiede nella sua incapacità di scindere la fantasia dalla realtà, proiettando se stessa in un mondo favoloso e inesistente fatto di cavalieri coraggiosi, principi senza macchia, dame bellissime, amori appassionati, ricchezza e lusso. Il fatto che “Madame Bovary” sia diventato un classico, dice molto su quanto Emma sia attuale, su quanto il suo vuoto interiore sia così riconoscibile.

Emma è capricciosa e teatrale in tutte le sue manifestazioni emotive: ama adorando, manifesta la fede solo con il fuoco del misticismo, avvicina a sé la figlia solo in rarissimi momenti di tenerezza, brevi, intensi e passionali anch’essi, vissuti davanti a un pubblico, per poi allontanarla; vive una vita decorosa, ma lei sogna una esistenza lussuosa come quella che ha sfiorato al castello della Vaubyessard. Non c’è una via di mezzo nei suoi sentimenti, tanto che pure la sua morte è come portata su un proscenio; eppure, anche in quel momento, viene disillusa: lei che aveva immaginato di scivolare gradatamente nel gelo dell’ultimo istante, muore tra atroci dolori, vomito, e le infinite chiacchiere dell’onnipresente farmacista Homais.

Attorno a Emma un variegato gruppo di personaggi, comprimari o meno, dei quali nessuno sospetta la grande tragedia emotiva che lei vive, e che la affiancano con i loro caratteri più o meno solidi, con la vita contadina, con l’accettazione cristiana del tempo che scorre e che bisogna vivere senza grilli per la testa. Come Charles Bovary, suo marito, buono, ingenuo, dall’intelletto semplice, che gioisce delle piccole cose quotidiane e tangibili, innamoratissimo della moglie proprio perché la valuta superiore a lui in tutto e si reputa estremamente felice che lei gli si sia donata. Emma invece lo disprezza profondamente, perché Charles è la dimostrazione di come lei non desidera vivere.

“Madame Bovary” non è un romanzo facile. Il suo narrare le vicende in tono lento e molto descrittivo può mettere alla prova, istigando ad interrompere la lettura o a saltare interi paragrafi. Eppure, questa lentezza è necessaria per meglio immergersi in quel senso di vuoto di emozioni percepito da Emma, in quella vita contadina priva di accadimenti, nella semplicità del carattere di Charles, e nella morte, addirittura, di quest’ultimo, avvenuta un pomeriggio mentre è seduto su una panchina.

Voto: 4,5 Sarebbe perfetto se a volte la lentezza narrativa non lasciasse il posto a vere lungaggini.


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Un commento Aggiungi il tuo

  1. eleonorabergonti ha detto:

    Ho letto questo libro, davvero bello. 👍

    Piace a 1 persona

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